Vanni Santoni.
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I fratelli Michelangelo.
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Parte 3.
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2019. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 6.
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VITA E OPERE DI CRISTIANA MICHELANGELO.
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Com' andata?
Dai, Franci.
Dai cosa? Scusa se mi interesso. Scusa se ti ho passato il contatto e tutto.
Non vedi che faccia ho?
Male?
Senti. Sono arrivata l.
Quartiere?
Belgravia, quasi Chelsea.
Non male. Anche se i ricchi ormai si stanno spostando a West Brompton... Casa?
Seria. Interni bianchi, cucina ipermoderna di quelle col blocco centrale, finestroni, mobili antichi...
Lui?
Inglese, rubizzo.
Inoffensivo?
Come fai a dirlo...
E tu?
Io niente, entro, cordialit, ma quello si spoglia subito... Via messaggio, ti ricordi, aveva parlato di farsi sculacciare...
Cos', voleva che gli facessi una sega?
Niente seghe. Voleva i calci nel culo, e anche delle calcagnate, sai, coi tacchi.
Allora?
Allora glieli ho dati, proprio come voleva, ma poi mi ha chiesto di infilargli un seltzer nel culo. Non ce l'ho fatta.
Come!
Non lo so, mi sono immaginata che gli venivano fuori le budella, o tutta una schiuma merdosa, mi sono resa conto che avevo davanti un uomo di sessant'anni con la pancia e i calzini l carponi in mezzo a un salotto, e non so...
Ho capito. Te la sei fatta sotto.
Ma che ne so, Franci. Era una roba mostruosa. L in tacchi e lingerie, tutta truccata, con questa bottiglia di seltz enorme, sai di quelle cromate, in mano.
E te ne sei andata.
Che dovevo fare?
Boris chieder conto a me. Cosa gli dico?
Di' quello che ti pare. Che non mi va pi di farlo.
Qua non duri, Kristeva. Non dicevi di voler finire almeno quel progetto, portare a casa qualcosa? Sai che la Rebaljati espone alla TATE?
Ma va'.
Prossimo novembre. Insieme ad altri, per insomma.
Quelle statuine infami?! L'ha raccomandata Adele?
Non credo abbia un simile potere. Guarda che i suoi lavori non sono male. Tutto quel discorso sulle terre rare... Tra l'altro non capisco perch hai mollato...
Te l'ho detto, non ce la posso fare.
Non intendevo la cosa di oggi. Dicevo quel progetto l, con le parole. Te ne avevo anche trovata una.
S? Quale?
Viraha.  hindi. Sarebbe la sensazione di incompletezza che si prova a stare lontani dalla persona amata, combinata con la fissazione ottimistica per l'estasi di quando la si ritrover.
Non male.
Vero?
Comunque non l'ho mollato.  che per ora ho solo mezzo concept. E il titolo.
Che ?
Ijirashii. In giapponese sarebbe la soddisfazione che si prova quando l'underdog, lo sfavorito, ce la fa. Come sottotitolo pensavo a Feelings you couldn't name, ma che posso farci con quelle parole? Le ho pensate tutte, pannelli, video...
Tele?
Troppo Ruscha.
O Wool.
Eh.
Ma scusa, tu non incidevi? Quella volta in accademia ci mettesti tutte a cuccia.
No, no.
Potresti... potresti fare un libro! Uno di quei libri-oggetto. Coso, l, Paul McCarthy, le fa 'ste cose.
Tom McCarthy? Tom McCarthy scrive dei romanzi. Sai quante ne ho trovate finora di quelle parole? Quarantatr. Veramente buone, una trentina. Per un libro sono poche, per un'installazione sarebbero anche troppe. Ma mi vengono solo approcci banali, voci di dizionario in nero, sul muro, in Helvetica o in qualche altro font che poi  come dire non-Helvetica... Nah.
Metterle in scena?
Non ho mai lavorato con gli attori. Cio, una volta s, ma erano pi modelle, non dovevano fare granch... Ma non  quello il punto, Franci. Il punto  che non ho mai lavorato neanche con le parole.
Com'era quella che mi avevi detto... Quella giapponese... Una cosa tipo sensazione di abbandono in condizioni di perfetta sicurezza''.
Amae?
Bellissima. Solo su quella una potrebbe costruirci un progetto.
Fai pure.
Guarda che lo faccio.
Tranquilla. Mi tengo solo la matutolypea.
Cos'?
Quando la prima cosa che fai quando ti svegli  bestemmiare.
Si comincia sempre da un punto zero, no? Un campo vuoto, uno spazio bianco oppure uno schermo nero, come quello di chi ha spento perch, davvero, non sa pi da che parte farsi. Quanti ne ho avuti, poi, di inizi? Se ne ho mai avuto uno, e non  stato solo un cadere, cadere, cadere... Cadere da Firenze a Parigi, da Parigi a Berlino, da Berlino a Londra, cadere, ora, da Londra, e dove? A Vallombrosa, anzi al Saltino. Se ci andassi. Pi regressione di cos... Patti Rebaljati alla TATE... Io veramente... Avessi almeno della mudita: sarei felice per lei. Invece niente: solo Schadenfreunde, e sono io che la suscito negli altri. Dicono che sia difficile sfondare: sicuro, ma riprendersi dopo essere stati bruciati  molto, molto peggio. Se poi ero davvero passata, se quel quarto d'ora tra FIAC, personale a Milano e menzione su Frieze voleva davvero dire qualcosa...
L sul tavolo, la lettera e il bando mi guardano. Il foglio bianco, di carta da stampante, su cui il babbo ha scritto le sue stronzate a matita, quello scrive sempre a matita, anche le cose importanti, con le sue matite Staedtler, tanto che quando gli capitava di dover firmare un documento, e quindi di dover prendere una penna, sbuffava e torceva la bocca come la vittima di un'ingiustizia: a volte, negli ultimi anni in cui visse con noi, sbraitava, Perch in questa casa non c' mai una penna che funziona!, e la mamma che gli diceva che era lui a non essere pi capace nemmeno di tenere in ordine una scrivania... Loro, che si reputavano gente di alto sentire, a bisticciare sulle peggio scemenze... L'A4 bianco, l, con la scrittura misto corsivo e stampatello del babbo, e accanto quello azzurrino con l'intestazione del Palais de Tokyo...
HOW TO APPLY FOR 2007-2008 SESSION
We ask the candidates to send an application both printed on A4 paper + a PDF version on a digital support, with the following items :
1/ The specific proposal. Candidates are asked, in addition to their portfolio, to make an artistic proposal based on the theme of this year : Identity.
2 / The filled in application form along with a cover letter explaining your interest in this program, a resume (CV), a photocopy of your ID or passport, two identity pictures.
3/ A portfolio including: 20 reproductions of work (with description of the pieces) and/or a CD (maximum 10 minutes), a compilation of video work (maximum 15 minutes mini DV or DVD), website link etc.
 Deadline : June 30th, 2007 (as attested by date on postmark)
 Preselection : consultation of the files on July 6th/7th/8th, 2007
 Selection : oral interview with the jury on July the 15th and 16th, 2007
Each of the selected artists will receive a monthly study grant of 1000...
Per carit, Identity  la classica parola a cui si pu adattare qualunque cosa, e tuttavia non portare il progetto delle parole  follia, a parte quanto si lega al tema, virandolo sull'identit culturale, anzi multiculturale, roba da mandare un curatore in una broda di giuggiole, chi ha mai tempo di inventarsi qualcosa di nuovo in cos poco tempo? O forse  follia anche portare le parole, devo solo pescare qualcosa di valido dalle mie vecchie opere, toglierlo dal portfolio e fingere che sia ancora solo un'idea... Nah, devo portarle, ci ho rimuginato cos tanto... Ijirashii - feelings you couldn't name oppure anche, pi pop, you didn't know you had... Eppure, eppure... Si pu davvero vincere un bando cos difficile con qualcosa in cui non si crede pienamente? Torschlusspanik: ecco un sentimento che so di avere, panico da deadline. Ma non solo, no. C' anche della ?????, sordo dolore, vaga agitazione per il desiderio di qualcosa che non c' e non si sa cosa sia, solo che la mia agitazone non  vaga... Qua non duri, dice la Franci. Ma anche Adele non ci  andata leggera, qualche giorno fa:
 difficile trovare una buona galleria, per una come te.
Come me?
Con un percorso come il tuo. Troppo atipico.
Troppo off, dice la Franci girando il cucchiaino nel caff.
Ma le opere...
Le opere!, esclama Adele, e guarda la Franci, che, pi pietosa, si mette a spippolare sul telefono. Se si parla di entrare, di passare, contano l'accademia da cui vieni, le residenze che ottieni, i premi che vinci, la galleria che ti rappresenta.
Proprio nell'arte!, vorrei dire. Ma non lo dico, perch lo so bene quanto si tratti di un ambiente in cui le entit che creano valore sono le stesse che poi quel valore comprano e vendono, che lo trasformano in denaro... Lo so benissimo, e per sentirmelo dire  sempre pesante.
E mentre ripenso a quel dopocena di due giorni fa, proprio mentre penso alle gallerie, ecco, roba da farti credere d'un tratto alla sincronicit junghiana, se non fosse che di questi tempi alle gallerie ci penso sempre, mi accorgo che nel cellulare c' una chiamata persa: Esm galleria Scala-Falier. Sussulto, ovvio. Prima nella lista comunque di pregio, ma ero stata indecisa se metterla ultima in quella top. Seconda, quindi, tra quelle di Venezia. C' poco da pianificare, c' solo da richiamare.
Pronto...
Ciao Kristeva! Anzi, Cristiana! Ho letto sul tuo MySpace che in quella collettiva a Berlino hai firmato cos, sbaglio?
(Senti che entusiasmo. Dolce, soffuso, gaio. Affabile, gioiosa. Pare di vedere uno smiley materializzarsi nell'aria.)
Ciao Esm. S, quel nome l'ho... mollato, s. Era legato a percorsi che...
Grazie di avermi richiamata :) senti, ci sarebbe una cosa...
La serie delle api?
(Perch mi sbottono subito? Perch non riesco pi a stare calma? Be', quella le avevo mostrato. Un anno fa, ma insomma...)
Come? Ah, quello, no, quello  interessante, molto interessante anzi. Ma magari ne parliamo poi.  proprio una cosa nuova, che...
Vuoi che faccia una cosa nuova? Un intervento?
Avrai visto il Corriere ieri.
No, sono a Londra...
Ti credevo a Berlino.
Da sei mesi sono qua.
Bene, bene. Pi opportunit. In ogni caso, ieri in cultura c'era questa intervista... Antonio Michelangelo  tuo padre, no?
No, dai.
Non  cos?
Uh, s... s,  mio... padre.
Ecco. In sintesi, gli ho chiesto di esporre una serie delle sue incisioni con noi, ci far anche una cosa nuova ad hoc, e sarebbe bello, penso che sarebbe bello, anche in un'ottica storica, di controstoria diciamo, dare poi un seguito a questa cosa, portarle in qualche ambiente particolare, metterle in comunicazione, in dialogo, con un contemporaneo come, non so, Cecchini, oppure magari un giovane-giovane, che so, Braida o Fuffolini ma di lei pi le sculture, oppure la Delcroi, la conosci no? Fa base a Londra anche lei...
La ascolto ma le parole mi ballano intorno, come se non fosse possibile assimilarle, una volta uscite dal telefono.
Quella su cui ci siamo accordati  una serie mai esposta prima, Le Virt, deve essere esplosiva: quelle cristiane, quelle, non so, ind, mi pare, e poi quelle di un videogioco. Nell'89! Notevole, no? Davvero notevole. Le aveva donate a un'abbazia, che per non le ha mai esposte... Che personaggio! Poi questo fatto che si  ritirato in campagna, che  diventato una specie di guru! Bellissimo. Cos lo abbiamo convinto a tirarle fuori e quindi, niente, pensavo che sarebbe una bella cosa se potessi scrivere due righe... La prefazione no, quella la farebbe - praticamente ho gi la disponibilit - Bonami, mica uvetta, neh? L'idea  quasi sua, diciamo,  uscita cos, a cena da Zirri. Ci cade lo sguardo su una della serie Alberi & arbusti che Zirri ha l in soggiorno, salta fuori che anche noi due avevamo un penchant per l'altro Michelangelo, ma chi Merisi? No, Antonio! Le risate... Cos l'ho bloccato subito, gli ho detto Ok Francesco ma allora mi fai due righe, giuraaa! Ma tu, magari in chiusura, ecco, una mezza pagina in chiusura di catalogo, l'infanzia, eh? Qualcosa sull'infanzia, il grosso della produzione  degli Ottanta, sbaglio? Pensavo una cosa tipo Crescere con l'ultimo uomo universale, anzi! UUU: crescere con l'Ultimo Uomo Universale, bello no?
Lascio il telefono sul tavolo senza spegnerlo, quella parla, poi comincia a dire Cristiana, Cristiana, ma ci sei? Io sono appoggiata alla credenza della cucina, la testa come in una spuma di N2O ma senza niente di esilarante, sarebbe stato da andarle a far fuori la vetrina, da andare a Venezia e spaccargliela e spruzzargliela di cazzi e svastiche... Stencilarle la vetrina spaccata con silhouette di merde fumanti... Ci manca solo di farmi passare avanti da Antonio Michelangelo. Da un dilettante! Provo... Cosa provo? Abhiman, certo, dolore e rabbia quando qualcuno da cui ci aspettiamo un trattamento benevolo ci fa del male, ma anche litost, tormento, vergogna e volont di rivalsa in un colpo solo. Se Londra mi regala questo, allora era meglio Berlino, non esce fuori niente lo stesso ma almeno spendi poco e non sei circondata da gente che svolta. Oddio, Liza svoltare ha svoltato... In realt, di Berlino, su tutto, mi manca lo spirito che avevo addosso quando ci andai. Il senso di possibilit: di futuro. Ora tutto stringe come un imbuto, come in quella storia dei chicchi di riso sulla scacchiera, ma all'inverso, qui da infinite che erano le possibilit hanno fatto presto a diventare trentadue, sedici, otto, quattro, due, una, e indietro non si torna... Certo, tornare a Berlino sarebbe bello, ma solo perch  sempre bello arrivarci, respirare quell'aria...
Dell'arrivo a Berlino mi piaceva quel lungo corridoio che c' a Schnefeld e che conduce direttamente alla S-Bahn, stenti a credere che invece di autobus privati o tass a tariffa gonfiata vi sia subito la metro, pensi cose tipo Ah la civilt, vedi qui altroch, dunque l'Europa  cos, mentre la S-Bahn, che a volte puoi anche prendere dal lato sbagliato e quindi prima di arrivare al nodo che ti dirotter dove devi andare ti fai mezzo Ring, ti culla e placa a forza di scorci tutti sterminati, nella cornice dei sedili a mlange arancio, bianco, nero e blu, una nazione di daltonici che crede di seguire una propria idea di bello e lo fa con tale convinzione da renderlo verosimile... Mi piace meno atterrare a Tegel, nell'esagono che suggerisce accessibilit e comfort, e ti porta invece ad aspettare un autobus sempre affollato - ma sempre di linea, quello almeno s. Bello sarebbe arrivare a Tempelhof, direttamente al nostro hangar, vedere avvicinarsi l'asfalto mentre Liza e gli altri mi salutano alla distanza, atterrarci su un aliante o su un enorme aereo di carta, di quelli del libro degli aerei di carta che avevamo al Saltino, che facevamo col babbo e lanciavamo al pratone di Vallombrosa, che sembrava immenso, proprio come mi  sembrato immenso, e da adulta, Tempelhof la prima volta che l'ho visto... Magari il DC-3 con la sua coda da airone, anche se il preferito mio e di Rudra era il Saab Viggen, il pi difficile da fare con le quattro ali, le grandi dietro e le piccole sul becco - l'unico che richiedesse, quasi in un'alzata di mani dell'autore del volume, anche un punto di spillatrice. Atterrare l tra l'erba e gli aquiloni e le piccole feste dub del pomeriggio, tra i ciclisti e i windskater, scendere e salutarli come fratelli e camminare felice, col vento ancora in poppa, verso Neuklln, la nuova Kreuzberg che era la nuova Friedrichshain che era la nuova Prenzlauer Berg che era la nuova Mitte, cullati, l davvero s, da un senso di tempo eterno, senza chiedersi se la nuova Neuklln esister, se sia gi stata stabilita, n quanti passaggi e aumenti degli affitti ha ancora in serbo Berlino prima di alzare a sua volta le mani e concedere di essere irrimediabilmente cambiata, davvero e per sempre stavolta, curioso anche solo parlare in questi termini di qualcosa che di cambiare non ha mai smesso. E ci preoccupiamo di questo, come se Neuklln non fosse ancora un luogo dove le sale slot turche si alternano agli ingrossi di birre, dove i localetti alternativi stanno ancora solo cominciando a prendere il controllo, dove ancora i ristorantini etnici per coppie gi benestanti non illuminano le strade di arancio (il messicano) o viola (l'indiano) o bianco (il vietnamita, ma anche l'italiano), e mi ricordo seduta su uno dei tavoli da ping pong di Bhmischer Platz, in attesa di questa Claudia, anzi Klaudia, la mia padrona di casa o meglio la persona che mi subaffitta, fatti vedere Klaudia, su, oppure non arrivare mai, lasciami qui in questa sera non fredda in questo quartiere ancora incorrotto di una citt che davvero d l'idea che ancora possano succedervi cose, che ancora vi si possano tracciare strade, che anch'io nonostante la batosta di Parigi possa avere un bel futuro, lasciami su questo cemento per giorni o anche secoli, dopo tante visite a Berlino ora anch'io sono qui per restare, se arriveranno dei giocatori di ping pong mi sposter su quella specie di panchina artigianale e pian piano diventer una presenza nota, Neuklln mi cambier intorno, come in un timelapse, in cinque, dieci, quindici anni la guarder diventare tutt'altro, non una faccia di allora permarr se non quella magari del tipo del negozio di piante, con la piccola icona di zio Ho che si intravvede dal vetro mal pulito, o forse in realt sar il primo a smuovere il culo dopo aver sfruttato ancora per un poco il quartiere diventato chic, a tornarsene a Hanoi con un po' di soldi e mettere su un autonoleggio o un hotel per i suoi figli, mentre arriveranno addirittura le boutique e i grandi marchi, oppure una crisi ultimativa che si rimanger tutto e riporter qui generazioni nuove di immigrati, ondate dimenticate di eroina, vociare di bande e milizie...
Kristiana?
Voce tedesca; volto che, senza il taglio di capelli moderno e la tinta nero-blu, diresti gotico: occhi taglienti, sorriso con un po' di gengiva visibile, naso dritto e a picco, mani lievemente pi vascolarizzate e spesse del normale: artigiana, barista, lavapiatti?
Klaudia?
E certo che  lei, e infatti mi porta a casa, sfoggia pure un discreto italiano, ha studiato, spiega, a Perugia, stava con un italiano, anche lui un artista, Forse lo conosci, dice mentre dividiamo una birra in una cucina-sala da pranzo che reca tutte le stimmate di quelle da studenti ma in cui qualcuno, forse lei stessa, ha iniziato a cercare di portare un minimo di pulizia, di senso delle cose, magari per portarne un po' dentro di s...
Bozo Winnicott, lo conosci?
Bozo...?
Winnicott. Si chiama cos il mio ex ragazzo. Cio,  il suo... Come si dice...
Pseudonimo? Mi pare di averlo sentito...
E non sto mentendo, davvero l'ho sentito. Non nei circuiti dell'arte, certo, n l'ho letto su qualche rivista, ma potrebbe essere qualcuno che mi segue su MySpace, con cui forse ci seguiamo a vicenda, magari mi  passato sotto il naso il flyer di qualche collettiva in qualche galleria ignobile... Fatto sta che Klaudia, sebbene con un velo lontano di tristezza, quella s, gotica, si illumina, come se dicendo questo le avessi confermato che non aveva buttato, quanti...
Sai, siamo stati insieme quattro anni.
... quattro anni, ecco, della sua vita, che non era completamente un cialtrone, questo Winnicott, che aveva almeno intrecciato sensi e intenti con un artista, che poi, Bozo Winnicott...
Lui lavora molto con i materiali.
(come se Kristeva M. fosse meno ridicolo. No, dai.  meno ridicolo. Anche perch magari Bozo Winnicott un cognome eccessivo, da nascondere, non ce l'ha...)
Ah s? Che materiali?
Plexiglas. Vetro anche. Poi bakelit...
Bachelite?
S. Ma soprattutto plexiglas. Tu purtroppo non avrai molto spazio qui per lavorare, eh?
Mi sta intimando di non usare gli spazi comuni? No, sembra candida, sta cercando di fare, ecco, della semplice empatia: solo, alla tedesca.
Ah ma quello non  un problema, vedi, in questa prima fase voglio capire la situazione qua, conoscere un po' di gente... Stasera voglio andare a beccare una ragazza che faceva l'Accademia con me... Poi io faccio cose un po' particolari...
Tutti dicono che fanno cose un po' particolari.
Oh, cos' questa frecciata? No, aspetta. Non  per me.  solo altra goffaggine tedesca. Forse c' pure del risentimento per Bozo, l...
Eh, hai ragione. Che clich... Quello che volevo dire  che ultimamente uso proprio materiali strani, che neanche si tengono a casa... E gi che ci siamo, mangiamo anche, io e Klaudia, ch sono le diciannove e per lei  ben l'ora di cena, e mi offro di cucinare ma dice che ha gi preparato un'insalata, e mangiamo in silenzio quell'insalata da cui neanche ha saputo scolare l'acqua, mangiamo l'insalata all'acqua senza dire niente, scambiandoci un sorriso mite ogni tanto. Pi tardi, quando la chiamo perch devo chiederle se ha un convertitore, e alla fine siccome non mi risponde mi tocca bussarle alla porta a vetri della camera e spingerla io stessa quando lei mi dice Entra pure, vedo altre cose di lei, una mutandaccia che si affretta a raccogliere da terra e lanciare sul divano, ma soprattutto un pianoforte, un piano verticale laccato petrolio, tutto pieno di vecchi spartiti e polvere e quaderni essi pure carichi di polvere grigia e tigliosa: era una musicista, dunque. Far anch'io quella fine?
No, non l'ho fatta, posso dire oggi: ma solo perch da Berlino me ne sono andata e qui a Londra si fallisce molto pi velocemente. Non c' tempo di ammuffire quando precipiti. Be', almeno quando ero a Berlino, nel mio discorso ci credevo. Quando andai a beccare Liza, che all'Accademia la conoscevo il giusto, se non per il fatto di essere una delle pi tignose, e la trovai trasfigurata in un personaggio berlinese, gi sul pezzo, in un hangar in affitto tutto pieno di opere e bozzetti, non tutti suoi, Questo  di Pfiffi, questo  di Reepo, mi diceva mentre mi mostrava le varie sezioni, la gatta Jonesy che le camminava tra i piedi scalzi e schizzati di vernici, mi prese bene, non mi intimid, perch in quell'hangar ci entravo ancora a testa alta. L'hangar comune a cui mi unii: a Berlino cercavo spazio per lavorare e subito spazio trovai, cercavo rete e subito rete trovai, mi accolsero, di posto ce n'era tanto l dentro e una persona in pi significava solo pagare un po' di affitto in meno... C'era pure una collettiva in arrivo, e mi inclusero senza troppi discorsi. L'hangar dove sta ancora, oggi, il grosso dei miei lavori e devo pure ringraziare se non me li buttano tra le erbacce visto che non pago la mia parte d'affitto da tre mesi... Quando vidi Liza cos carica, mi caricai anch'io, ebbi davvero l'impressione che l si potesse fare qualcosa di importante, che c'erano ancora il tempo e lo spazio per farlo, fuori da quell'asfittica Parigi... Ma forse, davvero, era solo l'energia che esprimeva lei, bastava ascoltarla per non avere pi l'impressione di brancolare nel buio, di essere una cagna che raspa su porte blindate, e sentirsi invece come lei, una capace di esaltarsi in mezzo a una chiacchierata, di schizzare in piedi dalla sedia o dal cuscino poggiato a terra e dire: Voglio condensare lo straordinario che abbiamo intorno e non vediamo, voglio un'arte noetica, gnostica, mistica! Liza, capace di parlare di performance come rito, di dire che l'opera veramente riuscita non mantiene un monologo sovrano ma impone il dialogo intermittente e invincibile delle resurrezioni, di affermare che se un lavoro piace a pi di una persona su cento va distrutto perch  di certo una merda, che l'arte vera sgorga sempre da una lacerazione, e poi passare di getto al cinismo, al pi pratico e gretto senso delle cose, a classificare a memoria gallerie, premi e residenze, a parlare di capitale relazionale, a propugnare la provocazione fine a se stessa, Gli YBA, sai, gli young british artists, hanno cominciato cos, ma non  che poi non sapessero fare altro... Liza che enumera le fasi di riconoscimento per un'artista, i pari, la critica, il pubblico, il mercato; che preconizza una bolla dell'astrattismo formalista e in generale della pittura in quanto duratura, riconoscibile, adatta all'arredo, rivendibile, una bolla che inevitabilmente scoppier, Liza che si esalta per i collezionisti come Saatchi, per i galleristi come Gagosian, gente che maneggia il danaro come se fosse un'energia, come se fosse mana, shakti, ki... Liza era cos, e mi faceva sentire carica, s, e gi pronta al rilancio, anzi gi rilanciata, se non ancora sull'onda di quanto di buono era accaduto all'inizio del periodo parigino... Di pi: in grado finalmente di acchiappare non tanto il successo ma qualche verit ulteriore, quel senso profondo e malinconico delle cose che mi sembrava, a volte, di conoscere, che in teoria facevo arte per ghermire...
Una volta port in hangar una riproduzione, con tanto di presa per accenderla, di quella spirale al neon di Bruce Nauman con scritto The true artist helps the world by revealing mystic truths. Serio no?, mi fa. Io annuisco e penso che basterebbe ritrovarle, quelle verit, ripenso a quando, da piccola, riuscivo a provare comunione con una scolopendra sotto a un vaso di begonie, a impietosirmi per la solitudine di una presa dietro a un armadio, alla sensibilit che avevo per tutto e che confinai da qualche parte quando apparve Rudra, e forse obliterai quando ebbe quella malattia che quasi ci restava secco, Devi essere forte Cristiana, mi diceva la mamma, e io forte mi sa che non lo diventai, ma di certo quella sensibilit evapor chiss dove... A Berlino io e Liza, e anche gli altri dell'hangar, Reepo, Pfiffi, Schuler, sembravamo pronti a trovarne quante volevamo, di verit, perch c'era verit nelle nostre giornate, perdio sembravamo pronti a conquistare l'Europa e il mondo... Chi l'avrebbe detto che due anni pi tardi mi sarei ritrovata qui, senza prospettive se non quella di tentare un ultimo bando alla cieca e poi rimbalzare in Italia, finendo anzi in considerazioni di gran piccineria, a pensare che forse con quella chiamata del babbo magari ci sarebbe scappato un biglietto aereo gratis, vuoi che venga, almeno pagalo, ecco, potrei fare cos e poi a Vallombrosa non andarci neanche. Conoscere un nuovo fratello di cui non sapevamo niente, che fatica, e che imbarazzo, anche... Oppure no, oppure ammettere di aver sbagliato e tornare a Berlino, di nuovo con la coda fra le gambe, trovarmi un paio di lavoretti e tirare a sopravvivere, inseguendo una svolta che non arriva mai... Piego la lettera, piego il bando, li ficco in una tasca vuota nel quaderno ad anelli del portfolio, meglio uscire, che qua la stanza si  fatta anche pi opprimente del solito.
Io esco. Ciao ragazze.
Non lo prendi il caff?
Mi sono scaldata un avanzo mentre parlavate.
Dove andr mai, la nostra Cristiana, eh Adele?
Anche oggi, dice Adele ficcando un muffin nel microonde,  stata fuori il giorno filato. Borsone e tutto.
La Franci fa finta di non sentire le parole di Adele, per insiste: Ma dov' che vai, Cristiana?
Vado a Dalston.
A Dalston, nientemeno! E che fai a Dalston?
Esco.
Non puoi fare sempre la misteriosa.
Vado solo a farmi un giro, davvero.
Seh, solo un giro. Va' l, Adele, dice che va a fare un giro ma ha pure lo zainetto.
Almeno dentro non ci sono le scarpe col tacco a spillo, dico.
Cosa intendi?, fa la Franci, con un espressione da Non oserai!, mentre Adele la guarda tutta incuriosita.
Che non vado da Boris, dico aprendo la porta, e la lascio l gelata.
Chi  Boris?, chiede subito Adele.
Franci non risponde, mi guarda con odio, s, ho violato un patto di silenzio, e allora? Prendete per il culo me? E io prendo per il culo voi, tie', tanto qui non ci rimango. Prima cosa, bruciare i ponti.
Certo non possono vedere che lo zainetto, ok, non contiene il kit da escort e, ok, contiene il quadernone col portfolio, ma conterr anche le sei Red Stripe che sto per acquistare all'emporio sotto, e che mi bevo nell'arco di una serata come questa. E anche se lo vedessero, non cambierebbe niente: tutto si pu dire di loro ma non che non credano nella figura dell'artista. Mi disprezzano, ma alla figura ci credono. Una curatrice. Un'accademica. Un'artista. Con me il roster della casa  completo. Do valore anche a loro. Il doveroso tributo all'artista, per quanto valutata senza futuro. Da un lato perdigiorno perch non dentro i binari giusti, artista che non ce la pu fare perch non ha una galleria, non ha fatto le residenze, non ha capito come funziona il meccanismo (e neanche sanno che l'Accademia l'ho solo frequentata); dall'altro, comunque, perdigiorno legittima perch artista. Vita di rango esistenziale superiore, coscienza aperta, emozione; anche vizio, volendo: sotto sotto questa linea di pensiero la coltivano, possono - anzi devono - attribuirla pure a me, che esisto cos poco ai loro occhi. Ecco allora l'artista che si fucila una, due, cinque birre vagando per Hackney, per Homerton, Shoreditch, per Dalston... Wanderlust (tedesco): tensione malinconica verso il girovagare senza una meta. L'artista che ricorda quando Shoreditch era figa, quando veniva a trovare, anni prima, i vent'anni che parevano infiniti, tutta la sua rete di amici ora dispersa, non sar che sono arrivata tardi, a Berlino come qua? Forse no, ch anche chi ci viveva quando venivo solo in visita oggi  altrove, se non  tornato in Italia. Dieci anni fa, quei fine anni Novanta londinesi, quando c'erano feste ovunque e buchetti con la techno e la d'n'b anche alla mattina o al primo pomeriggio per chi da quelle feste tornava, e ovunque - s, ovunque, o lo vedevo solo io? - l'arte nell'aria.  possibile che Dalston, oggi, sia figo al pari di quei posti l, ma sia io a non avere pi lo stesso spirito? Forse l'unico momento vero, l'unico momento in cui lo spirito lo avevo, era quando frequentavo da clandestina le lezioni all'Accademia. Fallito a Bologna, lasciata Medicina, tornata ad abitare a casa, fallito di nuovo a Giurisprudenza, sotto sotto gi certa di mollare anche Scienze Politiche, s anche quella rilassata prosecuzione del liceo, eppure c'era solo luce, in quei giorni cos privi di futuro, quando uscivo di casa in bici, svoltavo in via Della Robbia per attraversare i viali sul piazzale Donatello, all'Isola dei Morti, la prendevo lunga fino a entrare in via Capponi e da l, invece di svoltare per andare in via Laura, giravo proprio nella direzione opposta, respiravo il mattino in piazza Santissima Annunziata, ai tempi ricovero dei peggio disastrati, poi giravo allo spuntare di piazza San Marco col suo affastellarsi di autobus, legavo la bici al palo di un cartello all'angolo e mi infilavo in Accademia; all'inizio, dopo i primi stencil, con un po' di pudore, di cautela: mi guardavo intorno, mi soffermavo nel chiostro col telefono in mano, quasi a fingere una chiamata, oppure lo attraversavo ostentando fretta, come nell'imitazione di qualcuno in ritardo per un esame, finch tutti non si abituarono alla mia presenza. Era scontato che fossi una studentessa: chi mai si era sentito interrogare dal portiere o dai colleghi riguardo il suo status? Oggi mi salutavo con qualcuno di nuovo, domani scoprivo di conoscere gli orari delle lezioni, il giorno successivo eccomi a pranzo, in gruppo, con Liza, Maura, a volte pure la Franci, alla Mescita in via degli Alfani o al bar alla Rotonda di piazza Brunelleschi, certo parlavo poco, ero vista come una di quelle strane, ma si capiva che me ne intendevo... Finch un giorno, alla pratica di Disegno per l'incisione, me ne esco con un lavoro su cera molle che, almeno per gli standard di l, aspettava solo la pressa, e improvvisamente la studentessa fasulla diventa la veterana, quella a cui le altre chiedono consiglio, che gi cova progetti... Quello spirito l, era un'illusione? Era dovuto al fatto di non starla facendo veramente, l'Accademia? Ma cosa significa poi fare qualcosa veramente? Ero pi seria l di quanto non lo fossi mai stata in quelle aule mute di Medicina, mentre fuori ribolliva di vita una Bologna che non fu mai del tutto mia... Rispetto ad allora mi  rimasta solo la voglia di uscire da sola, ma tutto il resto, quello che avevo addosso a Parigi, a Berlino, un po' anche quando sono arrivata qua a Londra,  scomparso: non ho pi voglia di mettermi a parlare con la gente, di farmi rimorchiare (figuriamoci - e s che non scopo da Berlino, e non ho un ragazzo dai tempi di Tristano...), di inserirmi nei gruppi (farsi nuovi amici: mi affatica solo il pensiero), di sentire l'energia in giro, finire in un warehouse party a inalare gas dai palloncini o a una festa in casa di chiss chi, esistere almeno un po', nell'arco di una notte... N posso oggi andare in giro col quadernino, o con gli spray: non ho niente da incidere, quindi non ho bozzetti da imbastire; non faccio pi street art se non per gioco, anzi per vizio, il vizio del segno; certo, potrei fare qualche schema, prendere appunti, buttare gi idee per il bando, trovare una quadratura almeno sommaria al progetto delle parole, ripensare il portfolio, ma sarebbe una messinscena, dato che queste cose le faccio a casa o in studio, nello studio che qua a Londra non ho: pensare che tutti i miei lavori sono rimasti l a Tempelhof... Dovrei portarmi la Canon, quello s. Sai mai che esca qualcosa di utile da fotografare, da filmare, non sarebbe male insistere coi video, assecondare gli ultimi segnali davvero incoraggianti che ho avuto... E invece mi porto sei latte da mezzo litro di Red Stripe nello zaino. L'artista  sempre l, il posto frontale del secondo piano di un bus, le zampe distese in avanti e interi giri di quartieri, di circondari, stradoni dritti che tagliano brani marginali di citt, sobborghi su sobborghi con le insegne dipinte sulle cornici di legno dei primi piani, mentre la gente dietro, riflessa nel vetro curvo, in mezzo ai suoi stivali troppo grossi alle sue gambe troppo secche alle sue ginocchia sbucciate, con le croste come quelle di una bambina, sale e scende e sale e scende e qualcuno le si siede dietro e qualcuno la guarda dal riflesso e qualcuno si fa buttare fuori dall'autista che dalla telecamera l'ha visto vomitare. Una volta ho fatto tre giri di questa linea, da Homerton fino a Brixton passando per Dalston e Shoreditch, e di nuovo, e di nuovo, scattando foto, tutte da buttare, ripassando nella mente ipotesi di lavoro, suggestioni, dubbi, rimpianti, nomi di gallerie, di curatori, di artisti, termini tecnici da cacciatori di bandi, da frequentatrici stabili di inaugurazioni, tutto il corollario di palle che ho dovuto introiettare, e quand' poi che  successo, quando  stato che ho cominciato a ragionare cos? Una volta seguivo semplicemente l'opera, facevo quello che dovevo fare come l'acqua scende a valle, o almeno cos mi pareva... S, certo, ci manca solo di cominciare gi a far mito del passato, avreste dovuto vedermi quando combattevo...
Il digitale (la questione del digitale)
la performance, le installazioni
continuare la strada intrapresa o aprirne di nuove
tornare agli insetti, alle incisioni (il bulino lo so pur maneggiare)
se non hai una galleria (una buona galleria), se non fai le residenze (la residenza a Basilea, al Palais de Tokyo, in Qatar!)
il pezzo su Frieze su ArtForum su Flash Art, il Kunstcompass (il mio pezzo, maledetto, su Viceland)
cambiare nome d'arte, passare al nome vero
il premio Savate, il premio della fondazione Victor Pinchuk, l'Emerging Artist, il Turner Prize!
Liza rappresentata da Saatchi Art, Liza che se ne va a New York. La Franci che regge a Londra facendo il mestiere che fa
Nomi, nomi... Davvero quello che siamo, quello che contiamo, dipende cos tanto dai nomi che abbiamo in testa, da quelli che abbiamo in tasca?
La galleria la personale il laboratorio il loft, ho sentito dire che proprio a Brixton c' uno squat che ancora macina, che organizza collettive (ma quando lo sgombereranno? magari domani; e poi, si pu ancora emergere dall'underground? Quanto underground c'era ancora a Berlino, e quanto poco ne emergeva? Di certo non ne sono emersa io); le nuove gallerie di Dalston, le vecchie gallerie di Shoreditch, le vecchissime gallerie di Soho, quelle nuovissime di Walthamstow
Serve un approccio reticolare... rizomatico! Seh, cosa siamo, nel '98?
la condizione umana e la sua rappresentazione; la questione del segno, della parola. Le semantiche della visione
la luce bianca, lo white cube
l'esperienza mistica e la risacca alcolica
Un tizio che sale sul bus, che mi si siede accanto, cosa ti siedi accanto che ci sono duecento posti liberi?
una poetica riconoscibile
Cosa guarda, poi questo. Fossi messa bene, almeno.
Ma che talento nel disegno questa bambina, si vede che  la figlia di un artista (a Rudra toccava il Farai l'ingegnere come tuo babbo?)
l'arte, la storia dell'arte, studiare arte
Quelli del liceo artistico sono tutti sbroccati. Ma tanto tu vuoi andare al classico, no?
Cristiana Michelangelo al liceo classico Michelangelo
Cristiana Michelangelo a Medicina, a Giurisprudenza, a Scienze Politiche
Cristiana Michelangelo all'Accademia, di nascosto, clandestina
Man (Hindi): vocazione o chiamata viscerale e non negoziabile. Sar stato davvero cos, poi? O era solo un'ultima ratio?
La galleria penosa dell'Oltrarno, i disegni a biro della Lollina, quella decorosa di Bologna dove espongono qualche crosta i compari di stencil e graffiti
i formicai con Tristano, l'alluminio fuso; la punta secca su alluminio
... quel feto di alluminio...
le prime foto, i primi video, il workshop alla Ginestra
per fare arte oggi si deve andare nei posti in cui l'arte c'
Perch non chiedi a Tizio, a Caio? Tuo padre li conosce... Mamma, cazzo! Non riesco a chiedere niente a nessuno,  fuori dalle mie capacit. Lo vuoi capire?!
Greng Jai (thailandese): dispiacere nell'accettare l'aiuto di qualcuno nella consapevolezza che gli causeremo sbattimenti.
I soldi da me per li prendi eccome. Non colpevolizzarmi, vuoi? Perch non provi Parigi? Tuo padre ha ancora dei contatti, l
ed ecco Parigi, rue Daguerre, i musei, le gallerie, la FIAC...
ecco Berlino
Londra
finire in Svizzera come Tiglio, venire chiamata a New York come Liza; a Seul, a Hong Kong anzi a Beijing, ormai le fa concorrenza, l s che investono in arte. I nuovi collezionisti cinesi. E quando arriver l'India... La Galleria Continua con sede a Beijing e San Gimignano. Potrei farcelo, un salto, se non a Beijing a San Gimignano, gi che torno. Perch, s: diciamoci pure questo, cosa mi resta qui? Nulla, se non farmi un ultimo giro, due, prima di tornare in Italia o al massimo riparare nuovamente a Berlino, implorare un anticipo di qualche mese sulla stanza e sull'hangar...
L'arte  per chi se la pu permettere...
Certo anche lei... Se non ci fa mai vedere niente, vuol dire che non ha niente. Sbaglio?
Sbagli, stronza, il problema  opposto, ho troppa roba, ho un nome d'arte morto per un articolo scritto quando ero disperata, di fatto  l'occasione per ricominciare dal mio nome vero ma ho poco, pochissimo tempo per scegliere, reinventare, ripartire...
il portfolio, l'archivio, avere qualcosa; fare il portfolio, mostrarlo, l'appuntamento col gallerista (quella faccia sempre di sufficienza); mettere i lavori migliori nel portfolio, avere buone foto nel portfolio; i CD non li guarda nessuno, il catalogo stampato non  aggiornabile, alla fine il quadernone ad anelli  il white cube dei portfol...
gli archivi video, la conservazione dei video nel contesto museale contemporaneo (questione secondaria? pur sempre un contratto alla TATE per Adele, che fa proprio questo)
Tu non hai mai fatto video? S, una volta a Parigi ho anche... Ma in realt tu fai installazioni, no? A volte... Non fai performance, vero? Non farai mica street art? C' una ragazza, credo di Malm, ispirata dall'azionismo viennese che fa delle cose tipo le tue - se ho capito cosa fai, ovvio. Non ci fai mai vedere niente! Ho cercato su Google e... No ma su Google trovi cose mie vecchie... Sembrava body art...
esiste ancora la body art?
un rimando ai CoBrA
mandare dei bambini a devastare una galleria
l'esplosione di un petardo in un museo, di una bomba sul mondo dell'arte, di una bomba nucleare su Londra, Berlino, Parigi, Firenze... Chi aveva scritto che le ombre di Hiroshima sono a tutti gli effetti stampe? Stampe sull'asfalto, esatto, penso mentre scendo dal bus, un po' come questa chiazza di vomito. Piscio dietro a un cassonetto, uh guarda l c' qualcosa di aperto, vedi a volte Dalston...
Piccolo locale, luci blu. Musica... Buh, neanche riconosco pi la musica, che  questa, dubstep? Grime? C' un tavolo libero in fondo, prendiamocelo subito, va'.
Che tormento, poi, essere donna. Fossero solo le meno chance nelle arti, nel lavoro... Un ragazzo che si mette a un tavolino con un quaderno mica attira subito qualche rompipalle. Ma io, con la fortuna che c'ho addosso, posso fare peggio: posso attirarlo pure italiano.
What are you writing?, dice con accento italianissimo, romanissimo, mettendosi a sedere di lato, sporgendo quella faccia nasuta, quella sfumatura alta ai lati del capo, quegli occhi cilestrini e come troppo fissi.
Sto compilando un progetto, rispondo in italiano, fredda, senza neanche lasciare uno spiraglio allo sketch dell'Ah ma sei italiana pure tu. Sai che coincidenza poi, a Londra.
Per cosa?
Per un'opera.
Pe' n'opera d'arte?
Hm hm.
Quindi sei n'artista.
Ancora per un paio di settimane.
Perch, vi smette'?
Al contrario, vorrei continuare.
Ah. Bene, bene. E invece, come hai cominciato?
Eh, come ho cominciato...
(Dove era cominciato tutto? Troppo facile, e anche un po' ingiusto nei confronti di me stessa, dire con le incisioni del babbo. N c'entra quell'incisione della Suite Vollard che ricopiai da piccola da un suo libro - o la ricalcai, a pensarci bene? - facendo scoppiare un caso non per quanto era fatta bene ma perch c'erano delle tette e pure il pelo. E certo non c'entrano nulla i tableaux vivants che realizzammo come progetto di fine liceo, mi buttai in quello solo perch mi piaceva di pi la gente... Probabilmente tutto era cominciato con Kit Williams e Il segreto di Masquerade, quel libro illustrato che conteneva una caccia al tesoro... E con Bosch. E con Velzquez. Due riproduzioni. In realt di quadri, anche veri, in casa ce n'erano molti, ma nulla di buono, forse il babbo non voleva che ci fosse troppa concorrenza alle sue incisioni: erano in effetti tutti quadri ereditati dalla mamma e di cui lui si premurava sempre di sottolineare la scarsa qualit. Quel che conta, quel che cont per me,  che nei fondi, giacch non gli si poteva riconoscere dignit di piano nobile, gi nella stanza-deposito da cui si accedeva al cortile e al laboratorio del babbo, c'era una riproduzione del Giardino delle delizie su legno che la zia Aurelia - cos la mamma chiamava con noi figli quella strana donna simile a una statua romana -, una delle poche volte che venne a trovarci, aveva portato dal Prado, e che compiuti i dodici anni volli in camera mia. Port quella, e una delle Meninas. C'era del banale, forse addirittura del puerile nel comprare proprio le riproduzioni delle opere pi celebri del museo; e tuttavia non c'era niente di banale in quelle folli processioni di gente nuda e frutta e pesci e uccelli colossali, e men che meno in quel senso fortissimo di enigma che si formava in quel gioco di specchi, in quella triangolazione di sguardi e posizioni e rappresentazioni, e trascendeva la messa in scena di infanta, nani e damigelle... Quante ore ho passato, bambina, davanti a quei quadri?)
S, come hai iniziato?
Mah. Ho sempre pensato di aver iniziato tardi. In realt ho imparato a fare le acqueforti a nove anni.
Precoce.
(Do anche relazione a questo scemo. Perch lo faccio? Questo bisogno di esistere in qualche modo agli occhi, almeno, di qualcuno... O forse  solo che sono alticcia...)
No, non ero precoce. Ho imparato come avrebbe imparato una qualunque bambina, aiutando mio padre che le faceva. Sapevo fare le acqueforti, e anche le litografie: non vuol dire che facessi delle belle acqueforti o delle belle litografie.
Xilografie?
Pure le xilografie, certo. Incidevo e stampavo quello che sapevo fare. Gli stessi disegni che pu fare una bimba, ma con tecniche pi complesse dei pastelli o delle cere.
Quindi da l ti  entrato il fuoco.
(Senti questo...)
Nessun fuoco. Quindici anni dopo, per...
L'epifania!
(Chiss se sa quanto  irritante. Se ha gi avuto qualcuno che ha smesso di sopportarlo, che gli ha fatto capire che, guarda, non solo posso fare a meno di te, ma sto meglio senza di te.)
Se la vuoi chiamare cos.
Ors, racconta.
(Ors! Avr imparato a essere proattivo con qualche corso, su qualche manualetto di psicologia applicata?)
Mi invitarono a una mostra.
(Vieni domani alla mostra della Lollina, mi fa Sylvie una sera. All'inaugurazione.
Perch, adesso la Lollina fa cose? Che fa, cosa espone?
Penso dei disegni, sai ha lavorato con quel regista, come si chiama... Ma vieni domani! Dai che passa pure Melusine,  una vita che non la becchiamo, si dice facciamo una cena, facciamo una cena, e poi non la facciamo mai, cos almeno beviamo due bicchieri a scrocco!
E andai, alla Fondazione Studio Baluganti, e c'erano gi Sylvie e Melusine, e un po' di gente di quel giro, quel misto di liceali di buona famiglia - di michelangiolini! - e squatter che costituiva, nei primi anni zero, l'ultimo lampo di vita che Firenze avrebbe visto, pi ovviamente la Lollina, quasi acchittata - non in tiro, non sarebbe stato nel personaggio, ma con una maglietta a righe aderente, quello s, e la gonna che di solito non metteva, e anche la faccia meno scazzata e pi truccata del solito e molti parenti e amici intorno e un fidanzato chiaramente nuovo, uno spagnolo lungo e un poco svampito ma adeguatamente orgoglioso e quasi presentabile, e mentre sua madre col collo di volpe diceva: Del resto la scorsa estate ha lavorato con Milos Forman, il top, che ci vuoi fare, il top del top, iniziavo a sollevare la coscienza dalla gente, dai saluti e dai convenevoli, dai Chi si rivede! e dai bacini con questo e quello, e mi rendevo conto che alle pareti della Fondazione Studio Baluganti erano appesi dei quadretti di cartoncino, una ventina, rettangolari, in effetti si trattava di coperchi di scatole di scarpe appesi a mo' di nicchie, e in mezzo a ciascuno, incorniciato dunque a mo' di cassetta - chiss dove l'aveva visto fare - erano appiccicati dei fogli a quadretti e in ogni foglio stava un disegno a biro di una bruttezza abbacinante, abbacinante... E abbacinante era il modo in cui tutti reggevano la commedia: tutti, giunti a casa o gi dietro l'angolo, avrebbero certamente detto quel che non si poteva non dire rispetto a quei disegnetti puerili di un pitbull, di un uovo al tegamino su cui  stata spenta una sigaretta, di una cassa da rave, di una ragazzina con le calze a righe e il trucco da clown, eppure nessuno l scoppiava a ridere o azzardava una battuta, l'aderenza sociale era piena, si chiacchierava, si lasciava tutto il campo all'artista, ricorrevano a volte le parole Milo Forman, solo Melusine a un certo punto, mentre assieme, ben riempiti per la quarta volta i bicchieri di vino, guardavamo il disegno male abbozzato di una bottiglia di Ricard, sussurr: Boia che cacate, e dovetti trattenermi dall'abbracciarla.)
Andasti a una mostra e...?
Scusa, pensavo. Niente, andai a questa mostra di una ragazza che conoscevo, una che si dava mille arie, e i quadri, cio, ora, quadri... i disegni, ecco, erano orribili. Presente quelli che vanno al museo di arte contemporanea, vedono un Twombly...
Un che?
C'hai pure ragione... Pollock lo conosci, s? Un Pollock, allora, vedono un Pollock e dicono Lo potevo fare anch'io, ecco io una cosa del genere non l'ho mai pensata, anche perch, oh, se potevi farlo perch non l'hai fatto? Ma se il livello era quello, se c'era chi dava spago a una cos...
Potevi fa' bene pure tu.
Esatto. Ma non era un senso di sfida. Non sarebbe bastato: chiunque, con qualche settimana di applicazione, avrebbe potuto fare meglio di quelle cacate. Cio, le acqueforti che facevo da piccola erano meglio (ecco un altro clich: lo poteva fare anche una bambina di nove anni...''). Non mi bastava lo stimolo negativo, no. Ci fu anche...
... lo zampino di un ragazzo?
(Lo zampino! Di un ragazzo! Ma senti questo... Vergenza ajena, Spagna: imbarazzo per qualcun altro.)
Proprio per niente, dico, e quello si raffredda, gli passa la voglia di starmi a sentire, e di certo  passata a me la voglia di dire quello che volevo dire, di parlare della questione del segno, di quella forza profonda - magica, potremmo dire, in senso antropologico - che da chiss quanti anni mi portava a marcare qualunque luogo con scritte o disegnini, a realizzare adesivi e appiccicarli in giro, ma che dico anni, da sempre, se  vero che col trincetto incidevo i banchi gi alle elementari e poi coloravo i solchi con la china... Io non voglio parlare, lui non vuole sentire, e per  troppo sfigato e allo stesso tempo pieno di s per mollare ora. Sta l, aspetta che gli dica qualcosa.
L'unica volta che  successa una cosa che rassomiglia a quel che dici, rispondo,  stato quando un ragazzo con cui stavo anni fa scambi per opere d'arte le mappe che avevo fatto da piccola per un gioco di ruolo.
Ah, ma dici quei giochi in cui ti vesti da elfo e...
Cumpa'!
Nooo Alfre'! Ma che ci fai qua a Londra!
Scusate vi ho interrotto. Piacere, Alfredo.
Cristiana. Non preoccuparti, stavamo parlando cos...
Lei  un'artista, sai.
Uh, fantastico. Ma che fai qua senza bere, cumpa'? Prendiamoci un 7&7, dice l'amico: pi saggio, ha capito che prima lo porta via, meglio  per tutti. E tuttavia lui non ce la fa:
Che te bevi?
Io? (Visto che me lo chiedi...) Un Vodka Greyhound.
Lo va a prendere, il barman glielo prepara abbastanza veloce, me lo porta, sorrido, me lo scolo. Grazie, dico. Lui ci rimane un po' male, forse  Song quello che prova - nell'atollo di Ifaluk, il senso di rabbia quando qualcuno viola i mores non condividendo qualcosa -, ma sotto sotto sa che i mores, almeno quelli che vivaddio stanno cominciando a emergere, li ha gi violati lui venendo a disturbarmi, e allora se ne torna al banco dall'amico, bravo... Le mappe! Dedicavo pi tempo a disegnarle di quanto ne passassi a scrivere le avventure. Il bello di quei giochi per me era anzitutto quello, il senso profondo, l'altro mondo che si nasconde frattale sotto il segno, disegni una montagna ma rappresenta venti chilometri di catena montuosa, erte perigliose in cui pu accadere di tutto, un banale quadratino sulla mappa pu essere Lankhmar o Minas Tirith... L'evoluzione su computer, pure, soddisfaceva quest'attesa: in Ultima V incontravi il segno di un piccolo edificio merlato, un pugno di pixel, digitavi la E del comando Enter ed ecco che ti si distendevano davanti Trinsic, citt dell'Onore, Yew, citt della Giustizia, Skara Brae, consacrata all'Umilt, e cos faceva anche il mio segno incerto, a matita, poi colorato a pastello, infine reso pi perentorio ripassando tutti i confini con la penna a china... era arte? No, perch quelle mappe servivano a giocare. La questione del segno, anche l... Ogni segno un portale, ogni tipo di segno un portale con una diversa destinazione, un diverso effetto. Potrei mettermi a fare mappe... Nah, lo hanno gi fatto in tanti. Boetti, ovvio, ma ce ne sono proprio troppi: Nina Katchadourian, Joyce Kozloff, Jed Martin con le carte Michelin, sicuro anche Emily Talasso ha fatto qualcosa con le mappe... Anche quel ragazzo che ho visto esposto una volta a Berlino, come si chiamava, Rodriguez? Avrei dovuto pensarci prima. Come un po' a tutto... Questo ricordo che adesso fa capolino, in cui i compagni delle elementari mi chiedono labirinti, molto tempo prima della stagione delle mappe, sar vero? Penso di s, perch ricordo pure che qualcuno, pensando che si dicesse l'abirinto mi chiedeva di fargli un abirinto, e non lo correggevo, mi piaceva anzi assecondarlo, non interferire col suo entusiasmo per gli abirinti. Una teoria dell'abirinto. Chi diceva che gli abirinti sono angoscianti perch impongono continuamente di fare scelte? Per non parlare del pericolo inotauri... Angoscianti non so: certo sono potenti. In realt il labirinto di Cnosso classico, che secondo un libro degli enigmi che avevo da bambina, e che mi piaceva quasi quanto Il segreto di Masquerade, si creava a partire da una croce e quattro puntini, non impone scelte,  solo un budello.
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I miei, che li dessi o meno ai compagni, avevano innumerevoli bivi, e in certe versioni successive anche trappole o piattaforme di teletrasporto, ma l siamo gi alla prima media, all'influenza dei giochi di ruolo, dei videogame, gi al periodo in cui, non contenta delle mappe che realizzavo per il gioco, ne incidevo di ulteriori, col trincetto, sulla frmica dei banchi. Bello, ancora bello pensare che qualche bambino, oggi, possa usare un banco che reca i segni del mio passaggio, che pu ancora fare da portale... Ma tra l'infanzia e oggi, o meglio tra l'infanzia e la mostra della Lollina,  come se il passato fosse altro da me, qualcosa di alieno e fermo, debolmente pietrificato come una schiuma sabbiosa, una reazione di tiocianato di mercurio come quella che us Mos per generare i serpenti della legittimit e che usai io per fare Legittimit II, sta l, morto ormai, lo posso guardare, toccare,  il passato di qualcun altro; la mia storia, quella vera, comincia a ventisei anni: comincia troppo tardi. Ci si pu attivare a ventisei anni in un campo difficile come l'arte?  vero che c' chi sale sul carrozzone della street art a cinquanta... Per lo meno sono andata subito in un'altra direzione. Ricordo bene, per, quando feci il primo stencil. Chiaro che se ti metti a farne, poi devi tappezzare la citt, piazzarli strategici... Eccomi, il primo giorno, nel cesso di Scienze Politiche, io che per fare uno stencil a spray nero sulla finestrella (non una posizione da fama immediata, diciamo) mi impiastriccio in modo clamoroso con quella vernice presa dal garage e del tutto inadatta, vernice a smalto che non secca mai, figurarsi sulla mascherina per lo stencil dove ce ne metti cinque, sei, dieci layer uno dopo l'altro, e non contenta mi reimpiastriccio all'Accademia, fondamentale, penso, tappezzare l'Accademia, dare da subito per scontato che vi sia gi del buono in quel che si fa, qualcosa che possa smuovere, magari addirittura provocare, la gente che passa di l - come se non ci avessero pensato tutti, a parte qualche purista della scultura, a tentare quella strada, il graffito, l'appiccicare roba in giro, il farsi notare a quel modo, e tuttavia di spazi vuoti da impiastrare all'Accademia ce n'erano quanti ne volevi, tant' che dopo tre giorni ci torno, e mentre me ne sto in una classe a pulirmi le mani dal colore, l a un banco in fondo, con una bottiglietta d'acqua e delle salviette pescate nei cessi, ecco che entrano gli studenti, si mettono a sedere, un secco col dilatatore mi si piazza accanto e mi fa pure ciao, e rimango l mentre entra il professore, Allora ragazzi l'altra volta la prima lezione con la storia dell'allagamento praticamente l'abbiamo buttata, vediamo di recuperare stavolta, e nessuno prende le presenze, fa l'appello, niente, cos non solo seguo, ma il giorno dopo oltre a Scultura eccomi a seguire anche Disegno II e Elementi di morfologia e Dinamiche della forma, tra gente che gi cova portfoli... Organico, devo rendere il mio portfolio pi organico, biascicava un giorno, un giorno contenuto in quegli anni, una cicciottella coi capelli rosa, seduta vicino alla centralina elettrica del cortile, tra statue di gesso mutile, sbeccate, annerite e smussate sugli angoli e sugli alluci da mille e mille tocchi. Davvero mi rimase impressa quella frase, o esce fuori ora dai fondi dei ricordi, tipo monito? E tanto poco  organico il mio portfolio, se ha mai dell'organicit, se il problema poi fosse l'organicit... Questo non sapere mai, fino al trionfo o alla rinuncia, e in realt neanche allora, se tutto illumini col tuo genio o se fai schifo e pena: esister una parola per la sindrome dell'impostore?
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Scolata di sgamo l'ultima Red Stripe che avevo nello zaino, vado a ordinare un altro Vodka Greyhound, per fortuna stavolta il tipo e il suo amico manco mi guardano. Mi abbatto a sedere, troppo alticcia per scrivere, ma tanto, che devo scrivere? Non c' pi tempo per fare un cazzo, nulla, altro che Torschlusspanik, devo inventarmi qualcosa con quelle parole, decidere il titolo definitivo, scriverlo sul bando e preparare il nuovo portfolio da includere, quello che avr sopra il mio nome e non quel Kristeva M. che tanto male mi ha portato. Guardiamolo, questo portfolio: che comunque, per vincere la residenza, serve anche lui... Vincere, poi... Ci spero ancora? Ne avessi mai vinta una! E poi, si pu vincere con qualcosa in cui non si crede? Tutto quel tempo a cercare parole, a rileggerle fino a impararle a memoria, senza sapere di preciso cosa farne... Guardiamo, puah guardiamo, questo quadernone rivestito di plastica azzurra, appiccicosa di caff, di residui di liquore, i suoi anelloni che contengono le foto delle opere, la documentazione, la teoria, i ritagli di giornale, le quattro fregnacce dette da qualcuno sulle opere di Kristeva M.
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Kristeva M., vestita da dama del Trecento (si tratta in effetti di un abito del corteo del Calcio Storico Fiorentino), porta in giro una cesta di legna. Parte dalla stazione di Liverpool Street, giusto dal monumento al Kindertransport; all'altezza di Surrey Quays un tizio in panama le d fastidio la prima volta... Che faccio, la metto veramente, questa?  l'unica vera opera realizzata qua, anche se  andata diversamente da quel che mi aspettavo... Ha solo dimostrato che una citt del 2004  ancora piena di molestatori, se non di potenziali stupratori. Cosa che non c'entra niente col titolo Legittimit I, e manco con tutto il resto. Magari devo avere il coraggio di toglierla, anche se dopo ci sarebbe Legittimit II, che ha sempre me stessa in scena... Partire da qualcosa che si collega di pi. Dalle api, magari... Ma prima, ecco Legittimit II, che poi, se scarto Legittimit I, tanto vale chiamarla Legittimit e basta... Ah no, c' Legittimit III, gi.
Legittimit II: Kristeva M. con indosso una cappa da frate o da alchimista, scalza, con una maschera aurea, in foggia di sole, sul viso, che batte al suolo (su un innesco di zolfo) un bastone e accende il tiocianato di potassio, e dal suolo sgorgano alchemici i serpenti.
Legittimit III: Kristeva M. in completo da uomo e guanti bianchi, le braccia incrociate sul petto, con in pugno due serpenti, che poi alza al cielo a mo' di Astarte, o delle dee minoiche precorritrici di Athena Parthenos.
I serpenti, e poi le api, s: del resto alle api ci avevo pensato da subito. Avevo il know-how, come si suole dire. Oltre alle attrezzature: tutto quello che usava il babbo, maschera, affumicatoio, guanti, arnie, barattoli, coperchi con motivi a esagoni, anche se quando aveva smesso aveva regalato le attrezzature pi grosse, come lo smielatore, quella specie di grosso barile di metallo dove per mezzo di un trapano faceva vorticare i favi finch tutto il miele non era schizzato sulle pareti e da l colava per farsi raccogliere, e lo faceva con un rumore capace di mandare su tutte le furie ogni volta la mamma, che vedeva in quell'hobby il segno di una degenerazione: dalla letteratura, che per la sua cultura cos libresca era l'apice, al cinema; dal cinema alle incisioni, che lei vedeva come qualcosa di gi artigianale; e poi un salto ancora pi in basso, estremo: dalle incisioni all'apicoltura - e non sapeva che sarebbe arrivata la meditazione, per una come lei qualcosa che andava ben oltre la degenerazione per rasentare la follia o la provocazione. Dunque, api e statuette per me. Statuette da presepio, meglio se di quelle vecchie, di gesso: gi nei fondi ne trovo uno scatolone, solo di san Giuseppe ce ne sono tre, i Re Magi saranno una dozzina... Posizionate tra i favi, finisce che le api usano anche i loro spazi e i loro appigli per tirar su esagoni, un buco tra una mano sull'anca e il fianco, lo spazio tra le zampe di una pecora, tra due teste con cappelli da pastore. Alcune parti vengono coperte del tutto, altre meno o molto meno, e i loro tratti si intravvedono, ma sempre velati da una patina di cera. Un'idea di abbandono, ma anche di ritorno alla vita, di disinnescamento mai pieno del simulacro umano. Una grammatica delle rovine pi dolce di quella costruita da rampicanti, capitelli e colonne... Mi sembra ancora che non fossero malaccio, e pure le foto che ho qua nel quaderno rendono abbastanza; mai nessuno se le fil. Forse il titolo, Kristeva & i Bee-Hive, era troppo pop, e comprensibile solo in Italia. Meglio rititolare, meglio un sobrio Alveare I, II, III...
Prima di arrivare ai lavori migliori di quella serie, rimettendo su arnie e api a Berlino, passo per un po' alle formiche. La prendo come un'espiazione, il che  un buon punto di partenza di per s. Lonely labyrinth. Una formica. Posiziono una sola formica in un enorme recinto invisibile, definito da un cerchio di 2-pirrolidone, tracciato col dito bagnato nel composto. Poi sto in mezzo al recinto con lei. La seguo con una matita rossa, poi, meglio, con una cera. Formo il disegno dell'errare della formica, il suo concentrarsi lungo i bordi, il suo ignorare ostinatamente alcune zone. Alla fine mi rendo conto che la formica non uscir mai da l, e che se anche l'avessi pizzicata e messa fuori dal cerchio, non avrebbe certo saputo tornare al formicaio dove avevo pescato quella decina che mi ero portata dietro nella custodia di un vecchio compasso. Io, di nuovo killer di formiche, che guardo il disegno, il groviglio, sul cemento, senza convinzione. Lo fotografo. Ne faccio nove, poi torno alle api.
Del resto anche l'idea di lavorare con gli insetti non veniva forse da un torto da riparare? I Formicai. Formicaio IV, il mio unico venduto! Alluminio fuso. Un litro e mezzo. Lattine di birra, un manubrio di mountain bike - della mountain bike di Rudra, in effetti: chiss perch non ero andata a cercarmi un catorcio da qualche parte... - ripulito da gomma e adesivi, un rotolo di domopak, un vassoio, un vecchio padellino... Poi il crogiuolo, l'allestimento del fornetto. Io e Tristano che bolliamo l'alluminio, l'unica volta che  venuto a darmi mano per un'opera, ma era troppo gustosa questa, o no? Quando c'era il rischio di farsi male di brutto, Tristano non poteva mancare. Il calore, il senso di pericolo che ispirava quel crogiuolo ribollente di metallo fuso. Spostarlo tramite le due lunghe barre di ferro che avevo preparato. Portarlo fino a un formicaio, di quelli grandi, che si trovano d'estate tutti intorno al Pratone, proprio sotto Vallombrosa. Versare l'alluminio fuso nel formicaio. Guardarlo scendere gi, quanto ne beve! Fa anche una specie di piccolo rutto. Di rigurgito. Blub, due bolle d'alluminio. Tornare il mattino dopo. Scavare tutto intorno, prima coi badili, poi con palette, cucchiai, spazzole, fino agli spazzolini, come archeologi. Portare alla luce la scultura. O la necropoli, se vogliamo. Funziona! Bolliamo altro alluminio, lo versiamo in altri tre formicai. Mentre l'ultimo fa il ruttino, ammiriamo quello realizzato il giorno prima, l accanto. Ovunque formiche annientate fino all'invisibilit. La camera della regina, un nodulo di alluminio pi grosso. Portare alla luce quell'oggetto inspiegabile, multilivello, simile a un corallo rovesciato, le forme organiche delle camere del formicaio sublimate nel lucore morbido dell'alluminio. Un'intelligenza collettiva annientata per realizzare un manufatto. Le mie prime vere opere (la mia unica vendita!) e ancora mi sento in colpa. Anche l'arte del resto ha una sua etica, e non  cos lontana dall'etica ordinaria... Quando il babbo andava a governare le api, Rudra all'inizio veniva sempre, non facevamo altro che dare la caccia agli insetti, agli aracnidi. Poi cominci a venire meno, ad andare sempre da un suo amico, e quando si diede al karate smise, al sabato e alla domenica c'erano sempre le gare. Io continuai, almeno fino a dodici, tredici anni. Non tanto per le api, ma per i roghi. Parte essenziale di ogni trasferta nei luoghi dove il babbo aveva le arnie era la ripulitura. I padroni dei terreni gli facevano tenere le api, in cambio quelle impollinavano e lui ripuliva il terreno dagli arbusti, litigava coi cacciatori, rimetteva in piedi qualche paletto o reinchiodava qualche cartello. E gli arbusti tagliati, le potature, i rami secchi a un certo punto si affastellavano in un mucchio enorme e si dava fuoco. Azione ordinaria, in campagna, ma sempre epica, per via delle fiamme e per via del fatto che c'era sempre la storia di qualcuno a cui le fiamme erano sfuggite, di cui si mormorava che aveva distrutto mezzo bosco, quel coglione, oltre a quelli, addirittura peggiori, a cui non riusciva farlo prendere e usavano l'alcol o la diavolina: se c'era una cosa di campagna che era rimasta addosso al babbo, un uomo che del contadino era riuscito a purgare ogni traccia chiss quando, di certo da prima, da molto prima che io nascessi, era proprio quel disprezzo per i boni a poco che non sapevano fare il fuoco. Ogni volta mi portavo qualcosa da buttare, a sua insaputa, nella pira. Una volta buttai una vecchia pistola giocattolo in lega uscita dai nostri fondi, roba di quando eravamo ancora pi piccoli se non di quando era piccola la mamma. La buttai nella pira mentre il babbo andava a curare le arnie pi lontane. Quando non era rimasto che un cerchio di nerofumo e i resti di un paio di rami pi grossi, e dopo aver tirato la secchiata di sicurezza, andai a cercarla. Trovai, in mezzo alla fuliggine, una forma irregolare ma tondeggiante, bombata, argentea. Come un piccolo feto di alluminio. Lo presi. Mi sfrigolarono i polpastrelli. Strillai.
Che succede?, subito il babbo, di lontano.
Niente, niente!
Perch hai urlato?
Mi ha... mi ha punto un'ape!
Sar stata sicuramente una vespa, disse lui. Per terra, nell'erba, l'embrione di lega. Sui polpastrelli del mio indice e del mio pollice, ancora oggi, il segno... Da l veniva l'idea, immagino. Ma la colpa rimane. Quante ne avevo carbonizzate - di pi: calcinate, vaporizzate? Per cosa poi? Categorie sfuggenti. Uccidere per gioco. Uccidere per creare una cosa bella. Liza, del resto, si  spinta ben oltre... Peraltro io la carne la mangio eccome... Eppure quei formicai mi turbano ancora a volte i pensieri.
Eccoci quindi ai fuochi. Fal all'orizzonte. Fal di feticci, tipo The Wicker Man. Fal - ecco l'opera, Kristeva vs Jacob, nel senso di Giacobbe - di scale a pioli, rastrellare la campagna per rimediare vecchie scale a pioli, crearne di mie, incendiarle. Che sta succedendo? Tra il rito di Yule e le croci in fiamme del Ku Klux Klan... Peccato che le foto siano cos scadenti. Il video per non  male.
C' poi la serie dei video Packaging, distribution. La mia faccia tutta incellofanata, l'installazione in cui mi faccio appiccicare con lo scotch alla parete della Huluberlu, e poi il terzo, Making up|Breaking down: ripresa davanti allo specchio, con due codine da adolescente mi trucco a mo' di bambolina, poi continuo una riga sotto l'occhio fino all'orecchio e gi fino al collo, mi impiastriccio la bocca con due rossetti assieme, finisco per lanciare in aria il beauty case, spaccare lo specchio scagliandoci contro un flacone di smalto, sfracellare tutto... Quelli, se  vero quanto accadde alla FIAC mentre ero in lounge, li ha apprezzati addirittura Pipilotti Rist. Se  vero che era lei. In ogni caso, se ho avuto i miei luridi quindici minuti in fiera con una galleria importante,  grazie a questi lavori, quindi vanno dentro.
Dentro pure Lapsed mornings. Le bambine della ginnastica artistica. Girare i palazzetti di Parigi - mi accorgo ora che c' sempre una componente di Wanderlust nella mia ricerca, potrei metterla in questi termini... Come si dice in francese una che gira, flneuse? Suoner pretenzioso? Quando sei una donna rischi sempre il triplo di sembrare pretenziosa, ridicola, stronza, pedante, antipatica, tutto.  necessario essere accortissime... In ogni caso, Lapsed mornings Liza dice che  buono, e se non mi fido di lei... Del resto, essendo il progetto stesso fatto di foto, almeno di questo ne ho alcune decenti.
Un sms di Adele. Domani sera tieniti libera. Ma cosa vuole questa...
I video berlinesi. Dubbio. Kristevas: un mese a cercare ragazze che mi assomigliano, stessa altezza, capelli corti, corporatura simile. Tingo a tutte i capelli come i miei. Le vesto con le mie cose, con i miei accessori, do loro i miei libri, i miei oggetti, le filmo mentre vanno nel caff dove faccio colazione, le mando sulle mie tracce, sulla U-Bahn, a Grlitzer Park e a Boddinstrasse, al K-Fetisch e al Kopi. Le metto tutte assieme in camera mia e le filmo dall'alto di una scala pieghevole. La verit, pensai mentre ancora stavo girando,  che non mi assomigliano, n si assomigliano tra loro. Erano solo un mucchio di ragazze con lo stesso colore di capelli. E se quel lavoro  servito a qualcosa, forse era solo a cominciare coi video, ad arrivare ai vari Legittimit e poi al resto... Intanto il titolo andrebbe cambiato in Cristianas... Mi sa che non lo metto. Oppure lo lascio, e col titolo originale, a testimonianza della passata identit, della sua artificialit.
HURRY UP PLEASE IT'S TIME
Mr. Punch & Kristeva: imbastisco una specie di teatrino con pupazzi in uno scaffale perfettamente quadrato della libreria che abbiamo nel soggiorno-cucina di Bhmische Strae. Al mercatino di Arkonaplatz trovo un Mr. Punch, quella specie di pulcinella maligno del teatro dei burattini inglese, e in un paio d'ore raccolgo anche un piccolo orcio con dipinta sopra la sagoma di una donna, un pupazzo di Goku, una statuetta cinese di guerriero con spada e testa di cavallo, il finger puppet di un fantasmino, una Barbie a cui qualcuno ha rasato i capelli. Li filmo dentro lo scaffale, con adeguata illuminazione. Trovo anche il modo, con delle levette di legno appiccicate ai piedi, di muoverli un poco, da sotto. Scrivo sceneggiature di 20'', piccoli monologhi drammatici, li recito o li faccio recitare, li monto sopra i filmati. Appena ho finito la sincronizzazione non resisto e la metto su YouTube. Passa la coinquilina, Uh, che brutto, cos'? Certo, a parlare era Klaudia, non Gagosian, per...
HURRY UP PLEASE IT'S TIME
In effetti fu deprimente, e fu l che per un po' mi misi a fare disegni a punta secca su carta d'alluminio. Il richiamo dell'alluminio, o pi probabilmente quello dei doodle, dei disegnini, dei labirinti... Scavo, o meglio ribatto la stagnola creando motivi simil-aztechi, babilonesi, alieni; a volte il materiale fa s che sembrino parole, logos che emerge da un mare di mercurio. Ma solo a volte. Gi la sesta sera appallottolo tutto. Peccato non essere fumatrice d'oppio, ci stava di usarle cos, avrebbe almeno reso loro la dignit della funzione...
Madam?
...
Madam!
Uh? Alzo gli occhi, c' il barman, un tipo grosso, sui cinquanta. Mi sorride:
Didn't you hear the last calls? We are closing. You want a last drink?
Um...
Vodka Greyhound?
Yeah, sure... dico mentre dal vetro intravvedo, fuori, due tizi col cappellino e il cappuccio alzato che passano veloci, sul muro dall'altro lato della strada, uno spennella di colla, l'altro piazza il poster, il primo spennella di nuovo e sono gi al prossimo muro, alla prossima strada... Postering, chi si era messo a farlo dell'hangar, Reepo? Reepo, s, che nel frattempo ha pure smollato...
Oi Liza.
Che?
Ma Reepo, l, cosa sta colorando?
Dovrebbero essere dei poster, vuole attaccarli in giro...
Street art a Berlino? Nel 2005?
Come andare a vendere cioccolato a Willy Wonka, s. Per la street art cresce, c' poco da dire. Cresce e crescer.
Tra gli stronzi.
Tra il pubblico.
Un bel progetto sarebbe togliere della street art da Berlino.
Quando abbiamo fatto gli stencil su quelle casse per l'esposizione al Tacheles ti ho visto pratica, con le bombolette.
No veramente, basta. Non mi interessa, e poi con quanta ne ho fatta da piccola...
S? E che facevi?
Ma niente, disegnini...
Che disegnini?
Ricordi quelle papere che si vedevano andando a Bologna?
Papere?
Quando arrivavi a Bologna in treno, c'era un muro pieno di ochette stilizzate, con queste zampe lunghe... Ce n'era una pure sulla facciata del Link...
Ma intendi Pea Brain?
Esatto, brava. Quelle l. Con una mia compagna ci eravamo rimaste un po' sotto, che volevano dire? Chi erano? Disegni del genere suggerivano in pieno quello che  forse il nodo chiave della buona street art, un'idea di codici condivisi, preesistenti, segreti, di virus nel sistema... Cos ci mettemmo a fare disegnini, all'inizio sui banchi, nei cessi della scuola, disegnini di tutti i tipi, poi un giorno, cercando di rappresentare delle facce stilizzate di profilo, me ne venne fuori uno cos:
la mia amica disse Sembrano sauri, chiss cosa intendeva, cavalli, iguana, vai a saper tu, c'era quel gusto per il nonsense che imperversa al liceo, cos cominciammo a farli ovunque, prima a scuola, poi io presi a spararli sui muri... Oh, che c'?
Aspe'. Cristiana. Mi stai dicendo che i Sauri li hai inventati tu?
Li conosci?
Ma anche quelli su sticker?!
Ah, gli sticker.... Pure l c' una storia. Allora mio padre quando ero piccola era in fissa con l'apicoltura, no? Quando and in crisi con mia mamma, smise... Aveva regalato tutta l'attrezzatura a un suo amico del Valdarno, ma in garage erano rimasti centinaia di vasetti, di portafavo, e pure 'ste etichette bianche... Rotoli su rotoli di etichette. Allora le presi e cominciai a farci i Sauri sopra.
Cri. Liza mi prende le spalle. Che anno era?
Sar stato il '93.
Cri. Non ti dico che hai inventato la sticker art, perch l'Andre the Giant di Fairey  dell'89, ma di certo sei la prima sticker artist italiana.
Ma va' l.
Non sai quanta gente ti ammira.
Ma non dire cazzate.
Giuro! Ma guarda che sei un bel caso: ai tempi dell'Accademia, Firenze ne era piena e non mi hai mai detto niente.
Non ci conoscevamo mica troppo... E poi il punto della street art non  l'anonimato?
Li ho visti pure qua a Berlino!
Ogni tanto, quando mi annoio, li faccio ancora...
Cri!
Oh, Liza. Sono qui.
Mi guarda con due occhi che sembrano i fari di un elicottero:
Ma non lo capisci che  una cosa grossa?
Non  una cosa grossa. Sono scarabocchi fatti per scherzo. E poi  un medium che non mi interessa.
Tu sei pazza.
Perch, quella l che ha inventato il Pea Brain ora  alla TATE?
Se non  alla TATE  solo perch lavorava a Bologna.
E io a Firenze.
Non vuoi capire, eh?
Non c' niente da capire. Erano scarabocchi. Ci mettevo sotto le prime parole che mi venivano in mente... Sai cosa scrisse Flash Art?
Flash Art!
Quella italiana, eh. Aspe' ho il ritaglio in una tasca del portfolio, anche se non l'ho mai messo in vista... Ecco: La scelta del profilo rimanda all'arte egizia, e quindi a un superamento del primitivismo; ma le espressioni, pi che risultare ineffabili, stimolano la pareidolia, invitandoci a ritenerne ora uno preoccupato, ora uno divertito, ora un altro determinato. Figli del primo Haring, certo, ma non gi forse degli animali del Bolero animato da Bozzetto? Dove vanno, questi Sauri, o lemming? Nessuno lo sa. Forse verso la loro fine, e la loro ottusa serenit d vita allora a un gioco di specchi allo stesso tempo buffo e allarmante con le parole apparentemente scollegate che troviamo a volte a margine.
Flash Art! Vedi che sei pazza?
Buh era giusto un brano in un pezzo che parlava di tipo dieci street artist italiani.
Magari assieme a gente tipo Ozmo o Blu.
Tipo...
E non era neanche pointing, avevi quattro righe tue. Cosa hai fatto poi?
Ma niente.
Cio, non hai detto a nessuno che erano tuoi?
Liza. Facevo altro, mi interessava fare altro, non me ne fregava niente della street art. Ok magari mi ero montata la testa perch a quei tempi avevo appena venduto un pezzo, ma cosa ne sapevo che sarebbe stato l'unico? E poi, una cosa  cercare riscontri, un'altra svendersi. Me lo hai detto tu.
Io?
Una volta, ero appena arrivata a Berlino, mi dicesti che avresti finito un lavoro, quello l scalpellato sul cemento, a Mitte, anche se il committente si era tirato indietro e avrebbero buttato gi lo stabile invece di farne uno spazio pubblico.
S?
Dicesti che non importava se sarebbe stata distrutta dopo: una volta completata sarebbe stata al sicuro nel passato.
Dev'essere stato dopo quella serata a funghetti al Tagenspiele.
Non ti sminuire.
Un pensiero da allucinata resta un pensiero da allucinata.
Mi colp moltissimo.
E non c'entra nulla col rivendicare quello che hai fatto.
C'entra eccome. Fu una lezione di integrit, anche quando non c' di mezzo un guadagno diretto. E poi, appunto, loro stanno l, nel passato, ma se li rivendicassi li collocherei nel presente, in flusso: finirei a fare shopper di lino con su i Sauri, magari venderei qualche tela - con su i Sauri - e poi finirei l, identificata con loro, parte di una street art gi vista, bollita e digerita... No.
Comunque quell'articolo - che, ti faccio notare, hai conservato - conferma quello che dico.
Lo dici solo per incoraggiarmi.
Incoraggiarti? Ma se sei un fenomeno, le avessi io le tue idee! Pfiffi, poi, ti considera un genio.
Sai cosa disse una volta il Bagliani di Disegno II?
Era un coglionazzo...
S ma quella la disse giusta: Chi usa la categoria del genio per spiegarsi un'opera, semplicemente, non lavora duro abbastanza.
Va bene. Era per dire. Comunque sei pi brava di me.
Va' l.
Ricordi quando ci lasciasti tutte ghiacciate, la prima volta che andammo al laboratorio di incisione a provare le acqueforti? La Franci non parl d'altro per giorni.
Era solo perch quelle ho imparato a farle da piccola.
Potresti farne. Perch non ne fai?
Bah.
E allora i video? Anche l sei gi una maestra. Non sono tanti quelli capaci di spaziare cos. Pure quella serie di foto di bambine della ginnastica. Come l'hai chiamata, Lapsed mornings? A parte 'sta sottigliezza, un'altra avrebbe messo Lost, non Lapsed, ma quelle foto sono proprio belle-belle.
Mah.
Giuro. Sembrano, non so, Armin Linke mischiato con Nan Goldin.
Bum!
Ok, forse esagero.
Esageri s.
Ma se non ci sentiamo meglio di loro...
Di Linke e Goldin?
Di tutti! Di tutti quelli che stanno l sopra! Sai cosa disse una volta Emily Talasso quando su Frieze le chiesero chi erano i suoi interlocutori? Disse che il suo unico interlocutore era Duchamp.
Bella sparata.
Invece  cos che bisogna ragionare. Poi aggiunse una cosa tipo Riconosco la qualit di artiste come Agnes Martin o Yayoi Kusama, ma solo perch la giornalista insisteva... Vedi, Cri, se non pensi di essere meglio di tutti gli altri... Cio, cazzo, dormo quasi ogni notte in un hangar, mi nutro di fagioli in scatola del Lidl, mi sbatto dalla sera alla mattina! Se non lo pensassi, chi me lo farebbe fare? Comunque quelle foto erano una bomba.
Forse c'era filtrato dentro l'odio che avevo io stessa per lo sport, ogni volta che mia madre mi portava a ritmica mi veniva la nausea... Poi ero scarsissima, quando andavamo alle gare era una tragedia, prima l'umiliazione di essere mandata per ultima e poi quel momento di apnea e panico che era la gara... Una volta inciampai sul nastro, un'altra lanciai le clavette e una non torn gi...
Come?
Eh, non l'ho mai capito neanch'io, mi sa che era partita all'indietro ed era finita chiss dove.
Perch non cambiasti sport?
Avevo gi cambiato sport. Avevo provato l'artistica, ma l s che le compagne mi prendevano in giro... Una volta mi fecero pure mangiare il gesso per le mani. E prima a basket, peggio che mai, gli sport di squadra, che orrore... Tutto questo mentre mio fratello riempiva la casa di medaglie.
Basket?
Chi, Rudra? Mi arriva al mento... No, no. Karate. Muoviamoci per, o facciamo tardi all'inaugurazione di Pfiffi.
Lei  l da questa mattina. E viene anche Tadeusz!
Non capisco come fa a piacerti quel polacco.
Ma se  un figo assurdo.
S, ma i suoi lavori...
Cri, io me lo voglio sbattere, non mi voglio mettere una sua scultura in giardino. E comunque non  polacco.  mezzo polacco e mezzo armeno.
Non so come fai a scindere le due cose...
Tu devi rilassarti. Io vado a vestirmi, ok?
Liza, Liza... Se non ci fosse lei a dirmi che spacco, a considerarmi al suo livello, forse avrei gi mollato. L'ultimo incoraggiamento vero, del resto, non so neanche se  vero. Parigi, la galleria Huluberlu alla FIAC, il direttore che mi telefona per dirmi che aveva ripensato al mio portfolio, per dirmi che gli si era liberato uno slot e quindi se volevo esporre qualcosa, se avevo, magari, dei lavori video... Io che non credo alle mie orecchie, balbetto un S, certo... Poi Justine, che con la Huluberlu ci lavorava per gli allestimenti alle fiere, mi avrebbe spiegato che l'artista che dovevano esporre era segretamente in trattativa con una galleria pi grossa e allora l'avevano scaricato e su sua spinta l'altra socia della galleria aveva preso in considerazione i miei lavori, vista l'emergenza, e il direttore che aveva accettato un po' per quello e un po' per dare un messaggio all'artista, che nel frattempo si era reso conto della cazzata fatta e aveva sospeso di l, ma ormai andava lasciato a supplicare... Io allora propongo Lapsed mornings ma niente, quelle saltate erano installazioni video e loro vogliono i video, Ci ha detto Justine che ne hai, e allora porto Packaging, distribution e Making up|Breaking down e li allestiamo l, il primo in un cubo di velcro nero, tipo camera oscura, l'altro con uno sgabello davanti allo schermo, alla stessa altezza in cui starebbe uno specchio...
Eccoci alla FIAC, la prima cosa da fare in fiera, si sa,  andare a bere a ufo nel lounge vip. Per carit, non sar Maastricht o Art Basel, e il lounge di fatto  come quello non vip a parte delle piante agli angoli e il vino gratis, ma un messaggio alla Franci dell'Accademia, che adesso sta a Londra, per dirle che son qui, glielo mando... Perch i priv, insomma, saranno una porcata ma esercitano un potere; ne creano almeno l'illusione. Tu sei dentro, qualcun altro  fuori. E la verit  che sono orgogliosa del secondo braccialetto, viola, che indica l'accesso al lounge, mentre quello arancio (che gi  meglio di quello rosso, da semplice visitatrice) indica l'accesso da addetta ai lavori. Violetto, il pi elevato colore dello spettro. Ai giornalisti lo hanno dato blu. Due gradi sotto gli artisti, quindi... Uh, c' Clara Durante. Mi guarda, si posiziona, come si posiziona? Si posiziona - ecco - in un modo che invita a non salutarsi ma senza snobbare completamente, ch insomma, siamo pur sempre in uno spazio chiuso, all'estero, diciamo che si pone in modo da poter essere salutata. Certo non verr verso di me entusiasta, anzi non verr proprio se non la saluto io, e gi questo sarebbe un buon motivo per non salutarla, ma non salutarsi  quello che vuole, quindi... Star mica andando in paranoia? No, no: questa  la realt.
Ciao Clara.
Oh, ciao Kristeva.
Kristeva. C' ironia nella sua voce? Sembra di no. Ironia ben dissimulata, completamente dissimulata, nel chiamarmi con lo pseudonimo e non col nome? Quanto si pensa veloce in questi momenti? Molto, infatti acchiappo subito la verit: mi ha chiamata Kristeva solo perch si ricorda di me da un catalogo, da un qualche articolo, o forse pi probabilmente da MySpace, soltanto da MySpace.
Parliamo. A cosa stai lavorando? Che altro dovrebbe chiedermi, del resto? Ma qua o sciorini nomi cazzuti, nomi di peso, parli di venduti e premi vinti, dici che stai lavorando con questo o quello, o di sapere davvero cosa stai facendo, se dipingi, scolpisci o installi, se fai figuratismo o body art o video, se usi gli acrilici, la biacca o l'uranio, non interessa a nessuno, a nessuno... Di l dalle piante, mentre parliamo, ecco un altro italiano, mezzo italiano in realt, Bastiano Lambert. Con quel cognome l...  tutto butterato, ha pure la vitiligine alle palpebre. Sicuro poi  alcolista. Sta ingozzandosi di anacardi. Sta letteralmente ingozzandosi di anacardi dai piccoli vasetti che ci sono in mezzo a ogni tavolo. Se ne  gi spazzolati due, passa al terzo, chiss che sete. Ma ecco che arrivano i prosecchi. Ne prende due, no, tre, borbottando un Aspetto qualcuno che il cameriere neanche sente. Pu sempre andare peggio: guarda quello. Pi ammanicato non si pu, eppure fallito, fallito, fallito. Certo, un altro, senza le sue entrature, figurati se lo vedevi qua. Se aveva il braccialettino viola. Come cazzo  vestito, poi, tweed viola, borsalino bianco, stivaletti ibridati con una scarpa da ballerino cubano bianco-nera. Sicuro lo ha fatto per caratterizzarsi, forse sperava di finire in TV. Ma l'artista per finire in TV non basta che abbia gli agganci, deve vendere le opere a milioni di euro, se non vendi le opere a milioni di euro, che artista sei? Uh ma quella  Marina Abramovic? Avevo sentito che una galleria aveva portato Pipilotti Rist ma pure la Abramovic, ammazza, allora  vero che qua sta crescendo... Si forma subito il capannello, lei noncurante, affabile addirittura, per quelle come lei questo posto non  neanche stupidamente speciale,  proprio l'unico posto della fiera in cui possono stare senza che gli rompano troppo le scatole, e intorno,  normale, si irradia un campo di forza che quelle come me le screma in automatico...
Ciao Cristiana!
A salvarmi da una Clara Durante gi disinteressata, e quindi dal compito di sganciarmi o lasciarmi sganciare, arriva Danila Ricci. E poi dicono che  Londra a esser piena di italiani. Qua c' pure quest'oca giuliva! E s che  giuliva, ha firmato per la galleria Cervi, mi dice, che non sar incredibile ma sta crescendo, le fiere medie se le fa tutte, e poi lei  classe '83... Lei mi rispetta, si vede. Certo  solo l'effetto di quel pezzo su Frieze, perch per il resto non  che conto pi di lei, se mai si pu contare qualcosa in questo campo a meno di non venir assunti nell'empireo degli A+ con un raggio trattore che manco il Signore con la Madonna. Certo Huluberlu  meglio di Cervi. Ma Huluberlu mi confermer? Qua basta un no e ti ritrovi subito a puzzare di morte come un Bastiano Lambert.
Danila  entusiasta, parliamo, Lavori ancora con gli insetti?, mi chiede.
S, anche se qua con la galleria abbiamo pensato di portare dei video...
Ah fico, hai visto quelli di tizio, l...
Ci crediamo, in tutto il baraccone, e facciamo bene: chiss, magari una di noi sar addirittura di quelle fortunate che verranno assunte in cielo e si insedieranno nei posti giusti trovandoli come vuoti, in attesa...
Quando rientro allo stand Justine mi fa, con le stelle al posto degli occhi:
Cristiana, Cristiana, tu sais qui est pass au stand? Pipilotti Rist! Tu peux le croire?
Mais elle s'est... Come si dice... Ferme? No, arrte?
Elle s'est arrte et est entre dans la chambre de projection.
Vraiment?
Oui! Et quand elle est sortie elle m'a dit: Wunderschn!
Mais... Tu es... Sre, qui... Que elle... Era vraiment... Elle?
Je pense, oui, elle avait deux assistants derrire, elle parlait allemand... En tout cas, elle lui ressemblait!
Lui ressemblait! Quante volte ci ho ripensato... Neanche si sapeva se era lei, e se anche fosse stata lei chiss se quel Wunderschn era ironico, o serio, o ancora detto per cortesia. Magari non era lei e in pi le ha fatto schifo. Eppure quante volte ci ho ripensato a quel momento. Al fatto che avrei dovuto cercarla, che Justine avrebbe dovuto trattenerla. Una mail gliela mandai, attraverso la sua galleria, ovviamente non rispose. E ci ho ripensato aggrappandomi all'idea che fosse lei, che un'artista famosa, oltre che clamorosa, avesse apprezzato un mio lavoro tra le tante cose che c'erano in fiera. Di sicuro che fosse lei non ci credette il direttore della Huluberlu, che dopo avermi ringraziato non accett di rappresentarmi, nonostante questa storia. Lo stronzo, manco fosse Yvon Lambert, veramente. Forse se avessi venduto qualcosa, ma i video sono sempre difficili da piazzare... Bah, meglio perderla che trovarla, una Huluberlu... S, certo, come disse la volpe... Quello fu il picco: vendi un'opera, vieni citata da Flash Art per una cosa che non ti interessa e ti permetti di fottertene, la realt ti d ragione con la Huluberlu che ti porta alla FIAC, che ti fa pensare che ti rappresenter, la settimana dopo ti ritrovi pure nei Twenty young artists to look out for di Frieze e invece niente, sbam, nulla. La socia che ti aveva caldeggiato su spinta di Justine esce dalla galleria, il direttore ti spiega che dovevano tappare un buco, che c'era anche da mandare un messaggio all'artista che intanto trattava con altri, che comunque la sua socia era pi convinta di lui... Non raccogli proprio niente, trovi la forza di reagire subito, del resto ti chiamano a esporre a Milano, stai ancora nella scia dell'idea di avercela fatta, ti sposti a Berlino, trovi fermento, rete... E due anni dopo, due anni dopo eccomi qua che giro a vuoto, mi mette ansia anche l'inaugurazione, in un bar, di un'amica come Pfiffi. Avessi parlato di pi col babbo, mi sarei potuta far raccontare come and a lui dopo il successo del libro, dopo il film... Ma erano altri tempi, e soprattutto era altro lui: aveva una carriera, una famiglia anzi due o tre, non si faceva illusioni perch per lui quello era un gioco, un di pi... Parlare col babbo, poi: come se fosse facile. Come se prima di poter parlare di altro con lui non fosse necessario sgomberare il campo da tutte le sue stronzate, dal suo abbandono, da tutti i casini che ci ha combinato... Quella volta che, alla fine del periodo parigino, prima di avere un colpo di coda e spostarmi a Berlino, quando ero ancora nera, mi dissi: Ora lo chiamo e gli rinfaccio tutto il male che ha fatto alla mamma, un istinto da giustiziera idiota, frutto solo di frustrazioni mie, cosa poteva venirne se non uno sfogo? In ogni caso mi preparai, iperventilai, lo chiamai, lui rispose, disse Cristiana, ciao, e poi solo un silenzio, che presi come un'autorizzazione per partire a bomba: gliene dissi di tutti i colori, Lo vedi come  ridotta la mamma,  una statua di sale,  la pi limpida rappresentazione della tua inadeguatezza, del tuo egoismo, gli rinfacciai pure le fughe di Rudra, quella misteriosa del '94, quel giorno in cui spar e ricomparve la sera, e nonostante tutti gli interrogatori disse solo: Sono stato a Milano; quella di tre anni dopo, quando and a vivere da solo, il fattaccio romano e pure il suo sposarsi e trasferirsi all'estero cos giovane, tutte cose che fece prima e meglio di me, e che probabilmente fece bene a fare, e per, Lo capisci, dissi al babbo, che se ne  andato per non avere a che fare con te, mi permisi pure di mettere bocca sulla sua famiglia precedente, sulle sue amanti, su Louis - nostro fratello! - affidato alla sua prima figlia, di dirgli che a guardar bene era colpa sua se non riuscivo ad avere mai una relazione duratura... E quanto ti volevo bene, da piccola, quanto ti ammiravo! Sei inqualificabile, conclusi, e poi mi accorsi che quel silenzio dopo il Cristiana, ciao era un'interruzione della linea, e non trovai la forza di richiamare.
Eccoci che usciamo a Schlesisches Tor, neanche mi ero accorta di essere entrata nella U-Bahn, di aver bevuto gi una Jefer, due, di aver brindato con le bottiglie assieme a Liza, di aver cambiato a Kottbusser Tor... Eccoci scendere nel vento, attraversare una, due strade, raggiungere il baretto scassato dove si tiene l'inaugurazione di Pfiffi Grnwald. Tedesca s, ma non di Berlino, come tutti. Pfiffi non sar una grande artista ma  carina e ha questo grazioso atteggiamento naf che sa valorizzare, e insomma fa un piccolo balletto a mo' di intro con un mini-soundsystem e un proiettore che manda luci cangianti, e ballando indica uno a uno i cerchi che ha applicato sul muro, e dopo che abbiamo preso da bere, mentre Liza si appiccica a quel Tadeusz che  arrivato coi capelli bagnati, i guanti senza dita e un cappotto tipo Il Corvo, io guardo l'opera. In sostanza Pfiffi ha ritagliato dei cerchi colorati dalle pagine di qualche rivista e li ha applicati a mo' di pianeti sulla stanza. Come decorazione per una cameretta non sarebbe neanche male. Devo dire che osservare quanto  debole questa installazione, quante poche possibilit ha Pfiffi di farcela, mi rilassa.  quella che qua chiamano Schadenfreunde questa?, chiedo a Liza, quando Pfiffi si sposta di l a fumare, e Tadeusz pure.
Mah, forse  solo il fatto che ti rassicura vedere che sei meglio di lei.
Dici?
Lo sai.
Liza... Ce la faremo?
Cri. Io ce la devo fare. I miei nonni...
Lo so, lo so. Me lo hai detto mille volte. I tuoi nonni neanche sapevano leggere, hanno fatto studiare i tuoi, i tuoi ti hanno dato quel benessere che significa tempo per farcela...
Mi capisci. Non posso fallire, sono il terminale di tutta 'sta piramide di gente. Ma come si dice: fallo, non pensarci! E comunque l'intro  stata proprio carina. Magari Pfiffi trover modo di sviluppare quel discorso l. Sai che esiste la parola opposta a Schadenfreunde?
Sarebbe?
Mudita. Felicit per i successi degli amici.
Mudita? Cos', hindi?
Ah boh. L'ho letta sull'oroscopo!
Ridiamo, mentre gli altri rientrano in sala e arrivano pure Reepo e altra gente dell'hangar, bella questa cosa delle parole che indicano sentimenti ultraspecifici, una ci potrebbe fare pure un progetto, come per le virt...
Mio padre, per una volta seduto in salotto, invece che nel suo studio, che sbozza un disegnetto. Io piccola, che mi avvicino e chiedo:
Che fai?
Sto cercando di capire come rappresentare l'autocontrollo.
Cio la pazienza?
Diciamo di s.
Fai uno che si prende una tegola in testa ma poi non fa nulla.
Non  un fumetto, piccina,  un'acquaforte. Deve essere una raffigurazione unica.
Fai un ragno sulla tela.
Gi meglio, ma vorrei che ogni incisione avesse delle figure umane.
 una serie?
S, vorrei fare mitezza, pazienza, austerit, purezza, tolleranza, onest, sapienza, saggezza e devozione.
 Buddha?
No, le virt buddiste sono benevolenza, compassione, gioia ed equanimit. Queste sono le nove virt vediche. Voglio fare queste e le sette virt cristiane.
E i peccati capitali!
No, solo virt. Teologali, fede, speranza e carit. E cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e tolleranza.
Fai una donna con una conchiglia sopra la testa!
E cosa c'entra?
Mmm... Allora... fai un ritratto della mamma!
Prego?
Dice sempre Quanta pazienza..., dico, e vedo la mamma che fa capolino dall'ingresso e alza gli occhi al cielo. Babbo, senti!
Cosa?
Fai te stesso mentre prepari le acqueforti! Dici sempre Ci vuole pazienza e autocontrollo.
Hm. Non  male questa. Ricorsiva... Ma un po' vanesia, il che la rende poco adatta al tema. Ti va se andiamo in laboratorio?
S!
. . . . . . . . .
Babbo!
Dimmi...
Perch non facciamo anche le virt di Ultima V?
E cosa sarebbero?
Me l'hai regalato tu, Ultima V...
Bestiolina, te l'ho regalato perch il ragazzo al negozio me lo ha consigliato.
Allora, ti spiego, le otto virt sono: onest, compassione, giustizia, valore, onore, sacrificio, spiritualit e umilt. Vuoi che ti dica anche i mantra?
Cosa c'entrano adesso i mantra?
Ognuna ha il suo, onest  AHM, compassione  MU, giustizia... Aspetta... OM, no OM  spiritualit. Gli altri non li ho ancora scoperti. Per posso spiegarti i tre princip che generano le virt.
Sentiamo!
Allora, sono verit, amore e coraggio. L'onest deriva dalla pura verit; la compassione deriva dal puro amore; il valore, dal puro coraggio. Poi, la giustizia deriva dall'incrocio tra verit e amore, il sacrificio, da amore pi coraggio; l'onore: verit pi coraggio; e la spiritualit invece  verit pi amore pi coraggio.
Sono sette, cos.
Ah giusto! C' l'umilt, che deriva dai tre princip ma presi indipendentemente.
E perch?
Perch  l'opposto dell'Orgoglio, che  l'assenza di Verit, Amore e Coraggio: esiste, quindi, indipendentemente dai princip, eppure ne costituisce il fondamento.
Mi sa che devo dargli proprio un'occhiata a quel videogioco, disse mio padre, e anche se l'occhiata non la diede mai, accett di fare, oltre alle nove virt vediche e alle sette virt cristiane, anche le otto virt di Ultima, per un totale di ventiquattro tavole quadrate di 210x210 mm. Fu l'ultima volta in cui lo vidi usare la pressa, e la prima in cui non mi limitai a girarne la ruota: pulimmo assieme le lastrine, e fui io a sgrassarle col bianco di Spagna mentre il babbo controllava e ritoccava i bozzetti su carta; lui fece l'inceratura, io lastra per lastra la livellatura e l'affumicatura. Lo guardai riprendere il disegno con la punta, tenendo il polso, come faceva ogni volta, su un pezzo di battiscopa di mogano, mi piaceva quella sua capacit di vedere altri usi negli oggetti, di dotarsi di una propria strumentazione pescando, sempre secondo un principio di esattezza, tra le cose pi inaspettate; lo guardavo riprendere il disegno e quando fu alla seconda, che era proprio la Pazienza e per la quale aveva approvato e realizzato una mia idea un po' contorta, una donna legata a una roccia con una catena, e una clessidra ad acqua che lascia cadere le gocce sulla catena, come a eroderla, mi guard e mi disse: Ti va di fare gli sfondi?
Andammo avanti cos per due settimane, la mamma che teneva un atteggiamento ambiguo ma si dedicava a Rudra che aveva i regionali e andava portato in macchina di qua e di l... Facevo gli sfondi con una cura tale che sentivo l'apprendimento fluire in me, riempirmi mentre lavoravo, ed era tutto improvvisamente incantato, come non era mai stato e mai pi sarebbe stato, e ancora, se dovessi scegliere un momento da tenere della mia infanzia sarebbe quello, oppure quando spalmavo l'inchiostro sulle lastre, in cui le pulivo con la tarlatana. Non quello in cui le mettemmo nell'acido per la morsura. L, quando posammo le prime quattro nelle bacinelle in cui avevamo deposto la soluzione di cloruro ferrico, vidi chiara una cosa: vidi che per il babbo quello era il momento chiave. Che per lui l'arte era un processo tecnico: chimico, addirittura. Avrei dovuto raccontare questo a Liza quando mi chiese come mai non faccio incisioni. Fu anche il momento in cui si apr una prima crepa nella mia ammirazione per quell'uomo, qualcosa che le migliaia di critiche della mamma non sarebbero riuscite a fare, e che forse non avrebbero fatto, da soli, neanche tutti i siparietti ignobili che si sarebbero inanellati in casa di l alla separazione, e poi al divorzio; una crepa che forse avrei dimenticato, se qualche giorno dopo, mentre prendevo dal torchio la quarta, luccicante d'inchiostro sotto al feltro che sollevai io stessa, e la piazzavo tra i cartoni per la spianatura, non mi avesse guardato in un certo modo, che fin per sottolineare il momento precedente. Avevo proposto, semplicemente, di fare una sola Tolleranza, non due, per poter incrociare le serie. E cos Giustizia e Onest. Non mi era sembrata chiss che idea, eppure mi guard con un lampo nell'occhio, il riconoscimento di uno spunto che non era suo, lui di certo le avrebbe messe su tre file, sette, otto, nove, o al massimo all'inverso, nove, otto, sette, l'accenno di un triangolo rivolto verso il suolo... Quando ci fu da numerarle, o meglio solo da datarle visto che ne stampammo solo una di ciascuna, fece per dirmi qualcosa, lo notai, poi non disse niente, e ci mettemmo l con la matita, io scrivevo la data dietro, poi un 1/1 in basso a destra, sul fronte, gliela passavo e lui firmava...
A fine serata, e a Berlino in un modo o nell'altro il fine serata  sempre all'alba, ripieghiamo a casa mia, che  pi vicina e Liza vuole farsi una doccia (era sparita per un po' con quel Tadeusz quando eravamo andate al Mensch Meier: ci aveva poi fatto qualcosa?), e ce la dormiamo un po', e dopo facciamo brunch a modo nostro, ovvero con una frittata gigante e due birre, che  la cosa migliore per riprendersi un minimo, Liza si lega i capelli e mi dice:
Cos' quell'articolo di cui parlavano tutti ieri sera?
Che articolo? Quello che ho postato su MySpace?
Eh.
Ma niente, una cosa che avevo scritto per Viceland quando stavo per andarmene da Parigi... Volevo fare recensioni, arrivare alle riviste quelle serie, fra tutte mi risposero solo loro, chiedendo qualcosa di provocatorio.  uscito tre giorni fa, ancora non l'avevo condiviso. Pi di sei mesi ci hanno messo a pubblicarlo, ci credi?
Fammi leggere.
Quando esco dal cesso, saluto Klaudia in pigiama che se la sbadiglia con una tazza di caff in mano, e torno in sala da pranzo, trovo Liza che fissa lo schermo con la faccia di qualcuno che ha visto una tarantola cadere nella culla di un neonato.
Cosa c'?
Cri, ma sei fuori?
Eh?
Toglilo subito quell'articolo.
Chi vuoi che lo legga...
Cosa c'entra!
Ma  uno scherzo, neanche ricordo bene cosa ci avevo scritto.
Be' rileggitelo! Gi il titolo...
Il titolo non  quello che avevo messo io, il mio era pi fine, qualcosa tipo Contemporary art for fun & profit. Bof, comunque resta uno scherzo. Poi ero depressa, certo che...
Certo che dare addosso a gente come Huyghe, Orozco o anche solo Tillmans non  una buona idea. Cosa hai scritto qua, Butta un sasso in un angolo. Sceglilo bene, mi raccomando! Accidenti. Deve essere stato cos guardare Leonardo mentre realizzava l'Ultima Cena. Pff... Ahahah!
Fa ridere, no?
Be' s, dice Liza, per quello in foto  un pezzo di Rondinone.
S, l'ho anche riportato, vedi? Still. Life. Ugo Rondinone, Esther Schipper Gallery.
Ok, ma non puoi blastare cos la gente. Che poi sicuro quel sasso avr qualcosa di particolare, e vuoi che l'opera non si inserisca in una serie, in un discorso pi ampio che le d senso?
 vero,  vero.
Cio dai addosso pure a Tracey Emin! Tracey Emin  un idolo. Cosa ci resta, allora?!
Hai ragione. Ma ero l a Parigi, in quella stanza al quinto piano, guardavo i tetti, ero delusa, la Huluberlu aveva rifiutato di rappresentarmi, la galleria di Milano che mi aveva fatto esporre, pure; da l avevo preso solo rimbalzi e mi giravano le palle.
Certo la Huluberlu non sarebbe stata davvero male.
Vero? Ero appena arrivata e subito, bam. Credevo di avercela fatta. Comunque big del genere non leggeranno mai un mio articolo su Viceland.
Intanto ieri se l'erano gi letto tutti.
Finch se lo legge un Tadeusz.
Cristiana. Il problema qua  un altro. Il problema  che tu stai sputando nella scodella. Stai deridendo le fondamenta del sistema di cui facciamo parte, o almeno di cui vogliamo far parte.
Pu far parte di un discorso artistico, un atteggiamento del genere.
L'iconoclastia  ok, ma nelle opere!
Guardo Liza. Esagera, mi dico. Eppure c' qualcosa, nell'allarme che le si  disegnato in faccia, che mette in allarme pure me. E se...
Il punto... Ci pensa un po', poi dice: Il punto, Cristiana,  che il tuo articolo, leggi qua... Versa il contenuto di una pattumiera in un vaso di cemento (attenzione questa  di livello avanzato)... Eh eh... Ok, fa ridere, ma il punto  che il passo successivo  la gente che Un de Kooning lo poteva fare anche mia figlia, Un Palermo  una tovaglia...
La gente non conosce Blinky Palermo.
Mettici Mondrian. Ci siamo capite. Ehi, questo coglione ha solo dipinto di blu la riproduzione di una Venere! E tanti saluti pure a Yves Klein.
Forse - forse - hai ragione.
Ho super ragione. Se vuoi far saltare tutto, lo fai coi tuoi lavori. Se ci riesci. Mica con un articolo rosicone.
Dici che  rosicone?
 super rosicone. Ci mancava giusto che citassi Pierre Brassau.
Chi ?
 una scimmia. Uno scimpanz a cui un giornalista fece fare dei quadri per dimostrare che i critici non sapevano distinguere l'arte astratta dai lavori, appunto, di una scimmia.
Magari era brava, quella scimmia.
Eh eh, infatti. Ma ci siamo capite. Finisce per assomigliare a quelli che si lamentano che Hirst o Koons non realizzano loro i pezzi, come se il progetto di un'opera non fosse uno spartito. Ormai lo hai scritto, ma almeno non diffonderlo!
Cos lo cancello da MySpace e tolgo il post dal blog, senza prevedere cosa sarebbe successo solo un giorno dopo. Dopo la serata successiva, dopo il doposerata in una specie di bunker gestito da gente del Tresor, dopo le dieci ore di sonno, dopo che Liza, rimasta di nuovo a dormire da me, si  fatta la doccia e il caff e poi se n' andata all'hangar, dopo il brunch in solitaria da Eva Bistro, Vuoi due uova extra? Uno le ha ordinate e poi  sparito, mi dice la cameriera, con cui si  creata quasi una complicit: qua se vai sempre nel solito posto non ti sono ostili come a Parigi, ma neanche diventano tuoi amici come in Italia... Ma s, dammi queste due uova extra, dico, e ripenso alla serata, che non  stata neanche male, censurabile forse solo il fatto di essermi lasciata baciare da un autodichiarato autore di prose su tela, ma oh ero sbronza e volevo un po' di considerazione, va bene? Il pi misero degli ego boost, anche se non sto andando male, sto producendo, anzi ora mi faccio un caff doppio e vado a vedere come sono messe le api delle arnie che ho piazzato a Tempelhof. E poi non  stata del tutto inutile, la serata, ho pure conosciuto una gallerista, le ho parlato del progetto delle api... Penso tutto questo, appiccico qualche adesivo e torno a casa di umore vivace. Almeno finch non accendo il portatile e scopro che non solo il mio articolo, nonostante lo abbia tolto dal profilo, deve aver girato parecchio, dato che me lo ritrovo in due diverse mailing list, ma qualcuno, un Brolsma2004, ne ha fatto addirittura un video a mo' di slideshow e lo ha messo su Newgrounds... Aspe', pure su Bruzzi.com... Una mail di Tiglio. Grande, Piaga! Sei su ArtForum! Purch se ne parli, eh? Mi va lo stomaco in gola e il cuore mi esplode. ArtForum? Possibile? E come, poi? Con che lavoro?! Cosa intende con Purch se ne parli?. Tremando apro il sito di ArtForum: Robin O'Hara... Pharmacology of control... A new John M. Miller exibition... Asp, cos' questo...
What's wrong with people's perception of contemporary art?
Aren't oils, Escoda brushes and pencils expensive? Not to mention canvas or a chalcographic press! And you still want to be an artist? A great one? A rich one maybe? Well, no problem my friend. Ever heard of Duchamp? Follow me and prepare to raze your mom's house from random shit - and to open a bank account!
These are the opening words of an article, under the ludicrous title How to make a bucket of money with contemporary art, gone viral these days in the art world and beyond ... Ohi, ohi... In that highly irritating piece of lousy journalism, a Kristeva M. argues that ... Ohi ohi ohi... Dismissing even works as seminal as Turner prize-winner Tracey Emin's My Bed ... Cazzo... Some of my friends laughed; some forwarded; I did not. ... Such imbecile trivializations ... The risk of a recession in public debate ... Madonna... Losing the progress we made in art education ... Yet, I would not be surprised to discover that the dim-witted author of this rubbish (and of the subsequent videos, I guess) is an aspiring artist herself.
Ida Feigenbaum, vice-director
Sono. Fottuta.
Be', se non altro Ida Feigenbaum ha scritto di me. Ridacchio, ma solo di nervi. a Kristeva M.... Poi - e del resto che devi fare in questi casi? - scoppio in lacrime.
Was ist, Kristiana?, dice Klaudia entrando in cucina.
 da quella sua K, dall'associazione mentale con quel suo ex Bozo Winnicott, che mi torna alla mente il mio andarlo a cercare su Google e scoprire che ci aveva riprovato con il suo nome vero, che aveva tentato un progetto online e si era buttato su quel Facebook su cui si stavano spostando tutti, pure su Twitter, ad aggiungere amici, come se nell'arte contasse il numero di amici e non l'avere quelli giusti... Chi conosce in Italia, non dico Bozo Winnicott, ma anche un Francesco Vezzoli? Quanti follower ha? Eppure  rappresentato da Gagosian. E l capisco che, per ragioni del tutto diverse da quelle di Bozo Winnicott,  l'ora di mollare Kristeva M.; che  l'ora di smetterla di vergognarmi di quel Michelangelo e, a costo di apparir pomposa o dover fare sfoggio di passaporto e patente, ricominciare dal mio nome.
Con in testa quel pomeriggio berlinese scendo, anzi barcollo, dal secondo al primo piano del bus, e poi gi, sulla strada, non sono neanche le due, forse neanche l'una e mezza, ma impera gi il silenzio. Un vuoto, tutto intorno. Appiccico un adesivo sul palo di un cartello, mi ci appoggio, sbuffo. Homerton intorno tace, nessuno dice mai quanto Londra chiuda presto, che se vuoi superare non dico le quattro ma anche solo le due, devi nasconderti in un club, in un magazzino affittato per un party, altrimenti troverai solo last calls e nessuno in giro, solo le aure dei lampioni... Mono no aware: in giapponese il pathos delle cose, una serena malinconia da impermanenza. Ogni cosa, nel nulla, riverbera; ogni gesto non direttamente funzionale torna a essere magico, ogni segno torna a essere arte. O forse sono solo marcia, ridacchio fra me. Be', almeno stavolta non mi sono persa n ho sbagliato fermata... Di che nazionalit siete? Ubriacone. Allora siete cittadino del mondo... Poi un movimento, un riflesso. Una pagliuzza d'oro, di rame.  una volpe, che smette di tirare e lacerare la pellicola di un sacco della spazzatura e mi guarda, il sacco  l abbandonato, a fianco di un bidone da cui spuntano delle travicelle, dei battiscopa con tanto di chiodi e residui d'intonaco, Londra muta continuamente, viene ricostruita, muta e per peggiora, almeno in questa fase: parlare di gentrificazione  riduttivo, la citt-fortezza si fa globale e accoglie un'lite globale, presto non ci sar pi posto neanche in periferia per chi non paga in danaro sonante, cosa c'hai da guardare, volpe, la senti la citt intorno, infinita? Abiti in qualche parco? La foresta che avanza nella postindustrializzazione ti ha portata a Londra assieme a chi ha la rendita di quattro o cinque immobili a Watford, a Exeter, di dieci in Brera? Io la sento, la citt, adesso, e sento l'isola in cui sta, e il mondo su cui galleggia l'isola, che bello sarebbe riuscire a trasferire davvero quello che sento, tradurre in opera questo respiro... Ma si sa, anche gli uomini pi semplici possono fare sogni con storie ardite quanto romanzi, con architetture complesse come un Piranesi, come un Escher decorato da Boffrand, e a poco vale sentire, vagheggiare: anche al netto della tecnica,  la trasposizione che conta, non importa se l'artista giura di aver sentito il respiro del mondo, se vede se stessa riflessa assieme all'aura dei lampioni negli occhi di una volpe che razzola nella spazzatura, se mi vedo da fuori come in una performance, come in un tableau vivant o una recita... Cristiana piccola che fa la comparsa nella Tragedia di un uomo ridicolo (Che brava questa bimba: farai l'attrice in un film di tuo pap? Mio babbo non 'i fa pi i fi'm...); che abbraccia la gamba della mamma per l'imbarazzo di quelle domande. Cristiana grande che cerca di andare, piano, verso la volpe, senza spaventarla, ma inciampa su una bottiglia di birra e cade sul ginocchio. Lo stesso che si era gi sbucciata, eccolo che sanguina anche pi dell'altra volta, ma neanche sente male, adesso... Le  caduto lo zaino,  uscito il portfolio, lo raccoglie, non ha fatto neanche in tempo a riguardarlo tutto, raccoglie la lettera caduta da una delle tasche del quadernone, eccola, bianca con i bordi a piccole righe diagonali rosse e blu, busta da posta aerea - che poi, esistono ancora queste buste? No che non esistono, il suo bianco ha quel giallo, quella qualit di leggerezza che prende la carta quando  vecchissima, busta air mail tenuta per chiss quanto in qualche cassetto, fino alla lieve e forse involontaria ironia di usarla oggi, e gi da fuori quella calligrafia mista corsivo e stampatello, a matita, si qualifica come la calligrafia del babbo allo stesso modo in cui la sua faccia si qualificherebbe come tale alla vista. Cristiana che cerca la volpe, che si accorge che se n' andata, che si volta sulla tre quarti e incontra, lontanissimo e segnalato solo da un minimo barbaglio giallo e rosso, lo spaccio 24/7 di chicken wing, si asciuga con le dita il sangue che cola sullo stinco, se le pulisce nell'interno della tasca del giubbetto e intanto cerca due pound, Eppure ero sicura di averli... La lettera che sbuca, troppo grande per il portafoglio, gi spiegazzata sui bordi... Chi poteva aspettarsi che sarebbe arrivata quella... quella cosa... Cristiana che entra, che paga le ali, che si mette al tavolino di plastica rossa, unica persona in sala a parte i due friggitori, che mangia e poi, senza neppure pulirsi le mani dall'unto, dal sangue residuo, la riapre.
Cara, gentilissima, dolce Cristiana... Puah...
 curioso, vedi, scriverti oggi, e solo oggi. Mai davvero ho scritto a te o a Rudra. Ci fu solo, forse, qualche didascalia ai disegni che vi facevo. Ricordi i disegni? No, d'accordo, la abbozzo. Con te, poi. Con te cos sarcastica... Bah... La verit, Cri,  che posso solo irrigidirmi. Dirti che sono a Vallombrosa... 'Sto vecchio cialtrone... Sar qui. Ci sar Rudra, spero. Anzi, ne sono certo... Ma se ti capitasse di sentirlo, tu che sai essere cos persuasiva, magari potresti dirgli anche tu di venire... Sai,  un uomo sposato... Certo, come no, adesso mi rendo pure complice della tua ultima stronzata... Ci sar Rudra. Aurelia non so. Ma ci sar Louis. E poi Enrico. Vedi, Enrico... Enrico! Anche alla terza lettura, anche da sbronza, torna il Non posso crederci della prima. E poi, nuovi fratelli a parte, cosa vuole quell'uomo? Sar una boutade? Una scenetta delle sue? Fosse la lettera di qualcun altro, puzzerebbe di malattia, di morte, di testamento. Ma il babbo  capace di tutto, magari ci chiama solo per mostrarci le incisioni che esporr. Magari ha in mente qualche uscita balzana, come quando incendi il fienile fuori Firenze sulla cui ristrutturazione litigavano da mesi con la mamma, o come quando la convinse a sposarlo con un numero che doveva esser stato davvero pericoloso, se  vero che in casa era proibito parlarne...
Hey, artista!
Non so neanche cosa borbotto in risposta a Adele che mi becca mentre mi trascino in cucina per cuocere due uova e bere dell'acqua, acqua s, c'ho una sete... Che ore sono? Le quindici e dodici, dice il piccolo neon rosso del forno... Be', visto quanto ho bevuto, gi essermi svegliata nel mio letto e non in un fosso, non  poco...
Non l'hai visto il messaggio?
Uh, che messaggio?
Ieri. Ti ho scritto.
Ah, um, no, avevo... avevo il cellulare spento.
Stasera mica esci?
Boh... Fammi prima raccapezzare, magari.
Non mi ascolti eh? Notte alticcia?
Bah, dico, e schianto due, anzi tre uova in padella.
Ho un'ospite a cena...
Emb?
Mi pareva brutto riceverla da sola,  un'amica, certo, ma devo intervistarla e prima vorrei creare un clima un po' informal, mi capisci... Franci purtroppo non c', ha non so che impegno a West Brompton...
Sto per sfancularla, cio mi tratti sempre come una reietta e adesso vuoi che ti dia mano con le tue cose? E non vedi come sto messa? Poi dice:
 Emily Talasso.
Ecco che quell'errato, infausto e gi terminale soggiorno londinese acquista subitaneo un significato, e proprio nella direzione che avrei voluto dargli, che speravo in origine prendesse e che via via mi ero rassegnata a pensare non avrebbe preso. Proprio adesso che considero, o meglio che sbatto sul fatto inevitabile che me ne dovr andare, che non c' posto per me qui, che da questa Londra ostile non uscir niente, che un gallerista di quelli pesanti non mi ricever mai, e mai potr permettermi di rimanere abbastanza a lungo da crearmi quel capitale relazionale necessario a ottenere simili udienze... Ero venuta per trovare una galleria di peso, per farmi dei contatti, per conoscere qualcuno in quella serie A+ del mondo dell'arte che  poi il mondo dell'arte, e invece non avevo conosciuto nessuno, nessuno. Era anzi come se Londra fosse stata l'ultimo girone di un inferno schifo in cui nemmanco sapevo di essere precipitata, da dilettante a professionista in un attimo, e poi da l indietro a dilettante di inciampo in inciampo, di umiliazione in umiliazione... Le incisioni col babbo, i graffiti a Bologna, quando erano solo un vezzo, un penchant per il vandalismo, la mamma avrebbe detto l'espressione di un malessere, poi l'Accademia, la Ginestra, Parigi, la Huluberlu e la FIAC, roba da non credere eppure mi sembrava che quell'ascesa mi spettasse, avevo o non avevo venduto un pezzo giovanile a quattro bombe pochi mesi prima? E infatti la settimana dopo ecco che mi chiamano a esporre a Milano, ecco Frieze che mi mette fra i Twenty young artists to look out for in 2004. Tre righe ma che righe, le ho ancora come prima pagina nel portfolio, Exciting rarefation. Playing with the idea of time through children sports, teenage make-up and other daily activities, the videos and photo installations of Kristeva M., an Italian artist based in Paris, question how the things that should help positioning oneself in the world can also harbor destruction. Il picco, e che picco: la sensazione che ogni cosa girasse e scattasse al momento giusto, anzi meglio: la sensazione che tutto, anche gli anni perduti, buttati, dimenticati, concorresse a quello, formasse un percorso coerente verso un'ascesa inevitabile. Da l un cadere, il giro delle gallerie di fascia alta in quelle strade dove si alternano alle gioiellerie, poi quelle di fascia media nei quartieri gentrificati, certo era possibile che quelle di fascia bassa mi avrebbero preso, ma allora a che pro essere a Parigi? Poi la sensazione di non poter lavorare in un appartamento cos piccolo, la necessit di trovare un lavoro vero per reggere in una citt cos costosa, e allora Tiglio, Liza, Berlino, due anni che volano, il pensiero delle gallerie che si fa meno pressante per poi esplodermi in faccia alla pubblicazione di quell'articolo scritto solo per rabbia, la realt che sfarfalla, ondeggia, si fa buia, Liza che svolta e la mia avventata decisione di venire a Londra, chiss come fanno a non impazzire quelli che da un giorno all'altro a suon di flipping passano da valere niente a centomila, e poi da centomila a niente? La Franci che mi scrive che c' una stanza libera in casa sua, l'altra coinquilina  una dottoranda in arte contemporanea, lavora alla TATE, e io che a quella parola faccio l'ultimo strappo e mi trasferisco qua. Qua a passare dai giri alle gallerie a quelli di notte con sei Red Stripe nello zaino, a finire i soldi - essere in paranoia per i soldi, s; arrivare ai prestiti, all'Oime (intenso sconforto per l'avere dei debiti, Giappone), no - a farmi tirare in quel suo giraccio dalla Franci, per scoprire l'ovvio: che, no, non ci riesco. Cos come non riesco a chiedere, cos come ho un blocco che mi frega ogni volta che c' da chiedere qualcosa a qualcuno, allo stesso modo scopro che non posso dare ci che non voglio, siano anche solo seltzer nel didietro... Forse davvero non ho speranze, n qua n altrove... Finch non si coagula questa cosa: finch, nel muro infrangibile che  stata finora Londra, nella prospettiva del pi doloroso dei nostos, in pieno zal (polacco: amarezza rabbiosa per una perdita irrecuperabile), non mi arriva Emily Talasso a casa. Dovrei fare qualcosa. S, ma cosa?  il dramma di chi  disperato: quando ogni occasione sembra l'ultima, non si ha il sangue freddo per giocarsi mezza carta a modino... Emily Talasso, mica uvetta, come direbbe Esm della Scala-Falier. YBA, o almeno quasi YBA, essendo un filo pi giovane del nucleo originario. Certo, Adele  capacissima di fingere di esserle cos vicina, ma intanto a cena, quella, ci viene. Da un lato la dovrei disprezzare, Emily Talasso, una portata su da personaggi pi simili a broker che a collezionisti, dall'altro ho le farfalle, le falene, quello che sono, pipistrelli, nottole, gufi, nello stomaco. Le collywobbles. Chiaro che non posso mostrarle niente. Per! Cavolo... Ed ecco che suona il campanello. Parlarci bisogna, farci amicizia pure (magari!) e per, subito,  incredibile, incredibile, il modo in cui quella stronza di Adele mi presenta, Emily, fa, this is my housemate Kristeva - che poi lo sa, lo sa che non uso pi quel nome, penso senza arrivare a intuire come continuer il discorso - You know, maybe you have read that article of hers, How to make a bucket of money with contemporary art, ever heard of it? Raggelo al pensiero che in mezzo alle opere citate nel pezzo ce ne sia anche una di Emily Talasso. No, calma. Non c'. Vero che l'avevo considerata, ero stata a un passo dal metterci i suoi Non-white Cubes, Vai da un falegname e fatti affettare una trave..., ma poi avevo preferito metterci le uova di Watts. Per ci avevo messo le cinture di Josh Pitie, quelle tre cinture appese a un muro, e Emily Talasso  pappa e ciccia con Pitie... Ruba tre cinture dall'armadio di tua mamma, s proprio quelle che prese una volta da Zara col 3x2 e non indoss mai, appendile al muro... Wow. Sei un talento naturale.
Ah, dice Emily Talasso. Adele ghigna, poi per quella mette fuori un grandioso sorriso, un sorriso che tale pu apparire solo sul volto di qualcuno che normalmente esprime tanta algida superiorit, un sorriso che la rende umana, una ragazzina, rivela il suo cuore d'oro, la sua umanit non intaccata dal successo, ti fa desiderare di essere sua amica, di raccontarle di quella volta in cui ti sei sbronzata al punto che ti sei addormentata nel cesso del T-Bar con le mutande calate... Sorride, Emily Talasso, e poi dice: Wow, I remember that! It was hilarious.  la coinquilina ora a raggelare, ma  vero che hilarious pu avere anche una connotazione negativa... I mean, dice Emily Talasso, that was so fun, I even emailed it to my gallerist, quindi mi mette una mano sulla spalla e pronuncia le parole fatidiche: So, are you an artist too?
Ah, Graham!, riesce a dire Adele, nel tentativo di interrompere lo spunto e far capire che conosce Graham Southern della Blain|Southern, e grazie, stronza, lo so anch'io che  il massimo, rappresenta pure Zorio, perdio rappresenta Lucien Freud, ma Emily Talasso neanche annuisce, la guarda anzi con freddezza, e lei raggela due volte perch si accorge anche di aver commesso una sciocchezza a portare la conversazione sulle gallerie, sai mai che Emily Talasso mi chieda di vedere il portfolio, mi faccia una raccomandazione, ovviamente non succede, non pu succedere, ma solo il pensiero  devastante...
Dopo - dopo la cena, dopo il caff, dopo (comunque) il cicchetto dal Caol Ila che Adele ha sfoderato per l'occasione (dove lo teneva?!), dopo essere uscita, dopo essere andata a Shoreditch con quattro Red Stripe nelle tasche del cappotto, le risate fasulle di Adele nelle orecchie e un vago sentore del profumo da uomo, al bergamotto, di Emily Talasso, dopo aver messo il muso fuori (ch quelle due dovevano lavorare, e il lavoro, anche della stronza, si rispetta, e per quanto mi sarebbe piaciuto ascoltare l'intervista non volevo darle la soddisfazione di starmene l appesa mentre lei chiacchierava da pari a pari, in cucina, con la grande artista) -, con quasi l'idea di farmi rimorchiare dal primo elemento non troppo indecoroso che passa, dopo essermi girata tre quartieri senza fermarmi da nessuna parte, se non, rientrando a Homerton, al Jackdaw & Star, il pub dove andavo a sbronzarmi i primi giorni, quando avevo appena preso casa e ancora speravo in chiss cosa, dopo aver visto nell'ATM l accanto che non c'ho pi un soldo a parte quella decina di fogli da venti sterline che tengo a casa, dopo essere rientrata ringraziando che Emily Talasso non c' pi e la coinquilina di certo se ne sta gi a dormire, dopo tutto questo, fumandomi la solita sigaretta di sgamo, che fuori dal living room non si potrebbe, sbuffando nello spiraglio aperto nella finestra della mia mansarda, ripenso a quello stralcio di conversazione avuto prima di uscire. Io, una bambola di paglia, una bambola imbottita di malu - (Indonesia): sentirsi inferiori e goffi tra persone di rango superiore - piazzata l sulla sedia, e non si pu neanche dire che Emily Talasso sia stata scortese, ha capito dalle mie frasi smozzicate che mi aspettavo qualcosa da lei e ha provato a darmi una mano, mi ha fatto delle domande serie: Have you shaped your artistic self? Have you defined your artistic attitude? Have you selected your audience? Your mission? Do you really know what people think you are trying to convey with your work?
Avrei potuto dirle No, no, no, no, no, e chiederle se davvero riteneva queste cose essenziali, se vista l'estemporaneit dei suoi lavori non credesse nella noesi, nell'intuizione, e da l tenere botta, ridere, provocare, fare conversazione... E invece ho detto, ma piano, quasi balbettando: Well, I work with very different materials... e Emily Talasso che stringeva un po' le labbra mentre la coinquilina le cercava lo sguardo per farle condividere la propria espressione di sarcasmo e artefattissima compassione... Poi, forse per tirarsi fuori dall'imbarazzo, Emily Talasso che dice che la prossima settimana c' l'inaugurazione della personale di Rondinone alla Whitechapel (Rondinone! Gliene avevo tirate addirittura due, nell'articolo, c'era anche Spray paint some rocks with fluorescent color... Pile them around... Call Gagosian!), che dovremmo proprio passare, noi due. La coinquilina che fa una smorfia a quel you two, al suo riconfigurare monade e diade: Emily Talasso e noi due, non pi loro due e me, ma naturalmente, naturalmente, accetta di farsi mettere in lista inviti.
Ed eccoci, la settimana dopo, all'inaugurazione. Settimana bigia, triste, londinesissima, durante la quale compilo e ricompilo il form del progetto con le parole e alla fine opto, ahi, proprio per l'idea di farne delle acqueforti, ma in allegoria, e poi filmarle, sperando di ottenere una rarefazione in qualche modo sentimentale (o forse solo per paura che altrimenti suonino datate). Bah, tanto non mi convince comunque e altre idee non ne ho... Compilo il form e lo impacchetto, ma il giorno prima dell'inaugurazione alla Whitechapel, mentre Adele e la Franci sono gi l che si preparano e io raggiungo l'ufficio postale su Homerton High, che poi non  altro che un supermarket che ne fa le funzioni proprio accanto al Jackdaw & Star, ed entro, la busta in mano, e il Sikh mi indica la buca per gli invii, l penso che la deadline, comunque,  tra quasi tre settimane... Penso questo e mi ficco di nuovo la busta in tasca e torno a casa... Paura, o ottimismo? Una forma residua e delirante di fiducia in me stessa, nella mia capacit di farmi venire in mente qualcosa di esplosivo entro il 6 luglio? Di incontrare qualcuno che mi faccia svoltare proprio a quell'inaugurazione? Muoviamoci, che quelle due sono capaci di partire senza di me...
Ma come, Kristeva! Non sei ancora pronta?, fa Adele.
Non lo uso pi quel nome, quante volte te lo devo dire?
Tanto a Cristiana sta bene tutto. Alta e magra com'..., dice la Franci.
Che invidia, dice Adele controllandosi il trucco nello specchio dell'ingresso, con tutto quello che mangia. E che beve!
Franci, mi presti il vestito dell'altra volta?, dico allora.
Quale altra volta... Ah, il tubino nero?
Sorrido, ovvio che la Franci non ha voglia di entrare nel merito (ecco l gi accesa la curiosit di Adele). Metto quello e con le Air Force One bianche a sdrammatizzare, mi guardo, s, vado bene - almeno addosso: al posto della faccia mi sembra di avere un memento mori, trucchiamoci, va'...
Se non altro qua si beve Dom Perignon, penso occhieggiando la gente, cercando qualche faccia nota mentre Adele  l che sbava e scondinzola per farsi notare nel capannello che circonda un individuo lungo e abbacchiato, con l'aria da meccanico, con una camicia di jeans su una T-shirt bianca. Chi  poi, Gormley? Ecco che entra anche Emily Talasso e in diversi le vanno incontro, per carina, mi sorride subito, io sorrido a mia volta prima di buttarmi in fila per un altro bicchiere di champagne, lei che gi parla con qualcuno... Dall'altro lato della sala, dal bordo del recinto della piccola installazione site specific creata per l'occasione, invece, la Franci mi indica. Mi indica a un uomo che non ho mai visto, cos'ha da indicare? Parla dei miei lavori? Strano, non l'ha fatto mai... Vorr mica ripropormi...? Forse, per lei che lo fa ogni settimana,  normale,  il modo pi logico per aiutarmi, e del resto quando hai lo spirito da mezzana...
Quel momento al parco. Una donna, anzi una ragazza, nell'atto di indicare; una ragazza che ricordo bellissima, incantevole, con un bambino grandicello, moro, vestito con una maglietta a righe troppo corta, la noto perch noto che la mamma la nota, intercetto una di quelle saette che solo lei  capace di scagliare, e la folgore punta dritta su quello sbuffo di capelli biondi, prodigiosamente chiari e fini e lucenti, su quel viso dalle guance rosee, dalle labbra rosse, con una mezza manciata di lentiggini a tagliare il naso, su quegli occhi turchesi - neanche azzurri: turchesi - sottolineati da uno sbaffo di linea data a caso, e che per in tanta perfezione finisce addirittura per valorizzare... Guarda che bella, mamma, quella ragazza! Dico questo. Che scema! Scema, perch neanche mi ero accorta che la ragazza non indicava al suo bimbo la fontana o l'altalena o il chioschetto dei gelati o una farfalla di passaggio: indicava noi. Me e Rudra, che si ciucciava il dito in carrozzina ignaro di tutto, e lo faceva senza alzare lo sguardo sopra la linea di galleggiamento che avrebbe incluso la mamma nella visuale. Gli teneva la mano sulla spalla e con l'altra ci indicava, dicendo, anzi ripetendo, qualcosa...
Cristiana!
Liza! Non posso crederci! Pensavo proprio a te in questi giorni...
Giura!
Ma... non eri a New York?! Oddio ma cosa hai fatto ai capelli!
Raus. Tempo di crescere.
Stai... bene.
Tu stai benissimo! Da paura questo vestito, che roba , Dior?
Balenciaga...
Hai fatto i soldi eh? The money-swinging London...
No, no, me l'ha prestato una delle mie coinquiline, dico, mentre guardo Liza, sei mesi e sembrano sei anni, Liza trasfigurata, intercetto pure uno sguardo della coinquilina laggi che si chiede chi sia quella, la coinquilina la sente anche nelle persone, l'aura, quella di Benjamin, e poi le schizzano le sopracciglia sopra la testa quando arriva anche quello che dev'essere l'accompagnatore di Liza, un tipo levantino, pi che distinto, con una camicia navy alla coreana, che di aura ne sprizza per due e che io non conosco, ma la coinquilina ha di certo ben presente.
Dobbiamo fare un intervento a Londra, dice Liza raggiante mentre prende a braccetto il tipo.
Con i... gatti?
No, quella cosa  piaciuta, s, ma ci siamo trovati anche su altro. Vedrai, sar una sorpresa!
Una sorpresa... Altro che sei anni, sembrano dieci, venti, seicento, da quei giorni a Berlino, per ragioni diverse gli ultimi giorni di entrambe; lei che mi apre la porta dell'hangar...
Era ora!
Ciao Liza.
Entra, entra.
Hai dormito qui all'hangar?
Come sempre, ultimamente.
E la sorpresa che mi dicevi?
Guarda qua.
Mi accorgo che  venuta ad aprirmi scalza e in mutande, s, ma con una borsa al braccio. Una borsa frame pelosa, tigrata...
Wow, che morbida. Ma  pelliccia vera?
Guarda meglio, dice Liza, e volta la borsa. La borsa ha la faccia. Cio, su uno dei lati piccoli spunta la capoccia di un gatto, che mi guarda con occhi di vetro, da tassidermista.
Ma ...
S,  Jonesy. Era malata, ricordi? Stava sempre ferma in un angolo, poverina... Dovevo portarla dal veterinario per l'iniezione letale, avevo trovato anche l'indirizzo... Poi mi sono detta: ma quanti animali vengono scannati ogni giorno solo per il cibo? E quante persone smetterebbero di mangiare carne se dovessero assumersi la responsabilit dell'uccisione dell'animale da cui proviene?
E...?
E allora ho preso uno di quei bisturi che usavo come raschietti e l'ho uccisa io.
Guardo Liza come si guarda un'allucinazione:
Cio, l'hai...
L'ho portata in doccia e l'ho sgozzata. Un macello, non ti dico...
Liza, ma...
Poi l'ho dissanguata e scuoiata, su Internet ormai si trova come fare qualunque cosa, e mi sono fatta questa borsa. Ho anche filmato tutto, ma non so se lo user...
Ma...
Capisci? Non ci facciamo problemi a uccidere animali, anche intelligenti come i maiali, per mangiarli. E per, come vedi, ucciderne uno - sia pure morente, sia pure in attesa di eutanasia! - per l'arte, lascia perplessa anche te che sei un'artista.
Non sono sicura che...
E pensa al fatto che tantissimo, tantissimo - anche le tue scarpe, guarda! -, e abbasso gli occhi ai miei stivali che, s, sono certamente di cuoio, tantissimo vestiario  fatto di pelle e nessuno fa una mezza piega. Colli di volpe, inserti di asian raccoon cio di cane...
Inizio... inizio a intuire il punto...
Tra l'altro  un ragionamento che mi hai innescato tu, quando mi hai raccontato quella storia dei formicai.
... Inizio a intuirlo, ma continua a farmi impressione, dico indicando quella cosa.
E non hai visto niente, Cri. Liza mi strizza l'occhio, poggia la borsa sul tavolino pieno di scarabocchi e pennarelli e riviste d'arte, e da una scaffalatura prende un grosso radiocomando, simile a quello dell'automobilina GIG Nikko che aveva Rudra da piccolo, ma bianco, bombato... Poi indietreggia, si accosta alla parete, e guardando verso l'altra sala mi dice:
Ti presento il Kettering Kat.
 l che accade... Come lo vogliamo chiamare? Un miracolo rivoltante? L'effetto  quello. Nell'ingresso dell'hangar arriva, in volo, un gatto. Un gatto con un'espressione stranita sul muso morto, un gatto che  stato svuotato e riempito con un drone, le zampe distese, stirate sulle barrette ai cui apici sono montate le eliche. Steso aperto come una pelliccia da tappeto, ma volante.
Tu non sei tutta a posto.
Impressionante, eh?, dice facendo atterrare il gatto sul tavolino. Poi scoppia a ridere, e anche se in modo nervoso rido anch'io, perch  tutto cos grottesco che le parole vengono meno.
Domani ho un incontro con una rappresentante di Saatchi Art, dice poi Liza.
Raggelo, ma solo per un attimo. Perdio, Liza  la migliore amica che c'ho qui, ci manca solo che cominci a essere invidiosa di lei e sono sistemata. Bene, anzi: bene. E speriamo che se la filino, che sfondi, cos poi diventa un buon gancio... Vorrei dire figata, da paura, cool, bomba, abbracciarla, guardarla negli occhi e dirle Complimenti, cazzo! Invece mi esce solo un:
Ma non eri vegetariana?
Vegana.
Eh.
Appunto!, dice esprimendo una gioia esagerata con quegli occhioni da manga, sembra Bulma di Dragon Ball quando trova una sfera del drago, e ne ha ben donde, perdio, la Saatchi Art, certo  solo un colloquio, ma anche solo strappare un colloquio con quelli! Pensa, dice ancora Liza, l'oltraggio, il dibattito, il campo che si divide tra favorevoli e contrari, tra chi mi prender sul serio e chi dir che lo faccio solo per attirare l'attenzione...
Lo fai solo per attirare l'attenzione! Proprio le parole che us la mamma quando Rudra annunci che sarebbe diventato super-vegetariano, a undici anni. A quei tempi non c'era Internet, gli unici vegetariani erano due sbalestrati qua e l, e il termine vegano non esisteva nemmeno, cos si era inventato quella denominazione.
Ma perch?, chiedeva la mamma.
Perch  sbagliato.
Ne prendiamo atto, diceva il babbo, e alzava gli occhi come a dire Lascialo stare, tra due giorni gli  passata, una faccia che faceva sempre con me, e che in quell'occasione gli veniva naturale solo perch l'idea pareva troppo assurda anche a lui, dato che niente con Rudra passava dopo due giorni. Vorr dire che manger le uova, i formaggi...
No.
Come sarebbe a dire?
Uova e latte sono frutto della schiavit. E la schiavit  come la morte.
Quanto a me, datemi la libert o datemi la morte, dissi io citando quella cartolina di Patrick Henry che il babbo teneva appuntata nello studio assieme a quella di Samuel Johnson che gli aveva regalato la mamma e diceva Il secondo matrimonio  il trionfo della speranza sull'esperienza. Nessuno mi diede spago. Pi tardi li sentii continuare in cucina:
 solo per attirare l'attenzione, te l'ho detto.
A maggior ragione, quindi, va lasciato stare.
Non gli fa bene, nel pieno della crescita, ridurre l'apporto proteico.
Che vuoi che sia, diceva il babbo. Il Grande Minimizzatore, come lo chiamava la mamma.
Fosse..., diceva la mamma, poi abbassava la voce a un sussurro, fosse alto, almeno! E vuoi sapere un'altra cosa? Vuole attirare l'attenzione perch ha sentito una tensione fra noi.
Raggelai. Era la prima volta che veniva espresso, concettualizzato, il fatto che qualcosa tra loro non funzionava. Che qualcosa, in casa, poteva non funzionare. Era solo il '91, e non avrei potuto immaginare che cosa ci aspettava. Ma raggelai.
... La comunit animalista sar la prima ad andare fuori di testa. Qua a Berlino poi! Io dico che mi minacceranno anche di morte.
Forse la cosa che l'hai sgozzata tu  meglio tacerla.
Vedi, anche l, l'ipocrisia? La morte somministrata dal veterinario, s; fatta in casa, no. Ma se dico che l'ho trovata morta, tutta la faccenda perde forza. Comunque, per quanti casini scoppieranno, prima o poi qualcuno capir che sto dalla parte giusta, partiranno dei gran dibattiti... Ho gi immaginato una sala in cui proietter dei tritapulcini...
Cosa vuoi proiettare?
I pulcini, quando nascono, vengono selezionati per genere. Quelli maschi sono inutili, cos li buttano in delle specie di enormi macine, cos, a migliaia, vrooom, vivi, dentro 'sto tritacarne, con un nastro trasportatore. Orribile, no? Ma pensare a questo  prematuro, e pensare alle possibili reazioni  sbagliato. Quel che conta  l'opera. Insomma, come ti sembrano?
Sono... perturbanti.
Grazie.
Che altro gli metti in portfolio, i quadri?
No. Non c'entrano nulla, chi se ne frega se ce ne sono un paio decenti. No, no. Gli propongo queste due, il progetto dell'installazione sui pulcini e poi delle performance da filmare. Pensavo di andare in giro tutta acchittata, un po' come facevi tu in quel video con la legna, ma in abito da sera. E con un cane morto al guinzaglio. O una testa di vitello, come nel Trionfo di Bacco e Arianna, presente? Ho preparato dei bozzetti. Anche per altri lavori, volendo... Guarda.
Ogni volta che Liza mi fa vedere i suoi bozzetti scoppio un po', mannaggia a lei quanto disegna bene... Ma ormai  una cosa che conta poco... O forse no, forse i miei lavori non vanno bene perch ho un deficit tecnico di base... Che poi non  vero, anch'io ho un buon tratto, lo dicono tutti, lo hanno sempre detto tutti, ma cavolo i suoi schizzi sembrano cartoni di Pontormo, penso mentre mi presenta un progetto che prevede di imbalsamare dei carlini e dividerli in cubetti foderati che possono essere ricomposti in vari modi... Poi se c' troppa polemica ne ho pensata una tosta. Santa Sebastiana.
Scusa?
Mi faccio tirare con l'arco. Performance estrema. Metto in campo anche la mia carne. A scanso di equivoci.
C'era uno, mi pare, che si era fatto sparare.
Chris Burden. Si  fatto anche crocifiggere. Io unirei le due cose, il gesto e l'icona. Mi capisci: anche tu hai sfiorato questo territorio, con le Legittimit, no? Burden era avanti, l'immolazione come performance suprema! Certo, cambierei completamente il contesto, anche l magari inserirei degli animali... Ma vediamo intanto cosa mi dicono quelli di Saatchi Art.
Davvero se me ne sono andata da Berlino  stato per questo? Cos poca mudita? No, in realt era pi che questa svolta di Liza mi aveva messo fretta, e che senza di lei mi sarebbe mancata una sponda indispensabile e avrei perso motivazione. O forse, e devo accettarlo, ha ragione la mamma, ero, sono, solo una velleitaria, in neanche dieci anni ho macinato tre facolt e quattro citt. Se rischi di finire i soldi a Berlino, cosa te ne vai a Londra, che costa il triplo? Ma c'era da svoltare, e quelle gallerie amatoriali, che aprivano in qualche fondo di Neuklln per chiudere sei mesi dopo ma erano comunque assediate da aspiranti di ogni grado, che svolte potevano mai fornire? Avrei dovuto trovarmi un lavoro vero, che senza il tedesco sarebbe stato al novanta percento la barista, manco lezioni di disegno avrei potuto dare, non essendo in grado di dire fai cos, fai cos, e procedere come avrebbe fatto una di l: abitarci dieci anni, quindici, fare daccapo tutta la gavetta... Nah. Le opere le avevo, su questo aveva ragione Liza, il problema era casomai scegliere quelle giuste, comporre un portfolio organico, A bit messy, avrebbe detto infatti il tipo della Archer & Yolo, l'unica, tra le gallerie buone, che avrebbe accettato di incontrarmi qui a Londra, e conoscendo gli inglesi voleva dire  vergognosamente disordinato, e aveva ragione, non potevo pretendere che da fuori si vedesse l'ordine che immaginavo io... Ma se c'era un posto in cui si poteva svoltare veloce, se mai questa cosa era possibile, e se mai mi riguardava - perch, ok, avevo cominciato a fare sul serio da tre anni, ma tra la prima volta in cui misi il naso in Accademia e allora erano gi sei; undici se si contavano i primi sticker; diciotto se si contavano le prime acqueforti -, se mai c'era un posto del genere, in Europa, quello era Londra. Del resto, diciamocelo: quando lasciai Firenze, Londra l'avevo esclusa solo perch il babbo in quel momento ci abitava. E poi pensare di tornare in Italia da Berlino era terrificante, tutti a parlare della fuga dei cervelli, ma il vero dramma non  fuggire,  rimbalzare. Tornare in Italia! No, no. Gi fu critico tornare da Bologna a Firenze, certo era un momento truce per via dei miei, col loro teatrino della famiglia ricomposta, ma il solo fatto che al semplice sfiorare l'idea mi riaffiorino alla mente i momenti peggiori, dovrebbe dirmi qualcosa. Quell'apocalittico '98, quando era gi chiaro, anche se nessuno voleva ammetterlo, che il passaggio da Medicina a Bologna a Giurisprudenza a Firenze non avrebbe portato, non avrebbe mai potuto portare, a niente di buono. Chiss, poi, cosa avrei scelto all'inizio, se fossi stata libera di scegliere, se non avessi ceduto alle pressioni della mamma che, vedendomi senza idee, punt tutto sulla pi solida, Medicina (e quando fallii fece due pi due e siccome suo fratello, lo zio Mauro, aveva lo studio legale, ecco Giurisprudenza), del resto in matematica non ero mai andata troppo bene e questo escludeva Ingegneria come il babbo, mentre Architettura - altre facolt fuori da quel Quadrivio nella testa di mia madre non esistevano, e riusciva a creare un campo di pressione tale da rendere impensabile anche per me qualunque uscita dal seminato - l'avevo scartata io con sdegno, e s che in una discussione era venuta fuori, in virt delle mie attitudini artistiche ormai sepolte nell'infanzia... Puah, Architettura, un puah che voleva dire: Non penserai che l'arte mi interessi davvero, oppure Non penserai che il mio spirito possa ridursi all'architettura, quell'arte addomesticata, civica, funzionale... Oppure non voleva dire proprio niente, era solo espressione del casino che c' nella testa di un'adolescente, di certo se avessi scelto io avrei fatto pure peggio, sempre che si potesse fare peggio: non ero come Rudra che tre anni pi tardi, al momento di ritirare il voto di maturit, un modesto 63/100 secondo le nuove modalit di conteggio, al cui confronto il mio 52/60, tanto deludente per la mamma, appariva ora come un risultato degno di Vittorio Alfieri, disse: Mi iscriver a Biologia.
A Biologia? La mamma era... Cosa? Disgustata? Certo a lei che era un medico, chirurgo e specializzato, quella roba pareva senz'altro una disciplina minore, e poi non era forse la facolt a cui si iscriveva chi non passava il test di Medicina al primo colpo, per mettere intanto a libretto un paio di esami? Quando Rudra le disse: La medicina non  che biologia applicata, fece un sorrisetto, ci pens un po', stupita da quell'arguzia, anche se non era mai chiaro cosa pensasse Rudra, e quindi se una simile uscita fosse davvero frutto d'arguzia, o di un eccesso d'ingenuit; pi probabile la seconda, ma non era ammesso battere la mamma in arguzia, e certo non poteva farlo Rudra:
Ah, bene, disse lei aggiustandosi sul naso gli occhialetti che proprio in quel periodo aveva cominciato a portare, ne consegue quindi che la biologia non  altro che chimica applicata: vuoi andare a Chimica, allora? Aspetta! Ma la chimica non  che fisica applicata... Fisica allora? Ma la fisica... non  che matematica applicata!
Rudra mi guard, io scrollai le spalle.
Poi il babbo disse: E allora vai a Filosofia!
La mamma emise una folgoretta d'irritazione, ma era il periodo in cui il babbo era tornato al tetto coniugale e non si poteva battibeccare, men che meno sulle stupidaggini: bisognava anzi fare fronte, ritrovare una qualche concordia, specie sui figli.
Allora, visto che a Filosofia non ci vuoi andare, disse la mamma a Rudra sorridendo al babbo nel modo meno ostile possibile, iscriviti pure a Biologia e vediamo cosa combini.
La verit era che il ritorno del babbo, per la mamma, era stato pi che altro un problema, e solo il divorzio pieno, che sarebbe arrivato un anno pi tardi, le avrebbe permesso di tornare a un reale, sebbene ribassato, controllo di s. E infatti, mentre io buttavo le giornate arrivando a girovagare a caso in macchina, andando a trovare gente pi scoppiata di me, gente del gi represso giro cittadino di occupazioni che aveva finito per trasferirsi a gruppetti in qualche cascinale smesso in Mugello o alle cave di Maiano, o ancora a Pelago, dove avrei conosciuto Tristano, lei, le sue, le passava a logorarsi, neanche si gettava nel lavoro come una volta: al contrario, lavorava meno, faceva chiacchierate infinite al telefono con vecchie amiche lamentandosi del babbo, e quando poi fu chiaro che il babbo era s tornato ma c'aveva gi qualcuna, o peggio aveva riattivato qualche vecchia amante - qualche volta nelle discussioni si sentiva digrignare un appellativo, la demente di Viareggio, che avrebbe sostituito, come obiettivo degli strali, la prostituta del film -, allora cominci a sgravare duro. Un giorno, dopo che il babbo era tornato da un convegno a Pisa e si era messo a letto, la vidi uscire e rientrare nello studio con una specie di grossa chiavetta usb. Un tracker! Chiss quanto costava a quei tempi. E di certo la mamma mi era passata davanti apposta, con quell'espressione da giustiziera su di giri, per farmi vedere che lo aveva beccato, finalmente, che avessi contezza della razza di spregevole buffone con cui eravamo condannate ad avere a che fare, e quando vidi che non riusciva a scaricare i dati, o meglio a installare il programma che li avrebbe letti, e le chiesi se voleva una mano, lei mi fece di s col capo, senza dirmi cosa fosse o dando per scontato che l'avessi capito, vergognandosi un poco, forse, ma comunque restando sopraffatta da un furore che doveva parerle sacro, e cos scaricammo l'ubicazione, 4343'21.3N, 1130'20.2E, la mamma che corre a rovistare nell'armadio dello studio, che tira fuori un ammasso di vecchie mappe del Touring, sai leggerle? mi fa. Come cazzo si leggono? Aspetta mamma, forse il programma ha delle mappe sue... Poi, vedi, ce n' anche un'altra... Vediamo se riusciamo a decifrarle, diceva lei, si aggiustava gli occhialetti e poi continuava Al prossimo convegno mi nascondo nel bagagliaio e vediamo, vediamo proprio... Tanto vuote erano le mie giornate che mi feci spiegare da quel campagnolo di Tristano, con cui avevo cominciato a uscire, come si faceva a collocare delle coordinate in una mappa (la prima cosa che mi disse, a colpo certo, vedendo quei numeri, fu che era l vicino) e trovai il posto. Era a San Donato in Fronzano, dalle parti di Reggello, che era poi il paese in cui era nato il babbo. Eccomi l. Cinque cipressi, di cui uno tutto spanato dal vento o da qualche malattia, due cassonetti di plastica, un cancello irto di punte e chiuso con un lucchetto, e poco pi in l un altro cancelletto, pure chiuso ma cos basso che anche una bambina imbranata avrebbe potuto scavalcarlo, e infatti lo scavalco facendomi solo un po' male a una coscia. Dentro, tre pareti di forni di cemento e una spianatella di tombe con qualche vasuccio di fiori. Che fare a quel punto? Scorrerle? Possibile, mi chiedo, che sia sepolta qui la prostituta del film? Mi vengono in mente quei dibattiti, io e Rudra piccoli, che vertevano su un certo bambino contrapposto ai ragazzi, e c'era di mezzo una Francesca appena morta, quella Francesca che la mamma, quando ancora non si era incarognita e la evocava continuamente con l'appellativo che le aveva affibbiato, neanche voleva sentir nominare, ma per decidere di quella faccenda, nominata andava eccome... L'arrivo del bambino avrebbe compromesso la serenit dei ragazzi... Vediamo... Che quella Francesca di cognome faceva Lavier e la professione non fosse la prostituta, bens l'attrice, ora lo sapevo bene... Ma alla seconda fila di tombe, quando gi mi aspettavo un ovale con dentro quel viso angelico, quei capelli a morbide onde di platino, l'arcano si svela in tutt'altra direzione:
giace qui
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ABRAMO MICHELANGELO
artigiano, soldato, socialista
1.1.1920 - 26.12.1952.
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Lambda invece di alfa: cosa significa? Forse solo che erano una manica di bifolchi e quell'alfa cos simile a una banale A non gli tornava? Lo zio Abramo... Chi era 'sto tipo, poi? Si parlava cos poco, anzi per niente, della vita di nostro padre prima della creazione della nostra famiglia, che erano esclusi dai discorsi anche elementi come questo... Ma s, Abramo, lo zio Abramo, quella volta che venne in visita la zia Aurelia fu citato, ne chiesi anche conto alla mamma, l a tavola, e lei chiuse subito, Un fratello di tuo padre, morto prima che tu nascessi. Anzi, aggiunse poi strizzando l'occhio sarcastica al babbo quando vide che aveva captato, che continuava ad ascoltare Aurelia che gli raccontava della sua vita a Milano ma con un orecchio puntato verso di noi, pure prima che nascessi io. E poi, mi dissi l davanti a quella tomba, al pensiero di riferire il risultato della spedizione alla mamma (spedizione che comunque completai, andando anche alla seconda location, e trovando il portone chiuso di un casolare nei pressi di Sesto Fiorentino, senza campanello n niente, solo, appeso sull'architrave, un filo di bandierine tibetane, di quelle gialle, rosse, bianche verdi e blu), perch le davo tanto spago, cos'era, sindrome di Stoccolma? Di certo era qualcosa di poco sano. Me ne sarei dovuta andare di nuovo via di casa, era chiaro, beato Rudra che a diciassette anni se ne era uscito con quel Vado a vivere da solo, lasciando tutti basiti per l'ennesima volta, e per spiegando che aveva trovato due lavori, istruttore in palestra nei fine settimana e la sera cameriere, e che la stanza che aveva intenzione di affittare a Ponte a Mensola gli costava solo duecentodiecimila lire. Aveva visto lungo, e ancora pi lungo aveva visto, se vogliamo, riuscendo a tollerare quello che scelte cos nette impongono, ovvero una improvvisa riduzione delle altre scelte disponibili, riuscendo a capire che quella disponibilit di scelte, forse, ci blocca e basta, ancora pi lungo ha visto quando, tre anni fa, poco prima che io partissi per Parigi, se ne  uscito cos, secco, dopo l'Erasmus in Svezia: Mi sposo. Alla mamma sono caduti gli occhialetti dal naso e le pupille dagli occhi:
Scusa? Hai da...
S, mi mancano otto esami, ma ho gi controllato, la conversione  semplice e in pi l non c' una vera tesi, solo una specie di tema. Cos poi prendo la cittadinanza, in realt ho gi trovato lavoro, in un asilo.
Cosa potevi dire a uno cos? Che lavorare in un asilo non era logico per un biologo? Ma cos'era poi logico, per un biologo non geniale e neanche brillante, uno che era tale solo perch, essendo figlio di laureati, qualcosa doveva pur scegliere, alla fine del liceo? Nulla, gli dicevi: gli chiedevi anzi quando sarebbe stata la cerimonia. Quella volta, il babbo os un Mi chiedo se  figlio mio e la mamma lo guard fisso per... quanto? Nel ricordo fanno almeno sei-sette minuti, e poi alz gli occhi al cielo, li chiuse, scroll la testa abbassandola progressivamente, sospir, lo guard di nuovo, tir un'occhiata a me come a dire Lo hai sentito, vero?, si alz spingendosi con le mani sul tavolo e usc dalla stanza con una risatina acuta, una specie di guaito che non le avevo sentito mai.
Me ne sarei dovuta andare, e invece tra quel '98-99 in cui rimbalzai a Firenze e il momento in cui mossi finalmente verso Parigi di anni ne sarebbero passati quattro: due belli, nonostante tutto, l'amore cos bruciante con Tristano, le lezioni clandestine all'Accademia, quell'imbucarsi ogni giorno con tale sicurezza da essere presa per senpai dalle altre studentesse, l a ridere e sputare sentenze nel cortiletto, tra i vecchi gessi smussati e resi scuri sugli spigoli da mille tocchi, due belli, s, e due terribili: dopo aver lasciato ufficialmente anche Scienze Politiche, dopo esser stata sbolognata da Tristano, dopo che mia madre aveva ingoiato dolorosissimamente il boccone...  stato l che ha cominciato ad avere l'occhio destro come pi chiuso, e comunque stabil che nonostante tutto, arrivata che ero fin l, doveva comunque aiutarmi, nonostante reputasse il progetto di darmi all'arte censurabile anzi folle, oltre che irritante dato che ai suoi occhi tradiva la nefasta influenza di quell'uomo: doveva darmi una mano perch era responsabile, perch era liberale, perch doveva far collimare i propri comportamenti con l'idea di s che da troppo tempo aveva deciso di trasmettere al mondo, proprio come quando, quasi dieci anni prima, Rudra si era presentato, quattordicenne - in casa mai si era parlato di sesso, di relazioni, neanch'io mai avevo portato qualcuno (non che dopo avrei avuto particolare cura di presentare i miei peraltro rari ragazzi alla mamma, ma tant') - e aveva detto: Sono omosessuale. L fu forse l'unica volta in cui vidi il babbo segnare un punto netto di superiorit, non contestabile o relativizzabile o storicizzabile, sulla mamma: disse, solo lievemente stupito, uno stupore che poteva essere addirittura deliberato, fatto solo per dare all'annuncio l'importanza che aveva: Ne prendo atto. Alla mamma invece vibr la palpebra inferiore dell'occhio, le venne fuori il gozzo come per una deglutizione faticosa, poi fece mezzo passo avanti ed esal un Ah bene, tutto sghembo oltre che fuori luogo. L'uscita di Rudra venne derubricata a momento, previsione che si rivel ovviamente errata, e quindi, per quanto io mai avessi avuto la perentoriet di mio fratello, anche la mia personale scelta di minoranza, anni dopo, venne presa sul serio da Beatrice Santi non pi in Michelangelo. Per mi trovavo un problema in pi. La mamma che mi prende da parte e dice: Vedi, Cristiana, tu sai bene che non ti  mai mancato niente...
Ohi ohi, ma', che c'hai adesso.
Mi prende che sono preoccupata. Devi sapere che dopo il divorzio da tuo padre ho ridotto di molto le visite, ci sono state delle spese, i tuoi anni a Bologna... Insomma, per dirla senza giri, stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilit.
Era vero, poi? Avrei potuto dirle che avevamo ancora l'appartamento ad Ansedonia, oltre a quella stessa casa nel cui soggiorno stavamo parlando, ma con che coraggio, alla mia et, si poteva chiedere a quella donna di rinunciare al suo stile di vita, a quel che rimaneva della sua vita, di mettere in affitto la casa delle vacanze o peggio quella in cui aveva sempre vissuto, in cui tuttora - va bene, avr ridotto le visite, ma qualcuna la fa ancora, o no? In effetti  da diverso tempo che non si vede un paziente... - lavora? Non si poteva, e senso avevano le sue raccomandazioni, per quanto sporcate dal sospetto che volesse solo ricondurmi all'ordine, ovvero al suo controllo, con un po' di sana miseria. Cos eccola (dopo aver pronunciato la sua sentenza, che era: L'arte  per chi se la pu permettere) a riempirmi di consigli non richiesti, di possibili contatti, idee, persone a cui chiedere raccomandazioni, e hai voglia a spiegarle, a parte il fatto che non mi riusciva chiedere niente a nessuno, che stavo ancora provando a sviluppare un mio discorso, a trovare una strada, che se voleva aiutarmi doveva solo lasciarmi lavorare, ma abitavo in casa sua, finch non avessi trovato un lavoro campavo coi suoi soldi, e allora potevo irritarmi solo fino a un certo punto. Il lavoro lo trovai sei mesi pi tardi, un posto nel laboratorio dove Buuero faceva fare i suoi bronzi, grazie a un prof dell'Accademia, che non aveva mai saputo che ero una studentessa abusiva: il celebre Buuero arrivava l, si presentava con una statuina di pongo grande quanto un pupazzetto, e diceva solo Hganlo ahora, fatelo ora. Il capomastro, un tipaccio con un maglione liso, i baffi sale e pepe e un cappello di pile, in due e due quattro realizzava il modello a grandezza naturale col gesso, poi lo passava a noi e dirigeva i lavori a distanza, fumando MS, Come cazzo l'hai messo quel chiodo... Bona, bona... Fai piano! Via su, pigliate la materozza... All'Accademia non ero mai andata in gita alle fonderie di Pietrasanta, ch bisognava segnarsi e avevo paura di essere beccata, cos non prendevo mai parte alla versatura, davo mano con la calcatura, a fare gli impasti di loto, e dopo un po' anche alla smantellatura, il tutto per un part-time anche decoroso se non ci fosse stato da andare ogni volta all'Osmannoro. Ma se da quei seicento euro che alzavo avessi dovuto togliere un affitto, non mi sarebbe rimasto quasi niente, e quindi ero ancora a casa, con la mamma che mi segnalava bandi, concorsi, selezioni, che passava le giornate su Internet a cercarmi roba, e hai voglia a spiegarle che era tutta robaccia, che il mondo dell'arte aveva i suoi meccanismi... Poi un giorno si rif vivo Tristano, e io ovviamente, scema che sono, gli rispondo, me lo filo, ci fisso pure in Santo Spirito cos mi spiega meglio. Quello stappa una Moretti coi denti e mi dice che in Valdarno c' un bando proprio grosso, per gestire boh, una filanda o un monastero...
Una filanda, o un monastero?
Non ricordo, comunque un posto grosso.
S ma spiegami meglio.
Da quel che si riesce a inferire dalla sua comunicazione, visto che i sensi di Tristano registrano a far bene met delle cose e la sua mente cambia poi il registrato di un altro cinquanta percento, sembra una cosa effettivamente interessante, una specie di residenza annuale che potrebbe tradursi in una cogestione dello spazio, spazio che potrebbe avere anche zone utilizzabili come atelier... Finisce che la settimana dopo, inviato il CV, ricevuta una risposta da un'organizzazione che si designa come ArtStyle of Wondering, sono sul treno per Figline Valdarno, scendo rendendomi conto che non ho preso una cartina, niente, poi vedo un ragazzino in cappello da pescatore e zainetto svedese che si guarda intorno come me, e appena lo inquadro fa un sorriso da monello e mi chiede se sto andando anch'io alla Ginestra. Ha qualcosa di familiare, penso quando si presenta come Tiglio, e quando gli dico Cristiana mi fa:
Michelangelo? Io annuisco e lui, Aspetta... Ahh! Capito, sei la Piaga.
Scusa?
S, insomma, la fic... la fidanzata di Tristano. No? Poi scoppia a ridere.
Veramente non stiamo pi insieme da quasi due anni. Lo conosci anche tu?
Sono suo cugino! Gli ho parlato io di questo bando! Perch a te lo ha detto lui, scommetto.
Pensa tu. E quindi, dimmi un po', mi chiamava cos?
No, cio s, ma magari... magari perch vi stavate lasciando!
Be', sappi che quel termine viene da me. Ero io che lo dicevo a lui, chiaro?, dico mentre entriamo nel bar della stazione e chiediamo dove sia questa Ginestra.
I' quartiere o la chiesa?, dice il barista. Poi, fra s, Bah, tanto la chiesa gli  sopra ai' quartiere... Allora voi uscite di dil, poi pigliate pe' i' corso...
Uscendo, quel picchiatello di Tiglio mi offre un bidi che rifiuto, se lo accende e camminando ridacchia tutto soddisfatto.
Quindi, dico, di cosa ti occupi?
Io? Videomaker. Stavo a Berlino, conosci il Tacheles? Ecco, l vicino. Avevo un contatto buono, sai, cento euro per una doppia, tempo un tot sgami del genere non ci saranno pi, sai. Ma nonostante quello ho finito il cash e adesso sto rimettendo un fienile che era di mia nonna su a Moncioni, con due-tre fichette... Eh eh eh... Poi dir anche a Tristone di venir da noi, poretto se ne sta l con le zie...
Tristone, eh? dico sorridendo mentre attraversiamo un corso deserto di vita come un canyon marziano.
Eh eh...  buffo, no? Lui che  sempre di buon umore senza motivo... Aspe', mi fa, dallo zainetto tira fuori un sacchetto della Coop che a occhio  pieno di magliette, mutande e calzini, e da quel mucchio estrae una telecamera digitale.
Che fai?
Ti documento. Tutto pu diventare un progetto, no?, dice, e mi inquadra da sotto in su:
Allora qua abbiamo, non ti preoccupare poi il parlato mio lo taglio,  pi per rompere, sai, il ghiaccio, Cristiana Michelangelo, un nome importante per una bella donna, aspetto aggressivo, battagliero, ma del resto Cristiana  una... Qui devi dirmi cosa sei. Cristiana  una...
Um, artista, diciamo.
Un'artista! Michelangelo, del resto! Sar una pericolosa sfidante in questo superbando? O forse un'alleata? Lo scopriremo solo quando arriveremo a questa fantomatica Ginestra! Qui su l'arida schiena / Del formidabil monte... Vuoi parlare dei tuoi lavori, Cristiana? Cappelle ne hai fatte ultimamente?
Gli tiro uno sguardo assassino.
No?
Non sono un'affreschista.
Ma che hai capito, intendevo errori, ghigna, era un doppio senso...
Se partecipo allo stesso bando a cui partecipi tu, dico,  segno che sto andando male, no?
Pare quasi risentirsi, poi per scoppia a ridere, rinfila la telecamera nello zaino, se lo caccia in spalla senza chiudere la zip e si accende un altro bidi. Ho capito perch mio cugino stava con te, dice.
Bravo, allora fammi un piacere e capisci anche come mai mi ha lasciata, penso e non dico. Dammi una di quelle schifezze, dico invece. E fai accendere.
Arriviamo alla Ginestra, che  un monastero e una filanda, e anche una chiesa come diceva il barista. Ci sono gli altri aspiranti, un gruppone variegato, cominciamo a presentarci a vicenda, l'et media non  diversa dalla mia, il pi piccolo  proprio Tiglio, poi arrivano le responsabili, due artiste, non c' dubbio, una tipo lesbica d'assalto, scarpe da calcetto, pantaloni militari, camicia da uomo e occhialoni stile Wertmller; l'altra una creatura lunga e spenta, capelli fino al culo e una camicia dell'esercito cinese con sotto una gonna nera plissettata e calzini bianchi, di seta, nei sandali col tacco. Ci prendono e ci portano nello spazio, ci fanno presentare secondo schemi incrociati, con domande in ordine inverso d'importanza, dai trivia fino al mestiere, alle aspirazioni e al nome, di certo il bando ha avuto eco nazionale, c' uno di Roma che lavora al macro, c' una che  arrivata dal Veneto, due tipe di Milano tutte ritentive... Il workshop dura due settimane ma gi al secondo giorno, in quelle sale immense e fredde di monastero, capisco che di geniale ci sono due cose: il fatto che queste due hanno susinato una valigiata di soldi al Comune di Figline Valdarno e il modo in cui dividono accettati e scartati. Il secondo giorno, infatti, vengono stampati i nostri CV in tante copie quanti siamo, distribuiti, e ognuno deve riempire due spazi coi nomi, quello di chi  adatto al core, dieci slot, e di chi invece  pi adatto al network, gli altri ventidue. Il core lavorer qui mentre il network si coordiner da fuori... Riescono pure a restare serie mentre lo dicono! C' qualcosa di affascinante, in queste due, nella loro capacit di vendere frottole a comuni col bilancio in attivo, mi viene quasi la curiosit di vedere le loro opere, anche se certo di opere non campano, visto che vanno a caccia di bandi... Per fortuna mi sono data da fare anch'io e nel CV ho messo tali e tante esagerazioni che nella classifica per il core arrivo seconda a pari merito col tipo del macro, superata solo da una di Perugia che praticamente ha studiato tutta la vita per gestire uno spazio come quello.  sorprendente che nessuno si chieda l'unica cosa che conta, cio con quali soldi dovremmo gestirlo, quel posto, noi del core, quali sarebbero i dispositivi di interazione col Comune, ma alla fine neanch'io mi azzardo a chiederlo, mi faccio il workshop e zitta, mi dico che  formazione gratuita, neanche malvagia per quanto getti ombre decise su ci che deve fare un'artista, oggi, in Italia, per tener pieno il portapane, e, ci si creda o no, quando all'ultimo giorno quella cosa la chiedo, le due artiste si scambiano uno sguardo come a dire Sveglia questa, e poi scoppiano a ridere. Finisce che con chi rimane, otto di core e non dieci, ch il tipo del macro se ne torna a casa sbottando improperi in romanesco quando scopre che le due settimane di albergo dovr pagarsele ancorch selezionato, e un altro, un tipo scontroso l del posto, semplicemente al quarto giorno non si presenta pi (che quelli del network scompaiano nell'oscurit in cui sono stati cacciati  invece naturale), organizziamo una specie di festival di musica elettronica con tanto di mostra annessa, le due tipe se ne sono gi andate a contare i soldi, e allora perch non esporci i miei Formicai? Grazie ai contatti di Tiglio facciamo pure venire gente brava a suonare, solo che per via dei regolamenti comunali non si pu fare il bar - quindi, quattro fiaschi di vino e bicchieri di carta, rischiando pure la multa - cosa che comunque non pesa dato che, cadendo in un finesettimana in cui c' sia il Pelago on the Road che l'Arezzo Wave, avremmo fatto il vuoto anche con l'open bar. Al sabato vengono meno di venti persone e l'intera faccenda della Ginestra come cantiere della contemporaneit si chiude l. Succede, per, quella cosa. Nella desolata sera del sabato, ecco comparire un volto quasi noto, come si chiama non saprei dirlo ma  un inglese che produce vini in Chianti - a suo tempo la sua tenuta, o meglio una delle sue tenute, era tra quelle dove il babbo teneva le api -, arriva 'sto tipo rubizzo e da sotto la paglietta chiede Quanto viene questo? Io che sto per dire Trecento ma penso Non buttarti gi, e mi forzo a dire Cinqu... e Tiglio che mi passa avanti e mi finisce la parola: Cinquemila, dice, in occasione del festival possiamo bypassare la galleria, che dici, Cristiana? Io sto per tirargli una gomitata, ma mi blocco quando l'inglese, dopo averci pensato su un attimo, dice All right, chiama a s la moglie, le bisbiglia qualcosa all'orecchio e quella annuisce e tira fuori dalla borsa un enorme portafoglio di struzzo e conta uno, due, tre, dieci, venti fogli da duecento euro gialli e freschi come sbuffi di ginestra e glieli porge. Che ne dite se facciamo quattromila, ma cash, subito? Io sono pi immobile delle mie sculture. Tiglio storce un po' la bocca, mi guarda teatrale, aspetta che io annuisca (annuisco) e solo allora dice: D'accordo. Il mio primo venduto! Si dice che il cibo che ti sei cacciato da sola sia speciale, ma ogni singolo pasto che mi sono comprata con quei soldi aveva un sapore pi che speciale: paradisiaco. Il sapore, mai sentito prima, della vera indipendenza economica, o meglio della sua illusione dato che sarebbe stato anche il mio ultimo venduto, e prima di capire che si era trattato di un caso (anzi, chiss cosa era accaduto veramente: mi aveva presa per qualcun'altra? Tiglio conosceva gi il tipo? Qualcuno gli aveva detto che tra gli street artist italiani citati da Flash Art c'ero anch'io? Mi aveva vista appiccicare qualche sticker? Non poteva essere un semplice abbaglio. Fino al sospetto pi terribile: era o non era, costui, un vecchio amico di Antonio Michelangelo? Poteva aver capito, ricordato, che ero sua figlia e aver comprato un pezzo per incoraggiarmi, del resto se hai una rendita di qualche milione l'anno, cosa sono mai quattromila euro...) ci avrei messo un po', perch le cose sarebbero andate bene, troppo bene, ancora per diversi mesi... Qualunque fosse la spiegazione, la sorte mi aveva donato dei soldi e la possibilit di dire che Formicaio IV era stato venduto a quattro bombe, ma soprattutto mi aveva dato un segno: quella botta di fortuna rendeva paradossalmente pi ovvio che in quel Valdarno desolato, in quella Firenze capace solo di guardare indietro, eventi del genere non potevano essere messi a sistema, non importava se fossi o non fossi alla loro altezza, e allora, quando capii che Tristano mi aveva lasciata veramente, capii anche che era l'ora di andarmene. Che non stessimo pi insieme lo sapevo bene, ma ero in piena negazione, vivevo la situazione come una pausa o qualcosa del genere, anzi solo per il fatto di partecipare a quel workshop, di frequentare suo cugino, pensavo di essermi riavvicinata anche a lui, e del resto Tristano me lo dava a credere, troppo gentile o troppo scemo per chiudere del tutto, per non rispondermi pi ai messaggi, per esprimere un no netto alle mie proposte di passare a trovarlo, ed eccomi di nuovo, come quando ero appena tornata da Bologna, a farmi proprio la Bolognese, verso casa sua. Salendo da l, Firenze cambia aspetto, trova i colli, le balze, gli orridi boscosi che fanno sfondo ai dipinti rinascimentali, ed  in quei luoghi che si distende un intero sistema di ville, alcune abbandonate, che hanno visto l'ultima gloria con qualche salotto o qualche riunione di loggia a met Ottocento; altre ancora di propriet delle famiglie originarie; molte trasformate in resort; e alcune, passate di mano in mano, di intervento in intervento, di abbandono in abbandono tra il Rinascimento e i primi del Novecento, finite in mano a chi si era alzato due soldi dopo la guerra, come il nonno di Tristano, notaio del Mugello dotato di sufficiente boria da volersi fare la villona, e non una villa qualunque, no: quella il cui parco contendeva al giardino dei Semplici il titolo di orto botanico pi antico di Firenze. Vale la pena specificare che ci si rovin? Cos, era tutto allo sbaracco gi ai tempi in cui la mamma di Tristano si fidanzava con un inglese arrivato a Firenze sulle tracce di Shelley e Byron, e che si pu dire le avesse seguite bene, visto dove era finito, un luogo che pi romantico non si sarebbe potuto progettare, la torretta merlata e mezzo diroccata, l'edera che avvolgeva le basi delle statue, pi di met delle stanze inutilizzate, gli affreschi che venivano gi, i mobili antichi coperti coi lenzuoli, e soprattutto il parco tutt'intorno che aveva cominciato a prendere i tratti della selva, fino a tracimare nel podere accanto, in cui gli ulivi, mai messi a frutto per la pigrizia connaturata ai Landolfi, si contendevano ormai il terreno con le ginestre, le rose selvatiche e certi spropositati sbuffi di rovi, grandi come pagliai e sempre senza more. Quando conobbi Tristano, si erano gi trasferiti nella casa della servit, che era comunque paragonabile a una colonica di tutto rispetto, e per la villa era ancora aperta: ci viveva una sorella della madre, rimasta zitella, che teneva il suo laboratorio direttamente nell'ingresso, e anche la madre di Tristano a volte vi si aggirava, in vestaglia, come chiamata da un istinto romantico se non gotico (se intercettata da qualcuno, diceva di star studiando come riprendere gli affreschi), finch non arrivava l'inglese ad abbracciarla da dietro e baciarle il collo e la nuca. A quei tempi vedevo in quell'uomo un riflesso della donna con cui era finito mio padre, a Londra, e nella madre di Tristano il riflesso di mio padre, circostanza che nella mia testa non poteva non cementare ancor di pi la nostra coppia. Tutto falso, tutte fole da innamorata: la mamma di Tristano era una donna che si credeva sopra le righe, e sopra le righe cercava di vivere, ma veniva trattata da tutti in modo prosaico, la sua eccentricit ormai digerita dalle poche persone che frequentavano la casa; il babbo, almeno finch visse con noi, ce la metteva tutta per essere prosaico, per scomparire nella quotidianit di una vita il pi possibile ordinaria, ma andava continuamente a sbattere sulla esagerata considerazione che gli dava la gente, non c'era verso di girare con lui senza incontrare qualcuno che non esprimesse un'ammirazione smodata, che non si mettesse a scodinzolare come un cagnolino, e poco importava se l'ammirazione era vera o se sotto sotto lo considerassero una vecchia carogna: aveva l'aura, questo contava. Giusto la mamma e quel suo collega mezzo argentino, Alejandro, ne parevano almeno in parte immuni. Anche i contadini e i casieri delle tenute dove teneva le api, troppo ignoranti per avere nei suoi confronti le reazioni dei borghesi fiorentini, dei piccoloborghesi del villaggio, degli altoborghesi dell'Argentario, dei nobili trapiantati in Chianti, lo guardavano comunque come un alieno. Forse loro lo sapevano gi, che quell'uomo era fuori posto, che se ne sarebbe andato, e se mi guardavano con tenerezza quando lo accompagnavo a curare le api, non era perch ero piccola, o tenera, o perch era curioso che una femminuccia si interessasse di simili faccende, ma solo perch riconoscevano gi in me le stimmate di un futuro abbandono. Pure il tuo Tristano  un bel prodotto del divorzio, ebbe una volta l'ardire di dichiarare la mamma. Era anche altro, Tristano l che strimpellava, le caviglie abbronzate infilate in due birkenstock tipo pantofola, con quel ciuffo che gli pendeva sul lato, con le spalle larghe a tendere la maglietta bianca: era la dimostrazione di una tranquillit che a me sarebbe stata sempre sconosciuta, e aveva sostituito la figura di mio padre in versione apicoltore come mediatore del mio rapporto con quella terra; venire lasciata, o lasciarlo, quel che mai era successo (ok, s, fui lasciata), fu la mia lacerazione pi del divorzio dei coniugi Michelangelo, lacerazione che oggi benedirei se questa cosa dell'arte non fosse stata un errore, tutta un errore, visto quanto sono povera oggi, quanto dovr umiliarmi davanti alla mamma quando torner in Italia, sconfitta anche al bando del Palais de Tokyo, e fosse poi solo quello: cos' la povert rispetto alla mortificazione di essere un'artista fallita, una che non ha pi neanche la forza di farsi prendere a porte in faccia? Chiss che avrei fatto, fossi rimasta con Tristano: chiss. Certo quel tratto panico imparentava al babbo lui, pi che sua madre - e a maggior ragione  stata una buona idea rompere. Cio, sarebbe stata una buona idea se fosse stata una mia idea, se non mi avesse scaricata lui. Io che gli chiedevo conto delle sue azioni, o meglio della sua inazione, sotto gli esemplari di pino cinese antico, tra le siepi di prugnolo e spino di gatta, e lui che riprendeva a camminare e cambiava discorso mentre uscivamo dal parco attraverso il podere, salivamo per una via secondaria, e ancora, al comparire di una casa simile a quella dove viveva, si fermava sulla proda del bosco, come un cane che ha sentito muoversi un qualche animale. Io rimasi indietro per guardare quella casa, tanto simile a quella dove viveva Tristano da far sospettare la stessa mano. Forse era una seconda casa della servit, o magari del guardacaccia. Mi sporsi sopra il muretto, vidi un orto appena accennato, un gatto che dormiva su un pianerottolo. Su una canna un po' curva penzolava una drappella della pace stracciata e scolorita. Una delle finestre che davano sulla corte aveva gli scuri aperti e sul davanzale, costituito dallo stesso spessore del muro, stava un vasetto con un cactus rotondo che aveva fatto il fiore. L vidi, o immaginai, una fanciulla snella, castana, d'incarnato chiaro, un'altra da me coi capelli alle spalle, un poco gonfi, che, appena alzatasi da letto nonostante l'ora tarda, dava qualche goccia d'acqua al cactus con un cucchiaio, si sedeva al tavolo, sbadigliava e prendeva a spazzolarsi la testa da un lato e dall'altro, paziente... Tristano fischi. Era uno dei suoi fischi modulati, che imitavano quelli dei rapaci. Lo guardai perplessa. Lui si volt e mi sorrise, poi fece il verso del fagiano.
Sei proprio un demente, gli dissi avvicinandomi.
Cosa c'?
Cosa c'? Mi chiedi cosa c'?
Tristano sollev un sasso da terra con un movimento della punta del piede e lo calci al volo, colpendo il tronco di un albero con uno schiocco. Poi disse: Ciliegio! Nei suoi occhi non riuscivo a trovare un'ombra di significato, o meglio tutto quello che ci vedevo mi appariva incomprensibile. Mi vennero le lacrime; provai un desiderio soverchiante di prenderlo a pugni sul petto: di spaccarglielo, il petto, con una pietra, ma non riuscii neanche a toccarlo, quasi che il contatto con la sua pelle fosse ormai per me un veleno, o una pania.
Non c'era futuro, l: non ce n'era nell'arte, non ce n'era con la mamma, non ce n'era ovviamente all'universit e non ce n'era nemmeno con Tristano, e allora, dopo solo qualche perplessit circa quelle che potevano essere viste come orme del padre, feci mia l'idea della mamma: andare a Parigi. Del resto di persone che avevano fatto un po' di strada nell'arte ne conoscevo in tutto tre, la Franci a Londra, che si era buttata sulle curatele, Liza a Berlino, e poi a Parigi Justine, figlia in effetti di amici del babbo, frequentata per un paio d'estati, da ragazzine, ad Ansedonia, Justine che lavorava alla galleria Huluberlu... Cos, esclusa Berlino perch ci andavano tutti, esclusa Londra perch ci abitava il babbo, all'ennesima uscita della mamma, le do spago:
Parigi, dici?
Tuo padre ci ha abitato, lo sai. E quando lo conobbi, be' quando lo conobbi mi ci port un paio di volte, dice la mamma, e prende un'espressione tra l'incanto, il risentimento e l'autocommiserazione. Una sera, a una cena nel sesto arrondissement, sai chi c'era? Gainsbourg. E Godard.
Alla faccia. E Anna Karina no?
No, lei no. Comunque ai tempi, di questo bisogna dargliene atto, tuo padre era anche pi affascinante di Gainsbourg. E come lo stava a sentire, Godard!
Sar stato per cortesia.
O perch era amico di Bertolucci.
Pure! Chiss come mai, penso, queste cose vengono fuori solo adesso. Forse c'entra il fatto che il babbo sotto sotto non  mai stato contento della Sultana, e in effetti non  un granch come film, anche se resta notevole per un dilettante, poi quel finale col sacrificio del dio-re, anni prima di Apocalypse now... La cosa peggiore sono tutte quelle citazioni, anche se ai tempi, va detto, pure quelle erano una cosa nuova, che non usava. O forse era perch nella Sultana c'era quella Francesca Lavier, la prostituta del film appunto, e quindi in casa era tab. O perch quando cominciavo a essere grandicella, il solo parlar bene del babbo era diventato tab, un tab a cui si attenne anche lui, nei due anni in cui tent quel goffo ritorno al talamo, anzi sembrava pure felice di aderirvi. Di certo, anche di questo bisogna dargliene atto, con noi non si era mai posto come un artista.
Comunque, dice la mamma, tuo padre l qualcuno conosce ancora, e potresti sfruttarlo. Almeno per quello! Tanto, qui...
Tanto, qui non si poteva fare niente, era vero, lo avevo capito io, lo aveva capito lei, in quella Firenze in cui l'attitudine italiana di disprezzo nei confronti dell'arte contemporanea  portata agli estremi pi radicali, cio mi rompi le palle con le tue installazioni quando basta entrare nella prima chiesa per ritrovarsi davanti un Donatello? Non  che mi stavo suggestionando, che proiettavo all'esterno i miei fallimenti: non in quel caso, perch non avevo ancora cominciato a fallire, e perch, se c'era qualcosa di evidente, era proprio che l non sarebbe mai stato possibile svoltare. Ogni tanto andavo al Pecci, a Prato, oh, mai una volta che ci fosse qualcun altro oltre a me, manco quando c'era Wim Delvoye, io sola davanti alle ruspe gotiche, alla macchina genera-merda, ai maiali tatuati... Sola! Il che era anche bello, quella sensazione di ora-vado-a-casa-e-faccio-anch'io-qualcosa-di-clamoroso che hai sempre durante una buona mostra era amplificata dal vuoto, dal silenzio, ma le espressioni ironiche oppure avvilite dei guardiani di quel deserto parlavano chiaro: l, a meno di tornare, un giorno, anziane e vittoriose, a farsi offrire una personale e del prosecco dal vicesindaco (Il sindaco aveva un impegno, ma manda i suoi saluti e complimenti...), non c'era, n ci sarebbe stata nel secolo a venire, trippa per questa o altre gatte... Sar stata la disperazione, ma mi sembr che per una volta la mamma torto non avesse: per far quadrare la cosa mancavano solo un po' di soldi, e cos, se sfruttarlo dovevo, andai dal babbo.
Yes? Cos questa signora coi capelli scalati, bianchi, dalla soglia di una di quelle tipiche case londinesi, presente?, mattoni scuri, infissi bianchi, bovindo che sporge dalla facciata, il giardino ineludibilmente pieno di potature o macerie... Una signora piuttosto signorile, ma con un tocco indiano, anzi da insegnante di yoga, negli abiti, a renderla sciatta, e tuttavia con addosso quel certo e, va ammesso, splendido distacco inglese, che si  s stupiti, magari quasi irritati, e per si sta anche quasi per scoppiare a ridere, o almeno cos sembra...
Hello, I...
May I help you, madam?
Yes, please. I am searching for Antonio Michelangelo.
I am the wife.
Ma senti questa... Avanzo nel giardino, fino a fronteggiarla, lei arretra di mezzo passo, d l'impressione di volermi chiudere in faccia, poi non resiste e si fa di nuovo avanti, quasi bellicosa, per vedere cosa vorrei mai fare.
I don't think so, dico. But I am his daughter.
Lei illumina un poco gli occhi e dice:
So, you must be Aurelia!
Andiamo bene. L per l neanche penso al sotteso, al fatto che a quella donna il babbo aveva parlato pi di Aurelia che di me, probabilmente per la sola ragione che Aurelia non se lo fila, e allora deve compensare, compensare, compensare...
Cristiana. Mi esce proprio con l'accento inglese.
Oh, dear. Of course!
Would you please let me in?
Che succede...? Una voce da dentro.
O babbo...
Cristiana?
Babbo! Come stai?, dico, e comunque non resisto, e dato che mi abbraccia stringo pure io quel mucchio di ossa e nervi e muscoletti ormai quasi impercettibili, nella sua nuova mise: tutto in nero, jeans e t-shirt, con sopra una vecchia camicia pure nera.
Uh, che abbraccio! Dianna, this is my daughter Cristiana. Cristiana, Dianna.
It's so nice to meet you, young lady...
Uno splendido pomeriggio a casa di Antonio Michelangelo e della sua (nuova) vecchia pantofola - e meno male che la mamma ne parla come di un Casanova.
Cosa ti porta qui, bestiolina?
Mah, ho letto sul giornale che Antonio Michelangelo era stato avvistato qui a High Barnet, dove starebbe lavorando al suo ritorno sulle scene.
Gli brillano gli occhietti per un attimo: l'idea di un articolo su di lui, dopo tanto tempo! Poi capisce che sto scherzando:
Quali, fra le varie possibili scene?
Non lo specificavano.
E facevano bene. Su, seria. Ti manda la mamma?
Come fa a leggermi cos? Forse che la disfunzione, per chi ne  a sua volta maestro, finisce per essere pi leggibile di una grigia, rispettosa normalit? Bof, inutile nascondersi:
In qualche modo s, dico, mentre Dianna porta due t gi annaffiati di latte, in due tazze diverse, una di grana fina, da servizio, l'altra di quelle grosse, con su un'immagine di Osho.
Ah ecco, mi pareva, mi pareva.
Avrei dovuto dirgli: Alle corte babbo, hai lasciato casa quando avevo diciassette anni, adesso ne ho ventisette, fanno dieci anni tondi. Hai sempre contribuito al minimo legale, e solo perch la mamma non faceva altro che minacciare istanze; facciamo allora, rivalutati, altri cinquecento euro al mese. Ti sto praticamente graziando dato che non tengo conto del fatto che eravamo una famiglia benestante. Seimila euro l'anno per dieci fanno sessantamila euro. Facciamo cinquantamila, che dall'arredamento di questa casa vedo che non ve la passate troppo bene... - L magari Dianna, notato il mio gesto con le braccia, intuita una mezza parola, sarebbe intervenuta, avrebbe detto What did she say about the house?, e bello sarebbe stato possedere una crudelt che non ho, e dirle: I said your house is a bit shabby, madam, poi dire, chiaro e tondo, Insomma, cinquantamila euro, cos che mi possa trasferire a Parigi a perseguire una carriera senza crepare di ansia, e considero chiusa la partita con te, ora e per sempre, e mi sa che si aspettava pure qualcosa del genere perch aveva gi messo su una faccia tra lo stupito e l'avvilito, quella atta a spiegare che, guarda, Cristiana, non so cosa ti abbia fatto credere tua madre, ma non ce li ho mica quei soldi... Invece dico:
Mi vorrei trasferire a Parigi...
Ne prendo atto. E poi fra s: Bene, bene. Parigi!
Dianna, captato solo il nome della citt, ci guarda attendendo spiegazioni.
Mi diceva la mamma che l conosci gente.
Gente! Al Pre Lachaise. Qualcuno anche al Cimetire du Montparnasse.
La mamma mi ha detto che conosci Godard. Godard  vivo.
La mamma esagera. Ci ho parlato tre volte. Conosco per... C'era... C'era un gallerista che una volta teneva le mie incisioni! Poi smise di farsi sentire... Come si chiamava? Marchand? O forse Meunier...
Lambert?
Nah. Mercier? Chiss. Ma senti, Cristiana, non vuoi restare a cena, o andare da qualche parte, conosciamo, dice e guarda Dianna, conosciamo un posto, The Harwood Arms, si chiama, e mentre pronuncia il nome la prende e se la avvicina l accanto a s sul divano, un posto che d'un colpo ti toglie ogni pregiudizio sulla cucina inglese!
Non so, pensavo di andare alla TATE e poi a letto presto. Riparto domattina alle sei.
Da Heathrow?
Stansted.
Stai poco.
Volevo solo chiederti due dritte...
Due dritte avresti potuto chiedermele anche via telefono.
Va bene, volevo vedere come te la passavi. Chiss, magari anche chiederti dei soldi. La butto l cos: di pi non riesco. Lui fa finta di niente, poi quando Dianna, forse irritata dal fatto che continuiamo a parlare in italiano, se ne va di nuovo in cucina, dice:
Sai Cristiana, mi dispiace, mi dispiace molto...
Non so bene cosa dire, ma una cosa mi colpisce: sarebbe stato facile vedere, in quell'uomo cos secco l in quel divano di pelle beige troppo imbottito, un guscio, una carcassa, qualcosa di residuale. E invece no: invece si capiva che non gli dispiaceva un cazzo di niente, almeno non ci che a me, o alla mamma, e forse anche a Rudra, sarebbe parso dignitoso gli dispiacesse; e soprattutto, nel luccichio di quegli occhi, si leggeva ancora un'energia latente, satanica, che come una batteria ficcata nella ciabatta si stava solo ricaricando.
Ne esce un versamento di novemila euro, e la dritta per la casa: la figlia dell'affittacamere dove abitava lui non ha cambiato mestiere e - Oui, je me... souviens, de Antonio - una singola la affitta pure a me, chiss poi se davvero scontata in virt dell'antico rapporto. Eccomi allora in rue Daguerre, coi soldi di Antonio, quelli di Formicaio IV e un sacco di idee su come redimerli, quei formicai, a suon di lavori sugli insetti, e anche una nuova vena video e fotografica alimentata da un certo entusiasmo iniziale per quella vita parigina, tutta quella gente indaffarata che in realt passa le ore ai tavolini delle brasserie, la corte interna con la portinaia Fatima che innaffia le piante, le scale di legno che scricchiolano e a ogni piano tre porte che suggeriscono vite che non possono non avere qualcosa di romantico per il solo fatto di svolgersi l, e poi la sovrabbondanza di musei, potevo lavorare al mattino e al pomeriggio andare al Centre Pompidou, al museo Rodin, mi esercitavo pure a scrivere descrizioni da catalogo, alla sintassi della critica d'arte, mi proponevo alle riviste... E poi potevo passare alla Fondation Cartier, al Palais de Tokyo, e vedere chi si era beccato le residenze, e con che lavori. Due foglie appiccicate su carta Fabriano, l'inutile parodia di un atelier di moda... Cose che ancora non mi facevano infuriare, anzi mi incoraggiavano: se ce l'hanno fatta loro... E infatti, dopo neanche tre mesi, il secondo colpo di fortuna, e il terzo: la galleria di Saint-Germain-des-Prs, dove lavorava Justine, che prende in considerazione il mio portfolio, che mi si fila, che mi chiede di rappresentarli alla FIAC con i video e le foto... Poi sappiamo come  andata, e per quanto mi dicessi che era un semplice passo falso, bast a ribaltare la situazione, a far apparire d'improvviso Parigi come un luogo ostile, privatissimo, gi in procinto di espellermi con quieta signorilit, un posto che forse mi aveva gi riclassificata a visitatrice se non a turista, visto che spingevo di lato la tristezza guardando un film ogni sera e andando per musei ogni giorno, finendo a flirtare per musei, il migliore per questo era il Centre Pompidou, anche se poi gli unici due con cui uscii davvero, due francesi, erano rigidi e ignoranti e insopportabili. L'unico veramente simpatico, e per me lo feci sfuggire, era un italiano, e a pensarci bene non lo vidi al Beaubourg ma al Muse d'Orsay: uno giovane giovane, con gli occhietti vispi e neri, che mi segu per tre sale, non si capiva se era insolente o timido, peccato solo quella camicia sotto il maglione, un po' da professoruccio. Me lo persi quando vidi il gilet fatto da Depero a Marinetti e cambiai sala subito, meglio non pensare all'arte fatta in ghenga, al mio essere del tutto sprovvista di ghenga, ma ci sono poi, ancora, le ghenghe, nell'arte? Eccomi davanti alla Donna con l'ombrello verde di Monet, di spalle, la malinconia insita nell'essere cos transeunte, quantica nel tempo... Facevo foto, prendevo appunti, mi esercitavo a scrivere pezzi, era urgente sentirsi attiva, La place des Pyramides di De Nittis, l'asciutta semplificazione condotta dal segno a matita, i personaggi tratteggiati in lichettes noires a mettere in chiaro un rapporto mutevole, caratterizzato dal dinamismo nel passaggio dei piani e delle superfici in una sorta di suggestione istantanea resa duratura, e non  nemmeno un gigante, De Nittis, un volgare imitatore dello stile del Salon... Ecco, prendiamo invece il Bal au Moulin de la Galette, ecco qualcosa in cui la cogenza del momento si fonde col trasporto del momento, in una dialettica solo apparentemente morbida, in cui emerge, a posteriori, il senso di impossibilit di ridurre l'universo a gesto e la storia a momento... Forse avrei dovuto scrivere cataloghi, mi veniva bene quello stile da segaioli. La verit nascosta in una camminata per un campo a spighe e papaveri, l'essenza di un mattino a Rouen... Nelle sale naturaliste, invece, contadini in rivolta, le roncole su pali a improvvisare alabarde, scannano tamburini come fossero polli... Uh, i Lutteurs di Falguire, grande opera oggi annoverabile solo sotto la voce Troiate del Salon '75, un Cristo reso oscenissimo da una croce bassa, questo di chi , vediamo... Nikolai Gay... Ricorda un po' quelle Crocifissioni che faceva il babbo in xilografia, con le croci mai sul monte ma sempre chiuse in stanze anguste e opprimenti. E a proposito di cose opprimenti, ecco tutti i visitatori affollati attorno alla cameretta di Van Gogh, rivedere il visto altrove, vedere dal vivo ci che si  visto in fotografia... Tutti l e nessuno che si fila La belle Angle di Gauguin, ma del resto di l al Louvre un destino identico tocca alla Vergine delle Rocce... Srusier, La lutte bretonne: tutte quelle cuffiette nel pubblico che assiste allo scontro, era cos davvero il mondo? Nella sala accanto ecco di nuovo il ragazzo in camicia, e tra timido e insolente mi sa che era la seconda, perch lo ritrovai, s, ma tutto preso a ridere con un'orientale proprio carina, con la sfumatura ossigenata sulla nuca e le Art viola ai piedi... Il corridoio delle medaglie, arti, mestieri, opere sociali, compagnie di cavalleria, allegorie di Fertilit o Giustizia, e poi, prima di una bella acquaforte di soldati in marcia coi loro elmetti con la pinna e la tesa, malinconici soldatini della Prima Guerra che se ne vanno incontro alla polverizzazione, La femme et ses destins: POUSE | MRE | VEUVE... E se una non lo volesse, lo sposo? E se - hey! - si potesse stare bene anche senza il fidanzato o la fidanzata? Di sicuro Tristano mi aveva insegnato che si poteva stare male a perderlo. Che sciocchezza, poi, quella dell'artista tormentato... Certo, quando gli artisti smisero di essere artigiani che lavoravano per dei committenti e cominciarono a patire la fame, a vivere in stanze fatiscenti dove si schiattava di freddo, a soffrire perch nessuno gli comprava i quadri, tormentati lo divennero veramente... Qua comunque bene non sto pi, pensai, forse ci vuole uno stacco, magari potrei andare a trovare Rudra e Mats a Stoccolma,  una vita che me lo dicono. Scriviamogli un messaggio, va'.
Poi una sera, nella mia stanza neanche troppo fatiscente, e fredda per nulla, quel rumore. Oddio, sentire lo avevo sentito anche la sera prima, e quella prima ancora. Ronzio? No, non esattamente. La prima volta avevo pensato fosse il frigo, la sera successiva avevo pensato venisse da fuori. A ripensarci l'avevo sentito anche il primo giorno, cio la prima notte. Ma quella sera era pi forte, pi insistente... Mi alzo, cerco di capirci qualcosa. Chiudo gli occhi: ascolto. Uno squittio, ecco, un basso e costante squittio, un rumore come di cellophane sfregato, stropicciato. Faccio un mezzo passo, nella notte della mia stanza, gli occhi ancora chiusi, verso il muro. Viene da qua, ma qua non c' niente, oltre questa parete non c' mica una stanza, a meno che non venga dall'appartamento accanto... Tocco l'intonaco coi polpastrelli, apro gli occhi, li chiudo di nuovo. Eppure viene proprio da qui. Busso con la nocca. Vuoto, suona vuoto. Finta parete? Soprammuro?  anche un po' flettile, non  nemmeno cartongesso, questo  proprio compensato ridipinto. Servirebbe qualcosa per far leva... E la faccio, leva, in pigiama, con un coltello da formaggio recuperato in cucina; faccio leva sul lato, dove si va a infilare nella parete della finestra. Faccio leva, e viene via, si apre, e... Uh madonna.
Arretro, ma a questo punto che posso fare? Inutile nascondersi ci che ormai  stato scoperto. Accendo la luce e trattenendo lo schifo che mi sale a gola apro bene la doppia parete, stando attenta a non tirarla via del tutto. In basso, il cadavere di un topo, anzi le spoglie di un topo, del pelo svuotato e delle ossicine bianche che spuntano; sul muro, una moltitudine di larve, di vermicelli color crema con una piccolissima testolina nera, a tutte le altezze, alcuni che si dimenano, altri che portano con s una specie di laniccio, e pi in alto quelli che hanno gi quasi fatto il bozzolo ma continuano a salire pian piano, mentre su in cima, sotto al pezzo di cornicione che viene in avanti e fa da soffitto all'intercapedine, quelle che il bozzolo se lo sono gi ultimato e stanno l appese, in attesa di mutare in... Cosa? Mosche? Tignole? Avrei dovuto telefonare a Rudra e chiedere a lui. Quando noto che il laniccio con cui i bacarozzi fanno il bozzolo non  altro che il pelo del topo morto, ecco, nel disgusto, un'idea. Prendo il mio kit da cucito - era una cosa che avevo vagheggiato, lavorare col cucito, rendere dignit a un'arte declassata ad artigianato in quanto femminile, ma non mi ci ero mai messa -, tiro fuori le perline e gli strass inclusi nella scatoletta e li butto l, accanto ai resti del topo. Tagliuzzo qualche pezzetto di filo bianco, di filo rosso, violetto, e butto l anche quelli. Poi richiudo la parete. Il giorno dopo accade quello che speravo: ecco una larva che gi avvia il bozzolo con un filo di cotone bianco, eccone una che si porta dietro una perlina, due. Funziona. Adesso servono solo dell'oro, dell'argento, delle gemme o delle perle, anzi ancora meglio un gioielliere che mi sponsorizzi. Ci avrei pensato quando sarei tornata dalla visita su a Stoccolma, da Rudra e Mats.
Be' come stai?
Ciao Rudra! Be' come stai! Non lo vedo dal suo matrimonio e questo si comporta come se ci fossimo visti il giorno prima. Che ci vuoi fare, stiamo nella sua funzione d'onda:
Insomma, non so. Mi sa che me ne vado da Parigi.
Non  bella?
Certo che  bella.  solo che non c' niente per me.  romantico e tutto stare lass al terzo piano e vedere i tetti d'ardesia e i comignoli e sentirsi, non so, Renoir. O Modigliani negli anni Trenta. Ma la verit  che non ci sono spazi pubblici, non ci sono relazioni, costa tutto un sacco...
Anche qui costa tutto un sacco. Vuoi bere qualcosa?, dice, e fa per mettersi allo sgabello di non so che catena di sandwich l al City Terminalen.
Rudra, l fuori c' Stoccolma e tu mi vuoi far prendere un caff qui?
Il bello  che mi guarda come se davvero non vedesse la differenza, con quella faccia da agnellino... Dai, usciamo. E portami la valigia, va' l.
Conosco un posto che di certo ti piace, mi ci ha portato Mats una delle prime volte che sono venuto qua.
Finiamo nel bar di un cinema, ha il pavimento a zig-zag bianco e nero e le tende porpora come la Loggia Nera di Twin Peaks, ah guarda ci sono pure le statue!
 quel telefilm strano, no? Quello che ti piaceva.
Arriva una cameriera per le ordinazioni; intanto gli racconto del rumore, della doppia parete.
... E sai come va a finire? La scosto e... No, non posso neanche ripensarci,  troppo orribile!
Qui un'altra persona, una persona normale, avrebbe detto Dai racconta! Ma non Rudra. Rudra fa solo:
Va bene.
Scemo, era per dire.
Ah, va bene.
Allora, lo vuoi sapere cosa c'era dietro? Te lo dico: c'era un topo morto, praticamente mummificato. Ma soprattutto, su tutto il muro, c'erano degli esserini.
Ecco una delle poche cose che pu attirare l'attenzione di quest'uomo. Rudra alza le sopracciglia: Che esserini? E finalmente considera anche il caff che ha davanti, ci mette lo zucchero e poi torna ancora a guardarmi.
Tipo tignole, credo. Nel senso, larve di tignola. E ogni larva aveva fatto il suo bozzolo. Qualcuna ancora saliva su, tirandosi dietro del laniccio. E alcune, alcune avevano preso i peli del topo morto, l sotto, per fare il bozzolo, e ne avevano fatto uno pi grosso e lanoso, ti rendi conto?
Bello! Ci sono specie che lo fanno. Le mosche d'acqua in particolare.
Esatto, ho controllato su Internet. Ora, proprio bello non direi, ma almeno da l mi  venuta un'idea per un progetto da presentare a qualche bando. Anche se, te l'ho detto, io a Parigi mi sa non ci posso pi stare. Non so, Rudra, a Firenze  facile sentirsi migliore di qualche grullo che insozza il garage dei genitori, ma Parigi  stata una botta. Sono partita bene, benissimo. La Huluberlu, una galleria buona, mi ha portato in fiera, uscivano articoli su di me, mi hanno chiamata a Milano... Ma poi quelli mi hanno scaricata, e da l in avanti nessuno mi si  filato, nessuno. Le gallerie del terzo arrondissement, del sesto... Ti avrei fatto vedere che facce i responsabili, manco volevano vedere il portfolio. E non ho conosciuto neanche un artista. Cio, un paio li ho conosciuti, ma vuoi sapere dove avevano lo studio? A Robespierre, ti rendi conto?
Sarebbe?
L'ultima stazione della linea gialla, praticamente in Belgio.
Forse avresti dovuto stare anche tu a Robespierre.
Certo che non capisci proprio le cose, a volte.  che l  tutto cos enorme, dispersivo, non c' pi scena perch il centro costa troppo e chi si piazza in periferia  isolato, le periferie sono mille, e cos non c' pi un vero underground... Sono venuta qui anche per staccare un po', per pensarci su.
Ciao Cristiana!
Mats. Tutto bene?
Ti ho portato questo, dice il marito di mio fratello, e mi porge un libro.
Grazie! Fai vedere. Mn som hatar kvinnor?
C' anche la dedica.
Cos conoscerai un po' la mia nazione... Mats, ma scusa, il libro  in svedese? Io mica lo capisco.
Oj...
Mi farebbe anche bene, questo stacco svedese con questi due svaniti, mi fa bene anzi, perch mi rasserena anche rispetto a Parigi, penso che  ancora presto per lasciarla, l mi aspettano le larve, le mie larve a cui mettere a disposizione polvere d'oro e perle... Mi fa bene, finch non arriva il quinto giorno, il giro che mi faccio tra il Moderna Museet e le gallerie del centro.
Cristiana, ma che cos'hai? Piangi?
Potamophylax Latipennis...
Come?
Potamophylax! Latipennis!
Potamophylax...  una mosca?
 da non credere!
Cosa, Cri?
Sono andata in centro, no? Mi ero scritta due indirizzi, arrivo a questa galleria ra, su Kungsholmen, e non ti vedo, esposti in delle specie di terrari, dei gioielli? Dei gioiellini a spirale, fatti di grani d'oro e perle di fiume e barrette di... boh, tipo platino?
Aha?
Li hanno fatti gli insetti!
Eh?
Le Potamophylax Latipennis! Mosche d'acqua! Ti rendi conto? Un'artista di qui, una stronza Emma Hagenstrm, Hagenstrnz, con la mia idea.
Ti ha rubato l'idea?
Ma se non l'ho detta a nessuno!
Allora ha avuto la tua stessa idea.
APPUNTO!
Forse allora non era un'idea cos originale, dice quell'altro spuntando dalla porta.
Senti Mats, non mettertici pure tu.
Su Cri, dice Rudra, con tutte le idee che hai... Anche solo con gli insetti, ne hai tanti di progetti.
Ma appunto! Quello doveva essere il coronamento di quel ciclo! Volevo usarlo per tentare delle residenze importanti... E poi ti pare normale - dico, ti pare normale - che penso una cosa, arrivo qui, e qualcuno ha avuto la stessa idea nello stesso momento?!
Guardo Rudra, ma  inutile, perch so che, s, gli pare normale.
Meglio, no? Pensa se saltava fuori dopo. Avrebbero potuto pensare che copiavi. Le mosche d'acqua, poi, sono certamente pi capaci delle tignole.
Uffa.
Ne avrai fatte altre, di cose, l a Parigi, oltre agli insetti, insiste Rudra, e ha pure ragione, ho l'impressione di non aver combinato niente ma ho pur sempre fatto Lapsed mornings, Making up|Breaking down, Packaging distribution, e pure Lonely labyrinth, senza contare quei pochi articoli, a cui comunque ho dedicato tempo, ma non ho proprio le forze, lo spirito, la semplice voglia di ribattere, di rivendicare, che valore ha del resto un'artista di cui parla soltanto lei stessa? Parigi  ormai solo la citt in cui la Huluberlu mi ha scaricata, in cui vivevo in una stanza infestata di larve, larve che neanche posso utilizzare per un'opera.
Hai avuto sfortuna, dice Mats ruotando quegli occhi azzurri come un camaleonte avvilito.
 che sono un po' stanca di avere sfortuna, sai Mats?
Solo due giorni dopo il mio ritorno, finita per inerzia al museo Rodin, dopo aver ucciso tutte quelle larve bastarde con un'intera bomboletta di insetticida del Monoprix e aver gettato dalla finestra i resti del topo, prendo il cellulare, scorro i nomi, vedo se c', se mi ero presa la briga di registrarlo, e c', e lo chiamo.
Senti, Tiglio...
Chi ?
Sono Cristiana!
Chi?
Cristiana, brutto marmocchio. Cristiana Michelangelo.
Ahh, la Piaga! Come va?
Sei a Berlino?
Sono a Ginevra. Ho conosciuto una e...
E quella camera?
Che camera?
Quella in cui stavi! Quanto, cinque mesi fa? Parlavi di lasciarla...
Ti serve? Avrei gi chi la vuole, cio in realt  occupata, ma il tipo che ci sta  un ospite di un coinquilino, un ingegnere... Lui se ne va tipo tra due settimane. Nel senso, lui poi se ne va e ci sarebb-
Cade la linea, cos. Finito il credito io, oppure lui. Raccolgo tutti gli spiccioli che ho nelle tasche e cerco una cabina. Lo richiamo.
Pronto?
S, era caduta la linea...
Chi parla?
Tiglio! Ma lo fai apposta?!
Oh, Cristiana! Come va?
Va che devi finirmi un discorso, demente.
S, scusa, dicevo... Questo ingegnere se ne va, e dopo ci sarebbe un mio amico, ma se la prendi tu  meglio, sai, il mio amico  un po' un animale. Non so se mandargli uno del genere, sai, uno molesto, che si sbronza col Bailey's, lascia gli stronzi a galla nel cesso, si fa le seghe col legnetto...
Senza appurare la questione del legnetto mi faccio dare l'indirizzo: Bhmische Strae, 8.
Non  Kreuzberg, a livello di fighe, cio scusa, di fighi, ah ah, insomma di movimento, ma der neue Kreuzberg ist Neuklln...
Va bene, va bene tutto, va benissimo gli dico, grazie, la prendo, la prendo! Poi domani ci sentiamo meglio, dico alla cornetta mentre sento le monete rotolare gi e portarsi via pure la linea.
Quindi, dice Liza dopo avermi abbracciata ancora un po',  stata una buona idea trasferirti a Londra?
Mah.
Vieni, prendiamo da bere. Ci manchi, sai?
Non sei a New York?
Ci ho fatto tre mesi, ora ho delle cose grosse, o almeno ci spero: ricordi Cri quando parlavamo di trovare lo straordinario intorno a noi, di metterlo a sistema? Ecco, non so se l'ho trovato davvero, ma un lavoro cos importante come quello che ho pensato, io mi trovo bene solo a farlo all'hangar.
Lo so, non ho ancora pagato gli ultimi due mesi.
Ma quali mesi! Per... cosa? Centosessanta euro?
Be', li avrete pagati...
Ce lo siamo smezzato io e Pfiffi, ce li renderai... Passerai ad Artissima? E a cosa stai lavorando, insomma?
Sto preparando un progetto per il bando del Palais de Tokyo, ma non sono troppo sicura. Poi forse devo passare in Italia e...
Liza Greco? You are Liza Greco, aren't you? I wrote you yesterday, about...
E se la porta via un tipo, curatore, gallerista, giornalista, chiss chi , ma di certo sente che io puzzo di morto, neanche mi conosce eppure lo sente: nemmeno si presenta, si piazza diagonale tra me e lei, Scusa Cri, mi dice Liza, ci vediamo dopo, questa devo proprio farla...
Passerai ad Artissima? Come no. Avr mai il coraggio di tornare a una fiera? Da visitatrice, poi? Sarebbe anche utile: ma so che ne avr la forza solo se sar rilanciata, se potr guardare la gente in faccia senza vedere nei loro occhi, anzi nel loro naso, i segni del riconoscimento della puzza di cadavere. Farei meglio a stare a casa a pensare al progetto...
Something is bothering you, I see.
Come?
Ah! Itliana... Dcevo, fa il tipo dopo essersi schiarito la voce, avr pure l'accento che ha la Regina Elisabetta nei doppiaggi delle trasmissioni trash, ma  un bell'uomo, tipo l'ungherese che baccaglia Nicole Kidman all'inizio di Eyes wide shut, con in pi un tocco stropicciato e burbero, i capelli leggermente fuori posto pur nell'eleganza impeccabile di tutto il resto, Mi chiedeivo, se qualcousa la prochupa. L'arte dovreibe scaciairi i pnsieri. O crede che io sbaglio?
A lei fa questo effetto?
Questa arte s... Non mi fraintenda, non  un jouditsio, Ugo  bravissimo anzi, ma da parte mia crco di mantneri una... ingenuit?
(Oddio questo  uno grosso e manco l'ho riconosciuto. Sar mica Glenn Brown? No, Brown  pi giovane, e pelato.)
Per quanto la ltteratura non ha l'mmdiatezza dell'arte...
(Ah ok, quindi non  un artista?)
Dice?
Ne sono sicro. Almeno oggi, e almeno in questa grgia Albione: avr letto il libro del vostro Ovidio, The art of love - I mean: la Ars Amandi?
Cheesy? Di brutto. Ma Liza se la sono portata via e anche se la ritrovassi non  che abbia troppa voglia di sentire i suoi successi, Emily Talasso mi ha gi dato quel che mi poteva dare con quel sorrisetto, Rondinone e la coinquilina nella stessa sala significano alto rischio di sputtanamento, e allora s, perch non dare spago a 'sto tipo... Ma a chi la sto raccontando? La verit  che questo vecchio non  per niente male, e infatti un'ora dopo, giusto il tempo di cercare Liza tra i capannelli e dirle che devo andare, che ci ribecchiamo nei prossimi giorni, eccoci in taxi diretti verso il suo pied--terre a Chelsea.
Quando apro gli occhi spaesata in mezzo alla notte, per un momento penso di essermi svegliata sulla tastiera come qualche sera prima, quando tentando di compilare ancora una volta il progetto delle parole mi ero addormentata dopo aver scritto
scopo dell'installazione sar
e mi ero svegliata davanti a uno schermo con uno
scopo dell'installazione sar5yhjktouyrffk.v .9ghjklghjkkhj ggr
scritto dalla mia faccia, su cui potevo sentire al tatto l'impronta dei tasti, ma no, adesso mi sono svegliata su un petto d'uomo dall'odore asprigno, sui peli grigi di un petto ampio e gi anziano, lui si muove, mi prende col braccio senza smettere di dormire, secondo gesti coagulatisi forse in anni di matrimonio, forse in anni di avventure; io lo scosto ed eccomi che mi alzo nella notte di questa vasta camera da letto di questo vastissimo appartamento, che raccolgo i vestiti per andarmene e rischio pure di non godere dell'onore della fuga, perch lo vedo che al mio sgusciare quasi si sveglia, per fortuna si riaddormenta subito, altrimenti mi sarebbe potuto partire uno strillo finale, alla Carrie, uno strillo come quello di dama Luna nel Tesoro di Masquerade, da cui escono tutti gli orrori della notte, e invece niente, per fortuna, raccolgo le mie cose dal parquet, potessi correrei, ma dove posso poi correre ormai, in questa citt? Allora scendo le scale, finisco di vestirmi in soggiorno dove incontro le mie scarpe e i miei calzini, la sera prima avevo notato solo il Kusama alla parete e la lastra a specchio dall'altra parte che potrebbe essere un Pistoletto (oppure solo uno specchio), e mentre mi specchio, mentre mi guardo rimettermi i calzini noto nel riflesso la piccola esposizione di foto che sta sul tavolinetto dietro di me, mi alzo e mi volto, mi avvicino per guardare meglio: sono per lo pi foto di bambine, di due bambine coi capelli rossi, poi ce n' una di lui da giovane, biondastro, meno bello ma non da buttare, un'altra di un ragazzino bruno dall'aria spavalda, che potrebbe essere un altro figlio, eccolo anche in un'altra foto con lui ma senza le bimbe. Di mamme neanche l'ombra: lui con una delle bambine al mare, lui con entrambe e un prato sullo sfondo, una bella gita in montagna... A suo modo, comunque, una famiglia: una famiglia di cui essere orgogliosi... Qua hanno il casco, dove le ha portate, a fare rafting? Ardito, ma nulla a che vedere col babbo che ci port su un aliante dalla Secchieta alla Croce del Pratomagno senza neanche il brevetto, rischiando di ammazzarci tutti e tre... C' anche una scrittona a pastello su un foglio di quaderno, TO THE MOST UNIQUE DAD IN THE UNIVERSE...
Hwyl: in gaelico l'esuberanza per un lampo d'ispirazione. Accade davvero, scaccio anche il dubbio di starmi suggestionando, di credere buona un'idea che non lo  per via della disperazione, apro cassetti, rimedio una matita, un foglio, prendo appunti, mentre sono in taxi sto gi completando la prima pagina, quando arrivo a casa  un attimo riaprire la lettera del babbo, accendere il computer, cercare informazioni, che  questo? La Vallombrosa e la Val di Sieve inferiore, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1916...
Quel contrafforte montuoso che si stacca alla Falterona dall'Appennino Mugellese, prolungandosi fino alla Valle dell'Arno, raggiunge la sua massima altezza nel giogo della Secchieta in Pratomagno, le cui verdi cime, coperte di pascoli, coronano la folta foresta di abeti che racchiude e circonda Vallombrosa. La celebrit, che oggigiorno ha raggiunta la stazione climatica, non  superiore davvero a quella che, nei tempi trascorsi, aveva il monastero vallombrosano, poich, se lo scetticismo moderno cerca tra gli abeti secolari di quelle foreste soltanto l'aria salubre che possa infondere nuovo vigore al corpo, una sincera e schietta piet spingeva i nostri padri ad implorarvi, con reverente pellegrinaggio, la salute dell'anima...
S. Lo straordinario  arrivato nella mia vita, anzi c' sempre stato e ora si sublima, altro che parole, altro che incisioni. Un fratello che non ho quasi mai visto, uno che non sapevo di avere, un padre fuori di testa che ne ha architettata una delle sue, per di pi in una location bizzarra, che  pure il luogo dove mi  nata la fissa degli insetti, la possibilit di incrociare video e foto, lavoro sul s e vecchi percorsi... Ve lo faccio vedere io un padre unico... Come arrivo a casa mi faccio un caff e completo il progetto l, in cucina, con le luci sparate e senza Torschlusspanik. Titolo, la Famiglia Michelangelo. Oppure meglio I Fratelli Michelangelo, tipo Dostoevskij? O Walser! Il membro della commissione selezionatrice che fa Ah, like Dostoevskij?'' e io I'd say more like Robert Walser. I fratelli Tanner, Geschwister Tanner. I guess in english it's just The Tanners, you know, like the Simpsons...'', e gi risate... Fantasie? Forse no, stavolta forse no. La scrivo in due ore, ora serve la documentazione ma il bando tanto scade il 18 luglio, la prender sul posto. Poi riprendo le forbici. Prima mi tolgo questi bulloni dalle orecchie, dal naso e dalla bocca, li lascio tintinnare sul piano cottura a induzione e s, hai ragione, Liza, mi taglio anche i capelli, lasciandoli l sparsi nel lavello, poi vado in bagno, mi faccio la doccia e col rasoio per le gambe tolgo anche il resto... Le due fototessere per il bando le rifar domani - le rifar nuove. Un punto zero, eccolo: il babbo vuole mettere in scena noi? E io metto in scena lui. Tie'. Si va, s. Si va a Vallombrosa e si raccolgono i materiali, e poi si vince la residenza del Palais de Tokyo, o si muore.
Allora, per andare a Vallombrosa si esce a Incisa Valdarno... Poi... Mh... Sar da Pelago? Proviamo Pelago...
Mah, anche qui niente cartelli, eh? Passano abeti e aceri e castagni e castagni e aceri e abeti... Pollai abusivi, depositi degli attrezzi in lamierato, pollai, poi di nuovo alberi, sempre pi bosco su bosco... Diacceto... Borselli... Uh, come si sale. Montagna  montagna. Un altro tornante... Ancora uno... Buh, a questo punto faccio anche il prossimo. Non posso crederci, mi sono persa di nuovo... L cosa c', vediamo... C' gente... Cos', un concertino, una specie di reading? Andiamo a vedere, magari chiedo se ho sbagliato strada - cio, me lo faccio confermare...
Allora, dice la presentatrice, come sapete questo incontro prevede musica e poesia, e abbiamo l'onore di avere con noi, oggi, Raia Mangrande...
S, salve a tutti. Allora, ahem, questa non  mia, ho solo fatto delle modifiche apposta per oggi.  una specie, diciamo, di intro:
Entro i manipoli qua e l sparsi
dei topinambr lungo gli argini
ogni lustro del giallo si fa intimo
primaverile catarsi
Ori di affabili corollari -
topinambr se  il caso di nominare
una scintillazione che pare casalinga
ed invece  stellare
Basta!, un vecchio in scarpe da trekking e k-way.
Signori, per favore... Signori! La coordinatrice protesta, ma forse il tono non  abbastanza risoluto. Riprender, la poetessa?
Riprende.
Tamburini topinambr
euforia di mille
divergenti intuizioni -
gemellaggi infiniti...
Falla finita! Musica!, il solito vecchio. Un Basta! pure da sua moglie. Un altro Musica! da un ometto seduto su un greppo a lato.
Azzurro arriso dagli incorreggibili
topinambr mai stanchi di frinire...
Vogliamo la musica! Bastaaa! MU-SI-CA! MU-SI-CA!
Ora saranno anche sei o sette. E senti come fischiano. Vediamo che fa.
Senta lei!
Ah bene, si  alzata pure in piedi. Mi piace. Combattiva. Dai poetessa, forza.
Senta bene!, strilla, qua c' un evento! Che  letture e poi musica! Quindi! Ora lei ascolta oppure va a fare un giro nel bosco, va bene?!
Brusio. Qualcuno annuisce, qualcun altro ridacchia. Presentatrice ammirata, o meglio sollevata di non averlo dovuto fare lei. Applaudite, stronzi. Non applaudono.
... di titillare, di adire
ai paradisi pi facilmente leggibili...
Basta! Fatela star zitta! Musica! Di gi. Neanche le hanno fatto finire la strofa... Mi pare di sentire qualcuno che urla pure Puttana!.  chiaro che non ha finito, ma la presentatrice, quasi supplicata dallo sguardo della poetessa, prende la parola, anzi afferra proprio il microfono:
Bene, allora grazie a tutti...
Scatta applauso, cinque o sei di solidariet, il resto tutti di sollievo, che insomma, caproni al punto da accodarsi agli urlatori no, ma passiamo anche alla musica, eh... La poetessa dice qualcosa nell'orecchio alla relatrice, gesticola un filo, quella le dice di star buona, che  meglio cos, e infatti gi arriva l'orchestrina, applausi ritmati mentre montano leggii e strumenti, e tanta tanta soddisfazione quando partono con il loro primo cavallo di battaglia: il tema del Padrino. Meglio andar via prima che attacchino con Bocelli...
Che fa signorina, va via proprio ora che comincia la musica?
Guardali, coi bermuda e le bacchette da nordic walking: accorrono, addirittura.
Eh, mi spiace, mi creda, un sacco, magari dopo fanno pure Allevi, ma devo andare a Vallombrosa.
A Vallombrosa? Guarda la moglie, sgranano gli occhi al limite del cartone animato.
Ma Vallombrosa... accenna lei.
... Vallombrosa gli  da tutt'altro versante, la anticipa lui. Qui siamo in Mugello, signorina. Non si sar mica persa?
Forse...
Che gli , in macchina?
S...
Allora venga signorina, gnmo a bordo strada, che le fo vedere...
Senn questa... dice la moglie.
... finisce in Emilia Romagna, fa lui. Ridono. E rido anch'io, perch c'hanno anche ragione. Mi indirizzano nella direzione giusta, mentre dalla radura parte Bocelli.
...
.
...
FINE Parte 3.